Francesco Bei
Ilaria Cucchi: "Io e il mio avvocato sposi: è il regalo che Stefano mi ha mandato da lassù"
Repubblica, 11 agosto 2026
Ilaria Cucchi, senatrice di Avs e l’avvocato Fabio Anselmo si sposano a fine mese a Vallefoglia, un paesino nel Montefeltro, in provincia di Pesaro-Urbino. Sarà un matrimonio semplice, senza politici vip, ma solo con affetti e amici. E i quattro figli, due per ciascuno da relazioni precedenti, a fare da testimoni. Un amore nato nella lotta, cresciuto nelle aule di tribunale, contrastato — anzitutto da lui, che all’inizio frenava — ma infine vittorioso.
Quand’è che la battaglia politica e giudiziaria che avete condotto insieme è diventata una storia d’amore?
«Per quanto mi riguarda, immediatamente. C’è voluto del tempo per portarla avanti, ma io mi sono innamorata di Fabio da subito. Lui all’inizio aveva degli scrupoli comprensibili. Sono stata io a prendere l’iniziativa».
Lui sarà stato frenato da questioni deontologiche, la difendeva nel processo per la morte di suo fratello...
«Anche, ma era frenato soprattutto dal fatto che mi aveva conosciuta in una circostanza tragica. Se mio fratello non fosse stato ucciso, non ci saremmo mai incontrati Fabio Anselmo, famoso avvocato di Ferrara, e io di Roma. Era felice, ma addolorato per questo».
E lei invece?
«Invece io ho pensato che Fabio per me era il regalo di Stefano, mio fratello. Stefano mi voleva bene più di qualunque altra cosa al mondo e, anche nei suoi momenti più difficili, la sua domanda era sempre: “Ila, ma tu sei felice?”. Stefano se n’è andato, ma non mi ha lasciata da sola: mi ha lasciata con lui. Fabio è stata la svolta della mia vita».
Veniva da un’altra relazione?
«Io venivo da un matrimonio di nove anni con due figli, uno di sette anni e una di due. Ero la mamma perfetta nel suo mondo perfetto, poi è arrivato l’uragano».
L’uragano della morte di suo fratello.
«Certo e tutto quello che è successo dopo. Lì sono iniziate le mie battaglie, lì è cambiata la mia vita».
Anche Anselmo aveva una relazione in essere?
«Anche Fabio era sposato con due figli. I nostri quattro figli saranno i nostri testimoni di matrimonio. Oggi siamo una famiglia veramente unita. Certo, c’è voluto del tempo».
Lei non si sentiva in colpa ad aprirsi a una gioia che arrivava da un grande lutto? Come ha fatto a conciliare questi due momenti?
«Fa parte del mio modo di essere. Sono forse un po’ anomala: di fronte al dolore credo sia fondamentale trovare una chiave positiva. Nell’immaginario collettivo la sorella del morto deve soffrire e punto. Io invece, in tutta questa sofferenza, ho seguito quello che ripeteva sempre Luigi Manconi: quando ti capita una cosa così drammatica, o ti chiudi nel tuo dolore e diventi cattivo, e magari è pure giustissimo e condivisibile, oppure trovi il modo di trasformare quel dolore in qualcosa di positivo che ti consenta di andare avanti e aiutare qualcun altro».
C’è un momento in cui ha capito di essersi innamorata di lui?
«Era il 31 ottobre 2014, il giorno della sentenza per il primo processo, quello dove assolvono tutti. Eravamo fuori dall’aula e Fabio piangeva. Mio padre gli mette la mano sulla spalla e dice: “Dai Fabio non è finita”. Io invece continuavo a dirgli: “Guarda Fabio che abbiamo vinto”. Aveva cercato di ribaltare il tavolo e avevamo vinto perché quel processo era chiuso e finalmente si diceva che Stefano Cucchi non era morto per la droga, ma perché qualcuno lo aveva picchiato».
Lei l’ha consolato?
«Si e mi sono innamorata di lui nel momento in cui ho visto questo avvocato di fama internazionale versare lacrime vere perché a un ragazzo tra gli ultimi, come era mio fratello, erano stati calpestati i diritti. È stato il momento in cui gli ho detto: “Fabio guarda che abbiamo vinto, noi cambieremo il mondo”. Lui mi prendeva in giro».
Il mondo l’avete cambiato?
«Guardando indietro, non so mica se abbiamo cambiato qualcosa. Però, ripensandoci, almeno un pochino ci abbiamo provato e lo abbiamo fatto insieme».
E lui invece quando ha mollato gli ormeggi?
«Di lì a breve. Ci siamo innamorati subito. Ormai sono sedici anni che siamo insieme. Non c’è mai stato un attimo di confusione».
Una cosa che vi fa litigare?
«Difficilmente litighiamo, discutiamo moltissimo perché abbiamo opinioni che non sempre sono identiche, ma litigare no. Siamo veramente uniti su tutto, è la cosa meravigliosa della seconda parte della mia vita. E la cosa bella è che, mentre il più delle volte le difficoltà dividono, io mi innamoro di lui ogni giorno di più. Ogni volta, per esempio, che lo vedo dannarsi fino a tarda sera per un processo, io mi “addanno” con lui. E andiamo a letto parlando di questo».
Non parlate di una serie Netflix?
«Le coppie comuni parlano del più e del meno, lo dico con tutto il rispetto e anzi le ammiro. Noi invece parliamo di quello che è successo, magari a mezzanotte ci troviamo a parlare di Fakir a Bologna e ad arrabbiarci per quello che succede. È questo che ci unisce, che ci tiene veramente molto legati: batterci per le stesse battaglie».
Dove andrete in viaggio di nozze?
«A Fiume, dove sono le origini della famiglia di Fabio, che ha vissuto il dramma delle foibe. Il nostro sogno è andare lì a ritrovare le radici».
A proposito di radici, perché le Marche?
«Entrambe le nostre famiglie provengono da qui. I miei nonni paterni e la famiglia di Fabio provengono dal pesarese, questi rimangono i nostri luoghi del cuore. Viviamo in una casa in collina a Vallefoglia. Per questo ci teniamo a sposarci qui».
Chi vi sposerà?
«Palmiro Ucchielli, il sindaco di Vallefoglia, ex senatore del Pd. Nel tempo è diventato un amico».
Chi è più di sinistra tra voi due?
«Entrambi siamo di sinistra, ma io di più».
Chi è più arrabbiato con la sinistra?
«Lui, per tutti gli errori che la sinistra ha fatto nel corso degli anni».






