Roger-Pol Droit
In "Memorie provvisorie" Bernard-Henri Lévy si racconta attraverso cinquanta incontri notevoli
Le Monde, 23 settembre 2026
Bernard-Henri Lévy ha molti nemici, e molti amici – fedeli, per la maggior parte, entrambi. Infatti, ha molto di tutto: cinquanta libri al suo attivo, premi letterari e film, cronache, opere teatrali, relazioni, responsabilità editoriali... Molteplici avventure, disparate e correlate, che vanno dai luccichii della vita mondana alla presenza sui fronti delle guerre dimenticate (su cui ha a lungo indagato per Le Monde), e dove la musica si mescola, dallo stravagante al grandioso, Come abbozzare l’equilibrio di una vita di tanti incontri, impegni, tumulti, cantava tanti colpi di luminosità e alcuni famigerati fiaschi, intrecciati con tante creazioni, interventi, litigi?
Per circa sessant’anni, ogni giorno, lo scrittore (nato nel 1948) ha dettato qualche pagina di un diario infinito. Immergendosi di nuovo in queste migliaia di pagine, ora compone una galleria di coloro, famosi o anonimi, che l'hanno costruita. In queste Memorie provvisorie, che inaugurano la nuova casa editrice creata da Olivier Nora dopo il suo sgombero da Grasset, BHL rinuncia a cesellare il suo autoritratto. Mette da parte – per il momento? – le storie della sua vita sentimentale, familiare, intima. Circa cinquanta sagome, crivellate da una schiera di personaggi secondari, disegnano anche, ovviamente, il volto familiare dell'autore, in quello che può avere di irritante. L'umorismo, tuttavia, e anche una buona dose di auto-deprecazione passano attraverso molte pagine.
Ma la cosa principale sono gli altri, la coorte eterogenea di volti che hanno nutrito un’esistenza che attraversa il secolo, ha inclinato il suo corso o ne ha illuminato la traiettoria. Il tutto è unico. Chi altro, in effetti, ha frequentato da vicino così tante persone sia così notevoli che così dissimili? Filosofi (Althusser, Deleuze, Levinas...), politici (Mitterrand, Hollande, Macron, Obama...), scrittori (Malraux, Aragon, Gary, Houellebecq...), registi e attori (Pasolini, Delon...) vicini con figure di settore, showbiz, editoria, media – per non parlare di combattenti famosi (comandante Massoud, Zelensky)
La giostra genera un vortice sfaccettato, a sua volta divertente, sorprendente o commovente. Ma ciò che colpisce e tocca di più – sotto i set, le messe in scena, i passabili più o meno teatrali – è in definitiva una forma di sincerità molto singolare. Dall'incontro all'incontro, questi altri hanno plasmato un giovane erede (iper-curato, spericolato, un po' pazzo) e lo hanno gradualmente trasformato in un uomo, più saggio di quanto dicono le voci. E coraggioso, nella lotta alle idee così come ai pericoli fisici, tanto che i soldati ucraini, per esempio, hanno dato il nome a una posizione avanzata nella direzione di Bakhmut.
Riunioni e punti di svolta
L’adolescente degli anni 1960 si rifiuta di fare matematica all'Università, come voleva l’industriale suo padre. Si accende per le idee, sceglie l'ipokhâgne, entra in Normale-Sup. Con Louis Althusser (1918-1990), il suo “caiman” rue d’Ulm, scoprì la venerazione dei concetti e delle forme accademiche. Gilles Deleuze (1925-1995), qualche anno dopo, lo curerà da questa rigidità paralizzante. Scopriamo così, tra le sorprese di questo libro, una Deleuze che mantiene un lungo rapporto di simpatia con colui che diventerà suo avversario ai tempi dei “nuovi filosofi”. L’autore di L’Anti-Œdipe L’Anti-Oedipus (con Félix Guattari, Midnight, 1972 ) lascia in eredità al giovane una lezione di libertà: l’importante, molto più che la filosofia nel suo perimetro accademico, è la scrittura – qualunque forma prenda in prestito.
