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| La ciclabile umana lungo corso Regina Margherita (Fabio Ferrari / La Presse) |
Da una settimana a Torino c'è una lunga fila di persone che protegge una pista ciclabile
Il Post, 30 settembre 2026
Da una settimana a Torino un gruppo di residenti si trova alle 07:45 all’incrocio tra corso Regina Margherita e via Cesare Balbo, a nord del centro e vicino alla sede del campus universitario. Quando arrivano si dispongono in colonna lungo la linea tratteggiata che divide la pista ciclabile dalla strada in cui passano le macchine. Restano lì fino alle 08.45 per fare da barriera alle automobili e proteggere le persone che percorrono la pista in bicicletta durante gli orari di punta.
Hanno cominciato a farlo dopo il 22 settembre, quando Nicolò Di Ciò, un bambino di sette anni che viveva nel quartiere, è morto dopo essere stato investito da un’automobile mentre stava andando a scuola in bici, accompagnato dal padre. La polizia sta ancora indagando sull’incidente e ha sequestrato l’auto e la bicicletta coinvolte.
Il giorno dopo l’incidente diverse associazioni cittadine, il comitato del quartiere Vanchiglia, la Federazione italiana ambiente e bicicletta (FIAB), Bike Pride e alcuni volontari hanno cominciato a organizzare presidi e iniziative per sensibilizzare sul tema della sicurezza stradale e dell’uso della bicicletta in città.
Inizialmente si è parlato molto di come è fatta la strada in cui è avvenuto l’incidente, che è da tempo al centro di preoccupazioni sulla sicurezza dei ciclisti. Corso Regina Margherita è molto grande e trafficato, ha una carreggiata centrale riservata ad automobili e mezzi pubblici e due controviali laterali. È nei controviali che ci sono le piste ciclabili, delimitate a terra da strisce bianche. Le piste si trovano tra le corsie destinate alle automobili, decisamente strette, e quelle destinate ai parcheggi.
Questo significa che un’auto parcheggiata che vuole immettersi nella carreggiata deve prima attraversare le pista ciclabile, e quindi tagliare la strada alle biciclette.
Il limite di velocità nei controviali è di 30 chilometri orari, ma non ci sono autovelox o altri sistemi per verificare che venga effettivamente rispettato. Non c’è spazio per fare sorpassi, almeno in teoria, e si vedono spesso sconfinamenti nella ciclabile.
– Leggi anche: Quelli che vanno a scuola in bici, tutti insieme
Sono questioni molto sentite a Torino, dove la maggior parte dei corsi principali è fatta viali e controviali. C’è chi sostiene da tempo che il passaggio delle macchine dovrebbe essere perlomeno limitato, rendendo interamente pedonali e ciclabili i controviali.
Secondo Elisa Gallo, consigliera nazionale della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, la questione centrale da affrontare non è tanto vietare il passaggio delle auto, quanto piuttosto far rispettare i diritti delle persone che vanno in bici: «Se c’è una corsia ciclabile lungo una strada, quella ha la priorità, ma il problema è che quando si ha un flusso di automobili così grande attorno è difficile essere ascoltati e in alcuni casi addirittura visti».
Gallo ha una paletta montata sulla bicicletta che apre verso l’esterno ogni volta che va in bici: «Le macchine non mi vedono, ma sentono la paletta e si spaventano», racconta.
Le iniziative come quelle organizzate in questi giorni servono da una parte per creare consapevolezza e dall’altra per cercare di spingere l’amministrazione comunale a fare politiche per chi si muove in bici. Gallo è da anni è attivista per i diritti dei ciclisti, ma fa anche da consulente sulla mobilità sostenibile per diverse organizzazioni e ha lavorato a un progetto per il comune di Torino: dice che in tanti anni non aveva mai visto una mobilitazione simile.
Nel quartiere sono comparsi diversi segni di cordoglio. Il giorno dopo l’incidente, nelle vicinanze del luogo in cui era stato investito il bambino, è stata organizzata una manifestazione. Gli abitanti hanno appeso uno striscione con la scritta «È ora di cambiare, voleva solo andare a scuola». La seconda parte della frase, «voleva solo andare a scuola», è poi diventata lo slogan utilizzato dalle associazioni e dai cittadini durante i presidi, gli eventi e i cortei organizzati nei giorni successivi.
All’altezza del civico 63 di corso Regina Margherita è stata legata a un palo una bicicletta bianca, una delle modalità con cui vengono ricordate le persone morte in incidenti stradali che coinvolgono biciclette. Nei giorni successivi decine di persone, tra conoscenti e compagni di scuola, si sono fermate per lasciare un fiore, un messaggio, un disegno o un pupazzo. La quantità di oggetti lasciati intorno alla bicicletta è ormai tale che quasi non la si vede più.

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