Andrea Carugati
D'Alema: "Sul Pd aveva ragione lui"
il manifesto, 4 settembre 2026
«Ci siamo conosciuti nell’autunno del 1967, sulle scale della scuola Normale di Pisa. Eravamo gli unici due iscritti al Pci, oltre al bibliotecario. Facemmo appena in tempo a poggiare le valigie e subito andammo a una manifestazione contro i fascisti che inneggiavano ai colonnelli in Grecia. Facemmo a botte, fu il nostro battesimo».
Massimo D’Alema non nasconde il turbamento per la scomparsa di Fabio Mussi. Due vite che si sono incrociate per quasi sessant’anni attraverso il ’68, i primi contratti da funzionari del Pci, la svolta, il Pds, i governi del centrosinistra, fino alla separazione del 2007, quando Mussi decise di non aderire al Pd. «Non abbiamo mai litigato nonostante i non rari dissensi politici, l’amicizia si è sempre mantenuta», racconta D’Alema al manifesto.
Un momento di condivisione è alla fine degli anni Sessanta, quando il gruppo del manifesto viene radiato dal Pci. «Eravamo contrari, Fabio che era nel comitato centrale votò contro, ma decidemmo di non uscire. Rossana Rossanda ci rimase un po’ male. Lui, che amava le citazioni latine, mi disse “Extra ecclesiam nulla salus”. Frase che io gli ricordai nel 2007, quando lui decise di non aderire al Pd».
«Nel 1969 eravamo funzionati del Pci e facevamo di nascosto gli abbonamenti al manifesto che era ancora una rivista. Filippo Maone veniva alla Normale a incontrarci e noi gli davamo i soldi che avevamo raccolto. In quei tempi per una cosa del genere si veniva accusati di frazionismo e puniti severamente…». «Lui fu un grande sostenitore della svolta di Occhetto, io aderii con assai meno passione. Ricordo che, in una discussione, per rispondere ad alcuni intellettuali contrari alla svolta, definì il comunismo un “bambolotto di pezza” e in tanti si infuriarono. Ma lui amava la battuta tagliente. Oltre alle citazioni latine. Dopo le dimissioni di Occhetto, Fabio sostenne Veltroni alla segreteria. E mi disse: “Amicus Plato sed magis amica veritas”. Lo ringraziai per il paragone con Platone, espressi qualche dubbio sul fatto che dall’altra parte ci fosse la Verità…».
Vennero poi gli anni del Correntone Ds, di cui Mussi ereditò la guida da Sergio Cofferati, all’opposizione della segretaria Fassino che era sostenuta da D’Alema. Fino alla nascita del Pd. «Fabio non ha avuto torto nel vedere la fragilità politica e culturale di quel progetto, forse aveva ragione lui…». «E pensare», ricorda l’ex premier, «che lui era stato ultra ulivista e l’Ulivo è stato prodromico del Pd. Io ho resistito a lungo alla trasformazione del nostro partito, ho cercato di non arrivarci. Alla fine ci siamo scambiati i ruoli, ma in politica le opinioni evolvono».
Un altro ricordo è dell’autunno del 1998, caduta del primo governo Prodi: «Io ero segretario dei Ds, lui e Veltroni vennero nel mio ufficio a Botteghe oscure per propormi di formare il nuovo governo. Io, a differenza di quanto è stato raccontato, ero riluttante. Fu Fabio a parlare, condividemmo l’idea che bisognava evitare un esecutivo istituzionale, il presidente Scalfaro non avrebbe mai sciolto le camere perché eravamo in uno stato di pre-guerra nei Balcani».
«Mussi è stato una personalità importante della sinistra, pioniere sui temi dell’ambientalismo. Ricordo la sua battaglia al congresso del Pci a Firenze del 1986. Seppe rompere i tabù industrialisti, si battè contro il nucleare. Fu uno dei protagonisti di quel congresso, e noi non eravamo abituati a una discussione così serrata sulle tesi del congresso…».
Negli ultimi anni le due visioni si sono riavvicinate nella critica al neoliberismo. «Abbiamo condiviso una visione più critica della società capitalista, delle sue contraddizioni. Ma abbiamo avuto meno occasioni di confronto, ci siamo un po’ persi di vista. L’ultima volta ci siamo sentiti alcuni mesi fa, Fabio mi ha mandato il libro della moglie Luana sulla sua famiglia nella Piombino operaia, che ho molto apprezzato. Tra noi il filo dell’amicizia non si è mai spezzato. Ma sento il rammarico per non averla coltivata anche negli ultimi anni».
David Allegranti
Fabio Mussi ci spiega chi aveva ragione tra lui e D'Alema
Il Foglio, 22 settembre 2017
Roma. Fabio Mussi e Massimo D’Alema, insieme. Di nuovo, dopo una vita spesa fra Pci, Pds e Ds. Alla festa di Sinistra italiana di Reggio Emilia, ieri l’altro. Il primo, allo scioglimento dei Ds, pronunciò un assordante “Io mi fermo qui”, l’altro gli disse “extra ecclesiam nulla salus” e proseguì nel Pd. Adesso si sono ritrovati, fuori dal “partito mai nato”, come lo chiama Mussi. Ma per fare cosa? Un duello, un confronto? “Una cosa a mezzo”, dice al Foglio l’ex ministro dell’Università e della Ricerca, che con D’Alema ha da sempre un rapporto intenso, diciamo. Ora devono fare insieme la sinistra; peccato che, spiega Mussi, “la sinistra è un continente, solo che è la Polinesia. Alle prossime elezioni dobbiamo diventare la Nuova Zelanda”. Dice Mussi che “in questo paese c’è la necessità storica – un aggettivo che di solito uso con qualche prudenza – di una sinistra politica”. Anche perché le distinzioni fra destra e sinistra esistono, checché se ne dica. “E’ una sentenza che è stata emessa più volte, ma se devo dire chi è Trump come lo definisco? Dico che è di destra. E Sanders com’è? Di sinistra”. E Renzi com’è? “Renzi è di Rignano – ride – e lo dico con rispetto per i rignanesi…”. Renzi “è un autopromoter, uno che pensa che il problema sia dare a Matteo il giusto spazio. Difficile inquadrarlo, anche se ha fatto cose che sono nitidamente di destra. Cose che ha tentato di realizzare Berlusconi, solo che poi per prudenza ha fatto un passo indietro, penso all’articolo 18”. E D’Alema come l’ha trovato l’altra sera? “D’Alema l’ho trovato favorevole a un quarto polo di sinistra, cosa che mi fa piacere. Era dialogante, disteso, gli avrà fatto bene la festa di Sinistra italiana, oppure il dialogo con un antico amico come me. L’ho trovato particolarmente disteso”. Ma perché di solito D’Alema è così arrabbiato? “D’Alema non è arrabbiato, casomai è sovente sarcastico. E il sarcasmo è una forma di arrabbiatura che passa attraverso un filtro”.

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