Altri incontri, un altro punto di svolta: Emmanuel Levinas, Albert Cohen, Benny Lévy insegnano a un giovane ebreo che non conosceva più il potere del patrimonio ebraico. Scopre una fonte inesauribile, una tradizione in cui c’è, distinta dalla filiazione dei greci, una bussola da pensare. Questa bussola indica per esempio: la Legge è superiore ai capricci umani, il male esiste nella realtà e non solo nelle nostre rappresentazioni, l’Ebreo non deve essere “un gemito per natura, un professionista della sofferenza”.
A questi assi principali si aggiunge l'assidua frequentazione di alcuni grandi nomi della politica, a partire da François Mitterrand (1916-1996), il cui Bernard-Henri Lévy sottolinea insolitamente, in modo insolito, i lati a volte lunari, stravaganti, avvicinandolo a un personaggio di Queneau più che a un eroe di Stendhal. Sempre sul contrafoid, il tributo reso a François Hollande per la sua lucidità e la sua rara fermezza a sostegno dell'Ucraina.
In questo carosello, un posto speciale è riservato a veri e propri incontri di cuore. Tra le pagine più toccanti ci sono quelle dedicate a Sultana, una donna del Bangladesh. Il giovane normale si ritrova lì, da gennaio a giugno 1972, dopo aver incontrato André Malraux, l'unico intellettuale che sostiene questo paese in difficoltà. Durante la guerra civile, Sultana è stata violentata e ha deciso di crescere il suo bambino da sola, di cui ignora il padre. Peggio: questa vittima viene rifiutata dalla sua famiglia, affrontando disprezzo e rimprovero di tutti.
È qui che la vita diventa imprevedibile, e quindi interessante. Indubbiamente, il piccolo studente richiede un’intervista con il nuovo presidente del paese, Mujibur Rahman (1920-1975), e lo convince che Sultana e tutte le sue sorelle, sebbene diffamate dai mullah, devono essere considerate come eroine della nazione. Viene creata una commissione, i fondi rilasciati, è partita una campagna. Quarantanove anni dopo, incontrando Sultana a Dacca per rendere omaggio a questa azione, il filosofo gli insegnerà come questa lotta abbia influenzato, in Europa, quella di Gisèle Halimi (1927-2020)...
Lì sta il punto di autenticità. Ciò che salva BHL potrebbe non essere, tutto sommato, i dibattiti di idee o gli argomenti, per quanto acuti vogliamo. È empatia, rivolta emotiva e irrefrenabile contro l’ingiustizia. L'uomo è a ruote e tattico, non è mai cinico o disilluso.
Tutto sommato, l’immagine che si impone, alla fine di questo volume imponente, è quella di un mondo in cui tutto funziona come un romanzo. I coccodrilli più induriti hanno ancora un cuore raggiungibile. Le peggiori atrocità non impediscono di sperare, o di agire per continuare, ostinatamente, a riparare il mondo. La politica e la geopolitica non riguardano solo le forze finanziarie e i determinismi alla cieca. Gli esseri umani e i loro granelli di sabbia fermano ancora le macchine per la macinazione. Le parole li incoraggiano. Queste sono le memorie di uno scrittore.
ESTRATTI
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Gli "artigli" di Deleuze
[Nel 1977, in La Barbarie à visage humaine (Grasset), BHL attaccò violentemente il filosofo Gilles Deleuze (1925-1995)... che gli avrebbe restituito la moneta. Prima, tuttavia, avevano vissuto “un momento di affinità e simpatia”.]
