sabato 19 settembre 2026

Gli elettori che nessuno ascolta

Luciano Violante
Gli elettori che nessuno ascolta
Corriere della Sera, 19 settembre 2026

Nel mondo occidentale si stanno delineando due società. Quella delle persone che hanno bisogno di protezione perché sono prive dei necessari mezzi di sostentamento e quella delle élite che vivono bene indipendentemente dalle politiche dei diversi governi. La prima società sta trovando nelle formazioni di estrema destra chi da loro ascolto, promette liberazione dalle cause del loro malessere, identificate negli immigrati e nell’unione Europea. Le élite criticano queste formazioni politiche perché populiste, neofasciste, neonaziste. Le accusano di parlare alla pancia degli elettori. E sbagliato; ma se la pancia è vuota? Si sapeva della vittoria dell’AfD da almeno tre mesi. In questi tre mesi oltre a demonizzare quel partito e i suoi leader, qualcuno è andato a parlare al loro elettorato, ad ascoltare i loro bisogni, a dare loro risposte ragionevoli e realizzabili? Dopo le elezioni in Sassonia-Anhalt il copione si è ripetuto. Foto degli eletti con l’elenco dei difetti, per concludere, implicitamente, «non si trattava di gentiluomini». E allora? Forse quegli eletti non gentiluomini sono stati gli unici che hanno risposto alle domande del popolo. Probabilmente in modo sbagliato, ma hanno risposto. Il fenomeno non è solo di quel piccolo land tedesco. E’ presente, in tutta Europa e negli Stati Uniti. Trump e Putin si sono rallegrati per il successo dell’AfD. Non basta scandalizzarci; come europei dovremmo soprattutto preoccuparci. Non pare che sia accaduto. Un ministro israeliano ha detto che bisogna uccidere ogni notte 30 o 40 palestinesi. C’è stata qualche reazione politica significativa? Il DRL (Bureau of Democracy, Human Rights, and Labor), agenzia federale degli Stati Uniti, ha pubblicato il 13 luglio 2026 un bando che stanzia circa cinque milioni di dollari, per sovvenzionare ricerche e proposte dirette a rafforzare la difesa dei diritti umani in Europa, evidentemente sul presupposto che tali diritti non siano adeguatamente garantiti.

Il documento si pone nel solco della National Security Strategy (novembre 2025): «Tra le questioni di maggiore portata che l’Europa deve affrontare figurano le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e generando conflitti, la censura della libertà di espressione e l repressione dell’opposizione politica, il crollo della natalità, nonché la perdita delle identità nazionali e della fiducia in se stessi». Al bando possono partecipare organizzazioni non governative che hanno sede tanto negli Stati Uniti quanto in altri Paesi. Le attività devono consistere in ricerche, conferenze, iniziative culturali e di sostegno della società civile «al fine di affrontare le sfide legate alla sovranità nazionale, alla migrazione, alla censura e alle strategie di “lawfare” (uso strumentale del sistema giudiziario per danneggiare un avversario)». C’è stata qualche reazione? Le democrazie occidentali sembrano attraversate da una sorta di sonnambulismo politico; camminano sui cornicioni ad occhi chiusi per non vedere cosa ribolle lì sotto. La rivoluzione digitale ha migliorato i sistemi produttivi, ha aumentato la produzione di beni, ma ha ridotto l’occupazione e ha creato una frattura tra le élite e le persone che sono arrabbiate perché non ricevono benefici significativi dalla crescita economica e finiscono per considerare le istituzioni come puri strumenti di potere controllati da gruppi privilegiati. Non si sentono soltanto impoverite, ma anche ignorate e disprezzate, come è apparso da qualche recente infelice uscita di un dirigente politico di sinistra. Peraltro anche Hillary Clinton e Kamala Harris in due diverse campagne elettorali, perse entrambe, avevano detto qualcosa del genere sugli elettori di Trump. La democrazia non può sopravvivere dileggiando gli avversari e difendendo formalmente i diritti individuali, mentre il potere economico e tecnologico si concentra in poche mani. La libertà politica diventa fragile quando milioni di persone perdono sicurezza economica, capacità professionale e fiducia nelle istituzioni. In Italia abbiamo il fenomeno Vannacci. La destra sta reagendo con una legge elettorale che dovrebbe danneggiarlo. Il centro sinistra accusandolo di neofascismo e maschilismo. Ma qualcuno ha deciso di andare a parlare ai suoi potenziali elettori per rispondere con efficacia e in forme democratiche alla loro domanda di protezione? Per non scivolare nel pantano della democrazia delle élite, rischio che può correre anche la destra, occorre avere chiara la gerarchia dei problemi che non vedono al primo posto né la riforma elettorale né le primarie del campo largo. Al primo posto vengono i bisogni della gente che ha bisogno. A quella gente bisogna andare a parlare guardandosi negli occhi, da sinistra e da destra. Il resto può seguire.

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