Teresa Marchesi
Se succederà, "Succederà questa notte", la passione secondo Nanni Moretti
Domani, 6 settembre 2026
Nessuno è tecnicamente obbligato a leggersi Legami, la raccolta di racconti di Eshkol Nevo (ed. Feltrinelli) che è alla base di Succederà questa notte, il film che riporta Nanni Moretti a Venezia per la prima volta dai tempi di Palombella rossa, 1989. Cioè: padrone ognuno di farsi del male. Perché il libro non fa solo da navigatore, ti fa godere la tessitura unitaria del patchwork che “l’uomo Sacher” ha elaborato a sei mani con Valia Santella e Federica Pontremoli.
Moretti c’è anche sullo schermo, fa il babbo di Jasmine Trinca (legittimamente, l’ha tenuta a battesimo lui con La stanza del figlio). Ma soprattutto è evidente l’affinità emotiva con lo scrittore israeliano, da cui aveva già tratto il suo non fortunato Tre piani. E c’è qualcosa di nuovo sotto il sole. C’è una new entry che in cinquant’anni di cinema del Nostro non avevamo mai intercettato: l’Eros. Qui è la vera guest star. Evviva. Chissà se è questo a iniettare un surplus di emozione a quello che l’autore definisce «un film sui sentimenti e sul bisogno di nominarli».
Ovvero: «Lasciare che si manifestino, ammettere senza riserve di volersi bene, dirsi senza pudore che ci si ama». Sono più amori in realtà: anche padre-figlio, madre-figlia. Sembra una sviolinata appiccicosa. Non lo è. È una storia d’amore in cui un uomo e una donna si incontrano sempre nel momento sbagliato. L’uomo è Louis Garrel, la donna Trinca. E il racconto che fornisce il titolo al film, Succederà questa notte, non è quello centrale. È solo la suggestione, la promessa che ispira il finale.
Le “nuove occasioni”
Il filo che lega il patchwork è un bisogno, il desiderio di una nuova occasione, di credere che la vita ti offre sempre un’altra possibilità. È quello che fa incrociare per caso, di sette anni in sette anni, le vite distanti di Greta (Trinca) e Matteo (Garrel).
Il primo incontro è un episodio bizzarro: la sposa che si sfila le scarpe e trasforma una partita a tennis in una leggenda familiare, di quelle che ingigantiscono nei racconti del poi. Il miraggio riappare a sorpresa, riconoscibile sotto le rughe prostetiche, perché Greta è un’attrice sul punto di lasciare i set. Matteo ha portato il padre in fin di vita (Hippolyte Girardot) in Spagna, per un concerto del Boss, il suo mito, che non ha mai sentito dal vivo. È uno dei più bei racconti di Nevo, e sullo schermo, incredibilmente, è ancora più palpitante.
Sette anni dopo, il sogno di una fuga dal matrimonio, genere Il Laureato, diventa realtà. O meglio diventa passione bruciante di due persone legate ciascuna a consorti e figli. Quella creatura da fiaba dissonante aveva agganciato l’immaginario di Louis Garrel senza scampo. Era “la donna perfetta”. Quella che cancellava il ricordo di una moglie norvegese troppo giovane («Non sei in grado di fare la madre», aveva sentenziato la buffa suocera Angela Finocchiaro) e della nuova compagna, il medico che aveva curato Hippolyte Girardot.
C’è un’allegria sfrenata, in questo innamoramento, che sembrava impossibile potesse trovare spazio nella deriva plumbea delle morettiane meditazioni recenti. È un Michele Apicella che ha voglia di coreografare, di nuovo, balletti di pura gioia per strada, con l’assistenza amichevole dei Rolling Stones. Non è solo ai cuoricini sensibili alle love story che con Succederà questa notte fa spremere lucciconi, più di una volta, a dire il vero, nel corso del film.