Molto spesso, l' ho lasciato parlare, con una voce morbida e fischiante, che aveva conservato dalla sua malattia respiratoria adolescenziale, la sua testa curiosamente china come se fosse stato lui ad ascoltare quando pensava – il suo bel viso ascetico e lungo che si illuminava quando arrivavano le parole forti e le parole giuste per esprimerlo. Stava provando su di me, la voce che correva e come colpito da quello che ha scoperto, un’ipotesi sulla mancanza di realismo dei romanzi di Kafka che avrebbe fatto il tema del suo corso, il giorno dopo, all’Università di Vincennes. (...)
Ho guardato quelle dita di cui Michel Cressole [1948-1995], un altro dei miei compagni in quel momento ma che presto passerà, come [Guy] Hocquenghem [1946-1988], nel campo dei miei avversari, aveva osservato – in un testo che Deleuze aveva odiato – che assomigliavano a artigli, o serre, o, quando era rimasto a lungo senza tagliarli, gusci di betulla. Mi meravigliavo, siccome gli ho offerto le storie della città che voleva sentire, sul destino di quest'uomo che voleva essere senza un'identità fissa e, tanto più, senza un'identità di polizia e che era uno dei pochi umani a nascere, quindi, senza impronta. Ho meditato, al contrario, sul mistero di questo corpo che era destinato ad essere senza organi, superficie pura, osmosi tra la carne e le cose, indistinzione dei piani di immanenza e materiali, simbiosi – e lì, improvvisamente, era il contrario: proprio come Achille aveva un tallone che negava la sua immortalità, così quelle punte delle dita che, senza le unghie, avrebbero fatto una dolorosa barriera tra lui e il mondo smentivano una delle idee centrali della sua filosofia...
E poi quest’altra domanda ancora: questo insaziabile interesse per le piccole storie umane, troppo umano, un’altra negazione di un pensiero che affermava di non credere più al soggetto, alla sua interiorità, alla sua volontà, ecc., e a conoscere solo i flussi, i fluidi, il divenire? o lo confermava al contrario con la sua visione di una fiera umana, popolata da macchine e automi, di cui c’era, nel linguaggio proprio di Deleuze, non molto più da dire: “respira, mangia, scopa, si agita, è agitata, suona la sua partitura, non si ascolta e dà questo sogno assurdo, saturo di rumore e furia, scritto dal desiderio che è la commedia sociale"? O aveva a che fare con quei famosi punti di follia che, quando li vedeva emergere, erano per lui come un soffio d’aria che lo alleviava per un attimo dai soffocamenti o, come diceva anche lui, dagli annegamenti a cielo aperto che sperimentava, alcuni giorni, a volte ogni giorno, senza fiato, l’aria che non passa più, e le narici che picchiavano come branchie? Ammetto di non saperlo.
Mémoires provisoires, pagine 119 e 127
Pasolini, la sogliola e la triglia
[Nel 1974, l'editore Françoise Verny (1928-2004) inviò il giovane intellettuale in Italia per convincere il regista e scrittore Pier Paolo Pasolini (1922-1975) a pubblicare le sue memorie a Grasset.]
È quel viso bello ma rustico, e non mi aspettavo? La sua piccola somiglianza con l’immagine “Baudelairiana” che avevo fatto e che mi ha pietrificato in anticipo? I suoi occhi neri, straordinariamente fermi, che non mi rendo subito conto che, non contento di guardare, esaminano, sondano e sezionano? Comunque, ci vado io. (...) Ma parlo troppo in fretta. Mi esprimo con l'ingenuità che gli scrittori esperti rilevano immediatamente nei loro giovani visitatori. Quindi mi ascolta a malapena. È appena appena, all’inizio, se mi guarda.
(…)Poi, scrutandomi con un’intensità sospetta e come per verificare che non ho giacca grigia o cravatta da ufficio e che la mia camicia bianca e il lungo mantello afghano, in montone rovesciato, che ho posato, quando sono arrivato, sullo schienale della sedia vicino a me, non tradiscano il borghese: “La borghesia non è una classe sociale, amico mio. È una mentalità. Valori. Gusti. Sono bastardi che distruggono le Borgate [quartieri popolari della periferia romana] e stanno inventando un uomo nuovo che sarà un disastro antropologico e riuscirà a fare ciò che il vecchio fascismo non è stato in grado di realizzare: l’uniformità delle coscienze e un uomo presumibilmente aumentato ma, in realtà, diminuito. Ha cominciato a parlare più velocemente, a scatti, la voce tritata e nervosa, con lunghe pause e, a volte, una parola (“bastard”, le “coscienze”) pronunciate in un francese quasi senza un accento che rende la frase distanziata, sarcastica. (...)
