mercoledì 15 aprile 2026

Toni Morrison









È morta Toni Morrison, la grande signora della letteratura afroamericana.





Prima donna di colore a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, la scrittrice americana Toni Morrison, è morta all'età di 88 anni, secondo quanto comunicato dalla sua famiglia. "Toni Morrison si è spenta serenamente ieri sera, circondata dalla sua famiglia e dai suoi amici", si legge in un comunicato.

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Toni Morrison, 9 marzo 2016 a Cambridge
Toni Morrison, 9 marzo 2016 a Cambridge ©Getty - Boston Globe

Discendente da una famiglia di schiavi, Toni Morrison (nata Chloe Anthony Wofford) è la grande scrittrice delle minoranze ed è riconosciuta per aver dato visibilità letteraria alle persone di colore.   

È autrice di  Beloved, Home, The Bluest Eye, Song of Solomon, Playing in the Dark  e Deliverance.Si apre in una nuova schedaun dono. Toni Morrison è stata anche la curatrice di Black Power, pubblicando opere di Angela Davis e Muhammad Ali . Ha continuato questa lotta con romanzi incredibilmente potenti, raccontando la storia della schiavitù e del razzismo nella terra del sogno americano .  

"Quello che volevo fare era estrarre il veleno da un'idea velenosa: quella della bianchezza."

Nata in Ohio nel 1931 in una famiglia operaia, considerava l'atto di leggere e poi di scrivere un atto politico: "Un atto aggressivo e anti-bianco " . "Quello che volevo fare era estrarre il veleno da un'idea velenosa: quella della bianchezza", ha detto Toni Morrison ad Augustin Trapenard.Si apre in una nuova schedaSu France Inter, 8 novembre 2016. 

Dopo aver lavorato come insegnante e attivista per i diritti dei neri nei campus universitari americani, ha scritto il suo primo romanzo, * The Bluest Eye*, la storia di una ragazza afroamericana che sogna di avere gli occhi di Shirley Temple. Crede che questo sia il modo per sfuggire alla violenza domestica. Tuttavia, finisce per aspettare un figlio da suo padre.
Il suo romanzo più famoso rimane Beloved, pubblicato in Francia da Christian Bourgois, in Italia da Frassinelli con il titolo Amatissima (traduzione di Franca Cavagnoli).

"Amatissima" e "Casa" per sempre

Beloved è stato pubblicato nel 1987. La protagonista è Sethe, un'ex schiava perseguitata dal fantasma della figlia. Questo personaggio è ispirato a Margaret Gardner, una schiava nera nota per aver ucciso la propria figlia per impedirle di essere ridotta in schiavitù. Sethe esorcizzerà questo tragico passato attraverso Beloved. Tutta la potenza poetica e tragica di Morrison si esprime in questo romanzo vincitore del Premio Pulitzer. Toni Morrison pone al centro della sua narrazione "i fantasmi", la storia della schiavitù dalle sue origini e la memoria collettiva e individuale.


Alessandro PortelliLa bellezza, coscienza della parola regale
il manifesto, 7 agosto 2019

Una sera a Harlem, poco dopo l’assegnazione del Premio Nobel a Toni Morrison, vidi un cartello nella vetrina di una piccola libreria. Diceva: «Congratulazioni, Toni Morrison, la nostra amatissima» (our beloved).

La prima volta che ebbi l’emozione di incontrarla le domandai: «Che effetto le fa quel “nostra”?». «Non mi dispiace affatto» rispose lei: «Anzi, mi fa piacere assumermi la responsabilità che si accompagna col fatto di essere rappresentativa. Non mi ci obbliga nessuno, e mi hanno avvertita più volte che poteva essere un peso troppo grande. Ma nei miei libri come nella mia vita io penso molto alle persone che non hanno mai potuto parlare, i ragazzi con le menti bloccate, nelle strade, nella droga. E penso al debito che ho verso le persone che hanno fatto delle cose da cui io ho tratto dei benefici. Penso che non sarebbe giusto dimenticare quel debito, e prendo su di me il debito di persone che non conosco. Perciò quel cartello è un segno di riconoscimento a cui tengo molto. Perché vuol dire che non sono sola. C’è stato chi ha fatto cose molto importanti affinché io non fossi sola e affinché potessi essere il più libera possibile. Questa libertà comporta obblighi, e mi dà forza: ci sono moltissime cose che non riuscirei a sopportare, se dovessi farlo solo a mio nome».

