Alessandra Sarchi
Io, donna, leggo e dunque sono
Corriere della Sera La Lettura, 27 settembre 2026
Con un titolo che richiama La sovrana lettrice, fortunato romanzo di Alan Bennet, Tiziana Plebani condensa ne La divina lettrice anni di studi dedicati all’alfabetizzazione femminile, alla storia del libro e all’icona della Madonna annunciata. Si tratta di un saggio affascinante che decostruisce un’immagine — quella di Maria intenta a leggere nel momento in cui l’angelo Gabriele le annuncia il concepimento divino — che diamo per scontata ma che non lo è affatto perché né i Vangeli la descrivono in lettura, né era usuale all’epoca che le donne venissero connotate da attività intellettuali. Quando appare dunque per la prima volta questo schema iconografico? Nell’arte italiana l’esordio è nell’Annunciazione a mosaico di Pietro Cavallini in Santa Maria in Trastevere (1295-1296 circa). Vediamo Maria assisa su un articolato trono a piani e nicchie, coprirsi con la mano destra in un gesto di ritrosia alla vista dell’angelo, mentre con l’altra mano tiene un libro. Non conosciamo il contenuto di quel volumetto ma d’ora in poi, fino alle fine del Quattrocento, il libro, aperto o chiuso con un dito a tenere il segno, riposto in scaffali in compagnia di altri o appoggiato a un leggìo, sarà un attributo costante della Vergine annunziata.
Plebani si domanda come mai il libro compaia nel XIII secolo, e non prima quando la raffigurazione visiva dell’annunciazione ha come luogo topico Maria che va al pozzo o che tesse la tela. In verità il libro era già apparso nelle vetrate della cattedrale di Le Mans e in quella di Léon intorno alle metà del XIII secolo e Plebani lo riconduce al clima di attenzione all’istruzione femminile e al modello di donna colta promosso da Marie de France, scrittrice alla corte di Enrico II Plantageneto ed Eleonora d’Aquitania. Marie de France ed Eleonora d’Aquitania furono protagoniste della cultura in volgare francese, della diffusione di romanzi a tema amoroso, e furono entrambe effigiate con un libro fra le mani. Se gli artisti avevano da sempre attinto ai vangeli apocrifi per inserire nelle loro raffigurazioni dettagli che accostassero i fedeli alla vita di Maria e di Gesù, facendo riconoscere lo spettatore in elementi riconducibili alla quotidianità — l’andata al pozzo, il lavoro di tessitura — l’ingresso del libro nell’annunciazione coincide con un momento in cui la società mercantile e comunale chiede alle donne di sapere far di conto, saper leggere e scrivere seppure in maniera rudimentale per occuparsi degli affari domestici in assenza del marito. Oltre alle numerose giustificazioni teleologiche invocate, l’associazione fra Maria e il libro doveva dunque incontrare la devozione e la psicologia femminile; le donne si sentivano legittimate e solidali nella lettura, che offriva uno spiraglio di autodeterminazione.
La straordinaria diffusione che il culto mariano ebbe, anche grazie agli ordini mendicanti per avvicinare le classi subalterne, trovò nell’Annunciata con il libro un’immagine che incoraggiava la lettura: dai semplici fogli di preghiere e indicazioni che si portavano lungo i pellegrinaggi, ai salteri e ai libriccini con vite di sante. Non possiamo dimenticare altresì che nello schema iconografico ha un posto rilevante — e lo vediamo in numerose opere dall’Annunciazione di Simone Martini agli Uffizi (1333) a quella di Lorenzo Lotto a Recanati (1534) — la ritrosia della Vergine. Questa donna cui viene comunicata una gravidanza fuori dalla fisiologia, fuori dalle regole sociali, è turbata, è perplessa. La sua vita, e la sua lettura, vengono interrotte da un evento eccezionale che non può accettare senza un momento di raccoglimento in sé, senza un istintivo ritrarsi.
La restituzione visiva degli artisti dice ciò che la Chiesa ha cercato di occultare: la reazione spaventata di una giovane donna. Emblematica in tal senso è l’Annunciata di Antonello da Messina (1475) di Palazzo Abatellis a Palermo. L’angelo non è nemmeno raffigurato, mentre il mezzo busto della Vergine che tiene fra sé e lo spettatore un libro, si erge con una sua ieraticità e inviolabilità, puntellata dal gesto della mano leggermente sollevata, come a ribadire che lo spazio della scelta, del sì di Maria, è unicamente suo. Scrive Plebani: «La Vergine annunciata e la lettura in mani femminili ha acquisito una potenza simbolica straordinaria, associata al concepimento, un concepimento dentro di sé che il libro tra le mani enfatizza, espande, riempie di significati».
Plebani illustra numerosi casi di donne vissute nei secoli da lei presi in considerazione di cui conosciamo le letture, il testamento, i beni posseduti, nell’intreccio tra la realtà storica femminile e la sua proiezione figurativa nell’icona mariana. Anche l’istruzione elementare, tramite l’apprendimento dell’alfabeto, comincia in questi secoli a venire affidata alle donne, e alle madri in particolare. Ecco allora che numerose sono le Madonne con bambino che legge un libro o che porta legata alla manina una tavoletta con l’alfabeto, come nell’affresco conservato al Museo di San Domenico di Forlì e datato alla fine del XIII secolo. Se la Madonna circondata da libri, non più solo uno, come la troviamo in numerosi dipinti del Quattrocento è anche un’allegoria della sapienza teologica, nondimeno riflette un incremento della quota di donne in grado di leggere grazie alla diffusione della stampa. L’educazione di Maria, ambientata in uno studiolo circondata da libri, angeli, mobili e architettura all’antica, come ce la rappresenta Pinturicchio nelle stanze vaticane, è il contraltare gioioso ed etereo del pensoso e solitario studiolo di San Girolamo.
A partire dalla seconda metà del Cinquecento, tuttavia, l’iconografia della Vergine con libro incontra un declino progressivo destinato a farne un’immagine desueta. Da una parte si affermano modelli mondani e mitologici di sapienza femminile: aristocratiche nei loro studioli, muse, sibille, allegorie delle arti. Dall’altro la Controriforma toglie tutti gli orpelli narrativi: la Vergine deve essere assorta nella preghiera, il libro talvolta rimane, ma l’enfasi è ora posta sul cestino da lavoro, tela e ricamo, le attività con cui Maria, e con lei tutte le donne, devono tenersi impegnate.
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