“Vedi”, dice, usando una rossa e cominciando a rimuovere i bordi, con attenzione, metodicamente, la punta del suo coltello che scivola bene sotto la pelle, immergendosi nel corpo del pesce seguendo le sue striature sottili, fermandosi non appena incontra una resistenza e poi intervenendo la forchetta che isola il bordo e lo rimuove senza che la carne intorno si sgretoli? Vedete, ripete, assorbito nel suo lavoro e avendo apparentemente dimenticato, o scelto di dimenticare, la mia domanda? Questo è il mio grande disaccordo con [Alberto] Moravia [scrittore, 1907-1990]. Conosci la Moravia? (…)“Ama la sogliola, la sole, perché va benissimo, quasi senza bordi e non richiede lavoro. Io, il lavoro non mi spaventa e, quando è necessario scegliere, scelgo sempre la triglia. “Sei pazzo a ordinare questo”, mi ha detto Alberto, “passi metà del tempo a togliere i bordi”. E io: “Questa è la grande differenza tra noi – vuoi un mondo in cui tutto è già preparato, amo un mondo in cui devi lottare per rimuovere le spine e i bordi”. » Questo nome Moravia che spunta è un'altra violazione? Un assist che mi porge? (...)
Senza molta convinzione (...), mi rilancio. “Anche questo sarebbe eccitante. La vostra relazione, lei e Moravia. I vostri viaggi in Africa. Le vostre case vicine sulla spiaggia a Sabaudia. La vostra conversazione infinita. La vostra paradossale amicizia. La gente non lo sa. Immaginano esistenze parallele, alla maniera di Plutarco. Ma no! Per niente! Queste grandi fette di vita condivisa: lei soltanto potrà raccontare questo. Ha sussultato al nome di Plutarco. La simmetria, probabilmente... L’idea di un faccia a faccia ordinato, di destini messi in parallelo e confrontati... Questo modo di ridurre l’intranquillità di una vita a una composizione elegante ed elegantemente disposta in una vetrina di confronti... Mi guarda, ora, con un pizzico di impazienza. Forse un inizio di diffidenza. (…) “Cercherai di capire quello che ti sto dicendo, testone [“têtu”]? La vita non è interessante. Ripete, staccando bene le sillabe, come se stesse parlando con un bambino: “Non in-te-res-san-te. »
Mémoires provisoires, pages 162-167
Un ingegno di nome François Hollande
[Bernard-Henri Lévy ha avuto modo di conoscere il Presidente della Repubblica (dal 2012 al 2017) molto prima di raggiungere l'Eliseo. Le dedica molte pagine.]
Nel capitolo dell'ingegno, ci sarebbe ancora questa storia che mi piace raccontare e che solo le anime basse derideranno. È il giugno 2016. Questo è il momento in cui questo eccezionale stratega [François Hollande] capisce che la situazione gli sfugge e che rischia, se la sua popolarità continua a cadere, che non sarà più in grado di pensare a un nuovo mandato. E ci vediamo di tanto in tanto, il più delle volte a casa mia, per parlare di possibili iniziative, riconquista di opinioni – e, in particolare, quel giorno, una campagna dell’ultima occasione immaginata dai suoi ultimi sostenitori che riecheggia che, trent’anni prima, dello “Zio, non mollare!» a favore di François Mitterrand e che deve partire da una copertina degli Inrockuptibles intitolata “François, tieni il punto”. Ha un umore straziante. Elenca i nomi dei suoi principali avversari, cercando un motivo per sperare un po'. Juppé, troppo vecchio... Fillon, legato ai russi... Sarkozy, circondato da affari... Valls, tentato di fare il suo gioco, ma non pronto...