Diceva Toni Morrison: «Scrivo qualcosa che ho cominciato a chiamare letteratura da villaggio, letteratura per il villaggio, per la tribù. Letteratura contadina per la mia gente». Donna e nera, scrive grazie alla sua gente, e scrive per la sua gente, nella lingua della sua gente. Si mette in un angolo, e quell’angolo diventa il centro da cui cambia la coscienza di tutti. La domanda essenziale è sempre la stessa: che cosa vuol dire essere umani. E, come Primo Levi, risponde che solo coloro la cui umanità è stata freddamente messa in dubbio – Levi equiparato dai nazisti a vermi e insetti, lo schiavo Frederick Douglass catalogato fra i cavalli e i porci della piantagione, la sua protagonista Sethe di cui il padrone insegna a distinguere «su una colonna i lati umani, su un’altra quelli animali», il suo personaggio Paul D che impara a sentirsi inferiore anche a un animale da cortile – solo loro, a cui è stata negata, possono insegnare a tutti noi che cosa vuol dire umanità. «E nessuno, nessuno al mondo, avrebbe elencato su un foglio le caratteristiche animali di sua figlia, sotto l’apposita colonna».

La letteratura di villaggio di Toni Morrison è letteratura di battaglia, rivendicazione di umanità e strumento della sua ricostruzione. Solo lei riesce a tenere insieme due modalità che nella storia della letteratura afroamericana sembravano in conflitto fra loro: la denuncia dell’oppressione (Richard Wright) e l’esaltazione della bellezza e grandezza della cultura afroamericana (Zora Neale Hurston). Toni Morrison sapeva che quella bellezza nasce e vive under duress, sotto costrizione, ed era un modo per non farsi completamente possedere dall’oppressione, per sopravvivere, per resistere e per combatterla.
In tutta la sua opera coscienza politica e bellezza sono inestricabili: oggi, ha scritto, si pensa che «se un’opera d’arte ha un minimo di impatto politico, allora è corrotta. Io penso esattamente il contrario; è corrotta se non ce l’ha», perché «l’arte migliore è politica e devi essere capace di farla incontestabilmente politica e irrevocabilmente bella al tempo stesso».

COMINCIA TUTTO con la lingua, col doloroso piacere del suo linguaggio «ruvido, sedizioso, aggressivo, manipolativo, inventivo, lacerante, mascherato e smascherante», «parlato e parlante, aurale, colloquiale». Diceva: «Voglio intrecciare il dialettale con il lirico, con il linguaggio standard e con quello biblico, perché è questa l’eredità della mia famiglia». Possedeva e amava pienamente il dialetto e il folklore afroamericani, ma sapeva che la sua eredità culturale era più vasta, e abbracciava e trasformava a suo modo l’intera gamma dei linguaggi dell’America. Cultura afroamericana non è un ghetto ma un orizzonte di possibilità tenute insieme dalla bellezza.
La bellezza – cercata, descritta, riconosciuta, creata – è uno dei pilastri su cui si regge la sua arte. L’altro pilastro è l’amore. Diceva: «Cerco di arrivare a tutti tipi e definizioni dell’amore». Due romanzi hanno l’amore nel titolo: 
Beloved (1987) e Love (2003); ma una interrogazione sulle possibilità, i rischi, l’essenza, l’assenza dell’amore ricorre e si rinnova in tutta la sua opera. La «connessione» che tiene insieme la trilogia storica BelovedJazz e Paradise, diceva, «è la ricerca della persona amata».

Come la bellezza, anche l’amore è under duress: come posso amare me stessa quando sono collocata alla stregua di un animale da fattoria, come posso amare i miei figli quando non mi quando sono proprietà di altri? La violenza distorce anche l’amore, il modello della schiavitù come proprietà e possesso di un altro essere umano, de quello del capitalismo come brama di possesso, interferiscono con le forme possibili dell’amore. «Troppo spesso», dice Morrison, «l’amore consiste nel possedere un’altra persona». «La sola cosa importante che devi sapere: possedere le cose, e che le cose che possiedi posseggano altre cose. Allora possiederai te stesso e anche gli altri», dice il padre al protagonista di Song of Solomon.

