martedì 29 settembre 2026

Lo stupro consentito

Simona Siri
Studentessa stuprata e senza giustizia, esplode il caso della Cornell University

La Stampa, 28 settembre 2026

È la sera del 19 ottobre 2024 quando una studentessa di 20 anni della Cornell University (e che negli atti risulta come Jane Doe, il nome che si attribuisce alle vittime che denunciano e vogliono rimanere anonime) va a trovare un amico alla Chi Phi, la confraternita maschile dell'università. Quello che succede quella notte è una scena da film dell’orrore: la ragazza viene costretta a bere e a sniffare ketamina, viene stuprata per ore e il suo corpo usato come appoggio per consumare droghe, e mentre è incosciente uno dei ragazzi del branco manda un messaggio al gruppo Snapchat chiamato "Chi Phi Actives" con scritto "free pussy upstairs", un invito ad altri maschi a unirsi al divertimento nell’approfittarsi di lei. Nei due anni successivi, dell'intera vicenda non si sa quasi nulla, nonostante la ragazza denunci alle autorità universitarie e alla polizia tre settimane dopo il fatto e che Cornell avvii un'indagine interna che porta alla sospensione temporanea dei sette studenti coinvolti: due vengono poi espulsi e gli altri cinque se la cavano con l’obbligo di dover partecipare a “corsi di sensibilizzazione" e con la possibilità di ridurre ulteriormente le conseguenze disciplinari scrivendo un tema. Un compito in classe, in sostanza, come punizione per uno stupro di gruppo. «Non uno di questi ragazzi è stato arrestato. Non ho mai visto niente di simile», ha dichiarato Thomas Giuffra, legale della vittima che lo scorso 14 settembre ha depositato una causa civile contro la scuola, colpevole di non averla protetta, e contro i sette ragazzi che hanno abusato di lei.

Interviene Ocasio-Cortez

Più di 101 pagine con i dettagli più raccapriccianti di quella sera e che solo oggi fanno scattare l’indignazione. Alexandria Ocasio-Cortez, che domenica scorsa si è recata a Ithaca, dove ha sede Cornell, ha parlato di una «cultura dello stupro» nelle università d'élite. «Jane Doe è stata privata della sua istruzione», ha detto alla folla, citando il fatto che la ragazza ha abbandonato la scuola.

«Non puoi continuare a studiare quando ti succede una cosa del genere. Nel frattempo, quegli uomini sono stati protetti e hanno potuto laurearsi».

Anche l’attrice Florence Pugh ha condannato pubblicamente l'accaduto, e il suo post su Instagram è stato etichettato come "contenuto sensibile" dalla piattaforma, un'ironia amara che non è sfuggita a nessuno. Un clamore mediatico che ha risvegliato anche la autorità: il procuratore distrettuale Matthew Van Houten ha annunciato ieri la riapertura delle indagini, affermando però che la causa civile racconta una storia «drammaticamente diversa» da quella che la ragazza aveva originariamente riferito alla polizia, sostenendo che in quella sede non aveva parlato di droghe somministrate a sua insaputa o con la forza. Van Houten ha però ammesso che all’epoca il suo ufficio non aveva aperto un’indagine indipendente, ma si era basato su quella condotta dal dipartimento di polizia dell’Università. L'avvocato della ragazza ha risposto che la sua assistita non è mai stata interrogata da un detective o da un procuratore specializzato in casi di violenza sessuale.

E che la chat Snapchat incriminante era in mano alla polizia già nel 2024, ma nessuno aveva ritenuto necessario approfondire. Quello che colpisce di questa storia — e che spiega perché ha scatenato una reazione così violenta — non è solo la brutalità di quello che viene descritto nella causa. È il sistema che sta intorno, e un copione già visto in altri atenei. Qui c’è l’aggravante che Cornell è una delle università più prestigiose degli Stati Uniti, una Ivy League fondata nel 1865 con rette che arrivano fino a 90 mila dollari all’anno. Ha avvocati, uffici che si occupano del rispetto delle procedure interne, task force sul tema delle aggressioni sessuali.

La battaglia sul woke

Per i parametri di Trump è un ateneo “woke” tanto da essere finita nel mirino e aver accettato di conformarsi all'interpretazione dell'amministrazione in merito alle leggi sui diritti civili pur di avere i fondi federali sbloccati. Ha anche un evidente problema di cultura delle confraternite, tanto che già nel 2021, dopo che quattro ragazze avevano riferito di essere state drogate e stuprate, aveva vietato temporaneamente tutte le feste. Il messaggio inviato dal rettore il 26 novembre 2024, quando i fatti erano già noti, recitava: «Solo chi perpetra violenza sessuale beneficia del suo occultamento».

Parole giuste, usate da un'istituzione che nel frattempo stava valutando di far scrivere un tema ai ragazzi accusati di averla commessa. Un altro clamoroso esempio in cui le istituzioni non agiscono per paura, per inerzia burocratica, per proteggere la reputazione della scuola, minimizzando le conseguenze per gli studenti accusati, e lasciando sola la ragazza che ha denunciato.

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