C’è un nome, solo uno, che non cita: quello di questo giovane ministro, Emmanuel Macron, con il quale il caso mi fa cenare, il giorno prima, nella sala da pranzo di Bercy, con [lo scrittore] François Sureau, Bernard Mourad [banchiere, 1975-2025] e [il produttore] Pascal Houzelot e che non ha nascosto nulla delle sue ambizioni... “C’è anche Macron” «Oh Macron», rispose, tenero, «è un bambino...» Cosa si fa in un caso del genere? Si rompe il segreto di una cena privata con un uomo che ci ha conquistato? E, se rifiutiamo, permettiamo a un uomo di persistere nella sua illusione che anche noi ammiriamo? Incapace di scegliere tra il dovere della verità e l’obbligo della discrezione, prendo una terza via ed evoco un amico degno di fiducia che ne ha avuto l’opportunità, a una cena, ecc. Ma François Hollande per stroncare, infastidito questa volta: “Non lei, Bernard-Henri... non quello... non ascolti queste voci...
E poi l'eterno socialista di cui ho finalmente capito una mattina quello che intende quando, lasciando il registro della battuta che è così spesso suo, si presenta come il custode della vecchia casa di Jaurès, Blum e Mitterrand. È all'inizio del suo mandato di cinque anni, nella sala verde dell'Eliseo. Lo incoraggio, all’epoca, a dare a Grasset Quello che credo [di François Mauriac, Grasset, 1962, tra gli altri] e gli presento, come aiuto, il mio giovane amico Baptiste Rossi, futura penna di Macron, che ha solo 20 anni e, a suo merito, un Ce que je crois [de François Mauriac, Grasset, 1962, entre autres] et gli presento, come aiuto, il mio giovane amico Baptiste Rossi, futura penna di Macron, che allora aveva solo 20 anni e, al suo attivo, un romanzo satirico. Il presidente lo sta testando. Come Jean Daniel [1920-2020] che faceva un provino, nel 1969, al postulante che io ero, e gli fece passare il suo interrogatorio di affinità. E Baptiste, come se volesse abbreviare e che, anche per uno scrittore, un'immagine valesse diecimila parole, tira fuori dalla tasca interna della giacca una foto che posa, con una disinvoltura studiata, sul tavolino tra noi. È lui, Hollande, dieci anni prima, in piedi, a firmare un libro. Vicino a lui, un ragazzo, capelli a spazzola, che fissa con orgoglio l'obiettivo e non è altri che lui, Baptiste. E, intorno a loro, la piccola folla caratteristica delle feste del Partito socialista al momento in cui non era ancora un cadavere rovesciato.
Hollande, colpito, ricorda tutto. L'anno: 2004. Il luogo: La Londe-les-Maures, modesto comune del Var, tra Hyères e Bormes-les-Mimosas. La circostanza: una di quelle Feste della Rosa che ha reso orgogliosa Marsiglia ai tempi di Edmonde [Charles-Roux, scrittore, 1920-2016] ma di cui c’erano repliche anche in terre di missione come questa. Lo sa, riconosce e spesso chiama per nome ogni persona intorno al ragazzino. E c"è nel suo stupore, poi nella sua emozione e, alla fine, nell'immagine di questo presidente che contempla, sotto le vesti del capo supremo, la propria immagine di militante tra i suoi, contento di dedicare un libro al figlio di un altro attivista, la migliore risposta a chi ancora dubita, ancora oggi, della fermezza delle sue convinzioni. Quello che credo non si realizzerà alla fine. Ma non sarà colpa della penna. Né della foto. Ma dell’editore a cui fu preferita l’editrice di una casa vicina – perché no?
Mémoires provisoires, pagine 803-805

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