Fabrizio Dividi
La Torino di Eshkol Nevo nel nuovo film di Nanni Moretti
Corriere Torino, 6 settembre 2026
Nel giorno di Succederà questa notte, con Nanni Moretti che conquista il pubblico di Venezia83 con una storia d’amore lunga una vita intera, è giusto fare un passo indietro e tornare esattamente a un anno fa. Era settembre quando Torino aveva prestato alcune delle sue location per il film, tra cui l’aeroporto di Caselle, l’hotel Nh Carlina e la Chiesa di Santa Pelagia di via San Massimo. E fu una piacevole sorpresa vedere all’opera il regista, che aveva lasciato il segno come direttore del Torino Film Festival, girare in pieno centro tra gli sguardi dei curiosi. In realtà, non si trattava del suo primo ciak torinese. Tra il 1989 e il 1990, Moretti aveva già girato una scena per La cosa nel reparto carrozzerie di Mirafiori; ma dopo l’esordio alla regia teatrale nel 2023 con Diari d’amore, la sequenza di Succederà questa notte va ricordata come un’altra «sua prima volta» nel campo della fiction.
Produzione Sacher con Fandango e Rai Cinema, Succederà questa notte è stato supportato da Film Commission Torino Piemonte e uscirà in sala il 3 dicembre con 01Distribution. Il film è stato interpretato da Jasmine Trinca e Louis Garrel, nelle parti di Greta e Matteo; e da Angela Finocchiaro («Ci conosciamo da molti anni — sottolinea Nanni Moretti — anche se è la prima volta che lavoriamo insieme»). Il ruolo che l’attoreregista si è riservato è, invece, quello del padre di Greta, in versione «con e senza barba». «Qualcuno voleva che interpretassi il padre di Garrel, che è un po’ il mio alter ego sul set, ma rivedendomi sono ancora più convinto di avere avuto ragione». Un «doppio», quello dell’attore francese, che spesso appare (la scena del canestro cita quella della partita di calcio ne La messa è finita), ma di cui il regista non abusa («Speravo di avere una Vespa — scherza Garrel — ma Nanni mi ha fatto andare su un motorino di marca giapponese perché non voleva autocitarsi»).
E torniamo alla scelta di Torino, sorprendentemente rispettosa delle ambientazioni dell’opera originale di Eshkol Nevo (che la città la conosce bene, avendoci vissuto e insegnato). Nel racconto Campane che chiude la raccolta Legami (Feltrinelli) da cui Moretti si ispira liberamente, la città è descritta dalla casa «vicino al mercatino delle pulci, a due minuti da via Garibaldi in piazza Emanuele Filiberto 15». Sotto le finestre si apre «il familiare, amato reticolo geometrico italiano di vicoli che si spalancano in un sospiro di sollievo nella piazza». Il protagonista di Campane racconta anche della sua passeggiata quotidiana a Porta Palazzo «per comprare ogni giorno un formaggio diverso» e lamenta un unico fastidio: «Il quarto piano dista 50 metri dal campanile della chiesa e le campane suonano giorno e notte». Insomma, un ottimo pretesto per andare a chiedere al prete di abbassare il volume almeno nelle ore notturne e di descrivere «la musica di un organo e dei corridoi che conducono ad altri corridoi» prima di rivelare il «miracolo» finale.
Le sceneggiatrici (con Moretti) Vania Pontremoli e Federica Santella spiegano così i principi che le hanno guidate in scrittura: «Temi portanti della storia sono le relazioni tra persone, padri e figli, uomini e donne; e sulla base del racconto Come l’acqua, abbiamo inserito situazioni, personaggi o anche solo singole immagini tratte dagli altri. La libertà che ci siamo presi è stata quella di individuare tempi, scene e parole, e alla fine il cuore di Legami rimane intatto, pur con una storia d’amore completamente nuova». Moretti conferma: «Con una frase un po’ scema, molti anni fa mi inventai che avrei voluto fare sempre lo stesso film possibilmente sempre più bello. Oggi non è più così: anche grazie al lavoro delle mie sceneggiatrici, abbiamo immaginato una storia d’amore potente e decisamente inusuale nel mio cinema».
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