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Simone Marcer
Chi è e come è stato fermato Youssef Siher, la "mente" del Movimento 17 ottobre
Avvenire, 24 ottobre 2026
All’ora X, le 14.30 di sabato 24 ottobre, quando dovevano essere virtualmente aperte “le buste” con i tre punti di ritrovo dei casseurs, il canale Telegram e il profilo Instagram del Movimento 17 ottobre non hanno dato segni di vita. Il giorno stesso infatti la polizia ha fermato il presunto amministratore della pagina del movimento. Youssef Siher, 30enne, nato a Brescia, di origine marocchina. Colui che si pensa sia la mente degli scontri e dei saccheggi di sabato e domenica 17 e 18 ottobre è indagato dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. Gli investigatori lo ritengono l’organizzatore del «Movimento 17 ottobre». In casa a Brescia durante le perquisizioni sarebbero state trovate anche mappe delle piazze individuate per le mobilitazioni. Sabato è stato interrogato nella sede della polizia postale a Milano.
«Non saranno possibili zone franche e la risposta dello Stato sarà immediata contro chiunque pensa di poter organizzare aggressioni e rivolte credendo di riuscire a nascondersi dietro un passamontagna o l’anonimato dei social», ha scritto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha fatto i complimenti agli investigatori e ha accostato la figura del 30enne fermato «alla galassia ProPal che vanta legami con gli antagonisti». L’Aisi (una delle due agenzie di servizi informazioni italiane) ha rintracciato l’autore della pagina dopo averne seguito le tracce sul web da lunedì scorso, quando la denominazione del movimento è spuntata nella galassia dei social rivendicando la paternità di scontri e saccheggi. Da quest’anno Siher risulta lavorare per Mercor, la startup americana di intelligenza artificiale il cui motto è «organizzare l’intelligenza umana per alimentare l’economia dell’IA». «Contribuisco - si legge sul suo profilo Linkedin - a diversi progetti di etichettatura dei dati, valutazione e addestramento di intelligenze artificiali». E questo spiegherebbe come sia riuscito a far proseliti fino a rendere virale il movimento dei giovani e al contempo a restare nascosto fino a sabato. Il profilo del fermato è quanto di più distante dagli stessi casseur che sarebbero stati attivati da lui. Le poche carte finora scoperte su di lui potrebbero indicarlo o come un cattivo maestro - di una nuova epoca in cui i maestri non siedono in cattedra né scrivono libri o vengono più letti sui giornali, ma gestiscono canali social, intercettano tendenze, sapendo come garantirsi l’anonimato - o, in alternativa, come un pezzo importante di un grande gioco (al momento non ci sono evidenze di ciò, e per capirlo occorrerà attendere gli sviluppi delle indagini della procura).
Laureato in Comunicazione con un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano, bilingue, essendo madrelingua arabo e italiano, parla fluentemente inglese e spagnolo. Più che istruito, erudito, Siher vanta nel proprio curriculum collaborazioni con testate nazionali come «Il Foglio» - «ha scritto un articolo solo una volta quattro anni fa, sul Pakistan», precisano dal quotidiano - e «il Fatto Quotidiano», dove avrebbe fatto anche uno stage nella redazione on-line. Nel 2024 vanta anche un passaggio come stagista presso il prestigioso istituto di ricerca Ispi (istituto per gli studi di politica internazionale), confermato dallo stesso istituto di geopolitica e analisi politico-economica. In quel periodo presso Ispi Siher sarebbe stato Research Trainee presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa. Nello stesso anno l'Intelligence italiana lo aveva segnalato per la costituzione dell’Organizzazione «Alba nascente», che secondo un report degli stessi servizi contribuiva a diffondere nelle comunità musulmane europee propaganda riconducibile ad Hamas e al Fronte Popolare per la liberazione della Palestina, nell’organizzazione logistica delle manifestazioni di piazza Pro-Palestina, nella gestione dei rapporti con circuiti dell’estrema sinistra antagonista radicale. Il fermato avrebbe inoltre descritto l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre del 2023 come «un atto rivoluzionario di decolonizzazione». Interrogativi anche sulla «bio» di Instagram scritta in arabo che recita «non puoi sconfiggere coloro che credono che la morte non sia la fine» e che potrebbe strizzare l’occhio a chi vede il martirio e la morte come strumenti di lotta. Fermata la mente del movimento, e bloccato di fatto il suo profilo, il sabato di Milano è tornata a essere una normale giornata di manifestazione, partecipata e senza disordini.
Andrea Siravo
Fermato Youssef Siher: è la "mente" del movimento 17 ottobre. Indagata anche la moglie
La Stampa, 24 ottobre 2026
II servizi dell’intelligence interna dell’Aisi lo scovano in rete e lo segnalano alla Direzione centrale della Polizia di Prevenzione. Questa mattina scatta il blitz tra Milano e Brescia. Le Digos delle due questure e la Postale perquisiscono Youssef Siher, il ricercatore 30enne italiano di seconda generazione ritenuto la “mente” del Movimento 17 ottobre legato agli scontri avvenuti nel centro del capoluogo lombardo lo scorso weekend. In serata è stato fermato su disposizione della Procura di Milano, Youssef Siher. Le ipotesi di accusa sono istigazione a delinquere con l'aggravante della finalità di terrorismo e l'articolo 420 bis del nuovo decreto legge, ovvero violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. La moglie risulta indagata a piede libero per gli stessi reati.
