Matteo Marchesini
Substack, 24 maggio 2026
Dopo gli anni Ottanta, nessuna ideologia paragonabile ha sostituito a sinistra quella del movimento proletario e dei marxismi, ormai da decenni trasformata in una maglia cavillosa. Così, crollato il comunismo, si sono prodotte illusioni sempre più effimere: ecologiste, antimafiose, no-global, grilline, woke, neo-anticolonialiste, transfemministe… Il nazionalpopolare è divenuto apertamente nazionalpopulista. Gli abiti che erano già vintage politico negli anni Settanta sono stati reindossati con un bovarismo al quadrato o al cubo. A ogni stagione, intanto, si cerca un papa straniero (in Spagna, in Grecia, a Gaza, a New York); e appena il suo mito sfuma si torna a essere soli, come capita a chiunque – diceva Noventa – chiede a un mito ciò che non può dare: l’emancipazione. Durante il riflusso i ceti medi più o meno riflessivi, e a poco a poco impoveriti, si sono aggrappati a pagine culturali, festival, “buone pratiche”; chi stava in basso, invece, è stato subito ricacciato nel silenzio o nell’urlo inarticolato. Ma oggi nuove emergenze si annunciano; e i cocci delle vecchie speranze vengono riappiccicati per tentare una nuova unione che però rivela un equivoco ancora più grande, e soprattutto più fatuo. Ampi settori di una sinistra che, avendo campato inerzialmente sui luoghi comuni della guerra fredda, non possiede una solida tradizione europeista, scelgono come avversarie le “élite di Bruxelles”. Senza dubbio le istituzioni continentali sono inadeguate. Ma il loro progetto, anziché nel migliorarle, consiste nel distruggerle: e questa scelta del bersaglio sbagliato non può non richiamare gli errori tragici del secolo scorso. Il senso comune delle sinistre dimentica di nuovo che al di là degli scialbi governi dello Stato liberale non c’è il riscatto: c’è Mussolini. Dimentica, in particolare, che la spina dorsale del movimento fascista non era costituita dalle “élite”, bensì dall’informe piccola borghesia dei luigini. Adesso, in gran parte, i piccoli borghesi sul punto di riproletarizzarsi siamo noi; e come un volgo disperso, senza nome, non abbiamo una casa a cui tornare. La ex scuola di partito è oggi una scuola o università alla deriva, in cui il dibattito ideologico non supera il livello delle assemblee d’istituto. Mai forse è stata tanto forte, in un ceto così determinato come quello dei lavoratori culturali, l’illusione di rappresentare l’universale. Non siamo, come vorremmo, i lanciatori di pietre contro il sistema. Siamo le pietre che la Storia ha ricominciato a lanciare su quel poco di libertà conquistato dai moderni.
https://machiave.blogspot.com/2024/10/dove-sta-la-sinistra.html




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