Quella del «Movimento 17 ottobre» è una realtà nata dopo i disordini e i saccheggi del weekend scorso con l’obiettivo di dare vita a una mobilitazione permanente su scala nazionale contro il governo Meloni. Il primo banco di prova sarebbe dovuto essere proprio oggi con la convocazioni di manifestazioni pomeridiane nelle principali piazze di diversi capoluoghi di regione.
Un’onda di ragazzi in piazza contro guerra e carovita. Scontri ma niente saccheggi
II poliziotti lo trovano in un’abitazione al Corvetto, quartiere popolare e multietnico di Milano. Nella casa, intestata a un’amica, con Siher c’è anche la moglie. Il trentenne viene portato in questura. Negli uffici di via Fatebenefratelli ci rimane per almeno dodici ore in forza al fermo di prevenzione di polizia varato dal decreto Sicurezza. Il gruppo Telegram di M1710, che conta quasi diecimila scritti, rimane muto. Nessuna indicazione viene data alle 14.30 sui luoghi a sorpresa in cui gli aderenti al movimento avrebbero dovuto radunarsi. Nel frattempo, gli specialisti della Postale analizzano il contenuto dei suoi dispositivi elettronici e altro materiale sequestrato anche nell’appartamento dei genitori tra Mazzano e Gavardo, nel Bresciano, dove risulta residente.
Nel decreto di perquisizione, firmato dai pm della sezione distrettuale antiterrorismo di Milano, Siher è accusato di istigazione per delinquere pluriaggravata attraverso l’uso di piattaforme informatiche e da finalità di terrorismo contro lo Stato. Fino a tarda serata gli investigatori hanno lavorato per mettere in mano al pm Francesca Crupi, coordinato dal procuratore Marcello Viola, fino alla decisione di emettere un provvedimento restrittivo di fermo di indiziato di delitto.
Di Siher gli investigatori tracciano il profilo di un giovane accademico di elevata cultura con una casellario giudiziario immacolato. Nato e cresciuto nel Bresciano, approda a Milano per motivi di studio. Alla laurea in Scienze della Comunicazione, un master in Scienze Politiche all’Università Statale, dove per due anni ricopre anche l’incarico di senatore accademico, è seguito un tirocinio nel 2024 come ricercatore all’Istituto per gli studi di politica internazionale. «I suoi interessi di ricerca si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo.
È bilingue, essendo madrelingua arabo e italiano, e parla fluentemente inglese e spagnolo», recita il profilo ancora online. L’esperienza nel prestigioso think tank non prosegue. «Da allora non ha più collaborato con l’Istituto», precisa in una nota lo stesso Ispi. Le sue competenze sul mondo arabo e islamico diventano anche opportunità per delle collaborazioni saltuarie, come giornalista pubblicista, con diversi quotidiani italiani come Il Fatto Quotidiano, il Foglio e la rivista online Voice Over. L’ultimo contributo che si trova in rete è un articolo del 22 luglio dal titolo «Fakir e la “caccia allo straniero” di Stato» sulla vicenda del quarantaduenne marocchino morto durante un intervento della polizia a Bologna. Gli analisti della piazza milanese ricordano il suo nome per un’attiva partecipazione alle prime manifestazione Pro Pal che dal 7 ottobre 2023 ogni sabato, tra presidi e cortei, si svolgono nel capoluogo lombardo.
Con tweet «Allah Akbar» con i colori della bandiera palestinese aveva replicato a un post pubblicato Matteo Salvini in cui il vicepremier e leader della Lega dava il suo sostegno al popolo israeliano per gli attacchi di Hamas. Non è considerato un leader del movimento, ma Siher in più occasioni aveva preso il microfono in testa a cortei. Con posizioni nette: «Oggi siamo qui per dimostrare alla questura e allo Stato che noi non abbiamo paura delle vostre intimidazioni e della vostra repressione». Una posizione che non è cambiata e che Siher avrebbe riproposto nel manifesto del Movimento 17 ottobre. «La repressione non arriva più solo dopo: è diventata preventiva e penetrativa. Schedature, fogli di via, denunce a pioggia, infiltrazioni, pressioni su chi si espone. Si colpisce prima che un movimento nasca e si entra nei collettivi per svuotarli dall’interno. A questo si aggiunge l’aggressione dei fascisti, tollerata, quando non coperta, da chi dovrebbe garantire l’agibilità politica. Un movimento con un capo ha un bersaglio. Un movimento con un indirizzo ha un’irruzione. Un movimento con un elenco di iscritti ha un fascicolo. Noi non offriamo bersagli».
Di lui o di profili a lui collegati al momento non c’è traccia nei gruppi “Italia in piazza”, la piattaforma che aveva promosso il 17 ottobre una serie di proteste di piazza contro il carovita che erano degenerate in violenze contro le forze dell’ordine e negozi.