Schiavitù e capitalismo – possesso delle cose, possesso delle persone, possesso fra le persone: come ha scritto Jean Wyatt, una delle sue lettrici più acute, «in tutta la sua opera scorre un tema dominante: la possessività distrugge l’amore». Anche questa è una lezione per tutti; ma ce la insegnano soprattutto coloro che sono stati «posseduti» – oggetti di proprietà e, soprattutto se donne, soggetti violati.
C’è una scena in The Bluest Eye in cui due ragazzi neri stanno facendo l’amore, esplorando la propria sessualità adolescente. Improvvisamente, su di loro incombono «due uomini bianchi, uno con una lampada a spirito, l’altro con una torcia». Quando la luce della torcia si abbatte su di loro, i ragazzi si sentono sporchi e umiliati: lo sguardo egemonico riduce il loro gioco a pura bestialità e gli impedisce sia di amarsi fra loro, sia di amare se stessi.

PARTE DELLA RESPONSABILITÀ che Toni Morrison si assume, come artista e come intellettuale pubblica, saggista, studiosa, è quella di rovesciare questo sguardo. Perciò parlare degli afroamericani nella letteratura americana non significa solo proclamare la presenza degli scrittori neri ma soprattutto, come in Playing in the Dark (Giochi nel buio), mettere a nudo un’assenza, interrogarsi sulla pesante rimozione della presenza nera dal canone letterario riconosciuto. Come si fa, quanta fatica costa, costruire un’immagine letteraria dell’America dove gli afroamericani non esistono, o sono ridotti a banali stereotipi e margini? Che violenza hanno dovuto esercitare – su se stessi! – gli scrittori canonici per riuscirci? Ancora una volta, quando parliamo (o non parliamo) di afroamericani parliamo di tutti: la rimozione della presenza nera distorce e falsifica un’intera cultura. E forse non solo negli Stati Uniti.
Chiuderei con un ricordo. Parigi, 1993, è la prima giornata internazionale di studio su Toni Morrison. Ha appena avuto il Nobel, ma l’incontro era programmato già da prima. I nostri media sono sorpresi e sconcertati (il Nobel a una sconosciuta? Mai sentita nominare… avrà vinto per correttezza politica perché è nera e donna… avrà vinto perché lo impone l’imperialismo americano…) ma gli americanisti della Sorbona si erano accorti ben prima di quasi tutti noi che eravamo in presenza di un classico (a nearness to tremendousness, mi viene da dire, con le parole di Emily Dickinson: la vicinanza, nella persona e nell’opera, di qualcosa di più grande, più vasto, più profondo, più potente. Più umano). Nel suo intervento in quel seminario parigino, una studiosa greca, Stephanie Demetrakopoulos, raccontò: «Stavo leggendo 
Beloved insieme con un gruppo di donne della Tracia rurale. A un certo punto, una di loro mi interrompe gridando: “Quel libro ha rubato la mia vita. Sono io che ho ucciso mia figlia durante la guerra civile, per evitare che cadesse nelle mani dei fascisti. Quella storia è la mia”». Ancora una volta, Belovedshe’s mine.

 Toni Morrison (Chloe Anthony Wofford) (1931-2019)
Incipit

Beloved
124 was spiteful. Full of a baby's venom. The women in the house knew it and so did the children. For years each put up with the spite in his own way, but by 1873 Sethe and her daughter Denver were its only victims. The grandmother, Baby Suggs, was dead, and the sons, Howard and Buglar, had run away by the time they were thirteen years old - as soon as merely looking in a mirror shattered it (that was the signal for Buglar); as soon as two tiny hand prints appeared in the cake (that was it for Howard). Neither boy waited to see more; another kettleful of chickpeas smoking in a heap on the floor; soda crackers crumbled and strewn in a line next to the doorsill.
Amatissima
Il 124 era carico di rancore. Carico del veleno d'una bambina. Le donne lo sapevano, e così anche i bambini. Per anni ognuno aveva cercato a modo suo di sopportare il rancore di quella casa ma, nel 1873, le uniche vittime rimaste erano Sethe e sua figlia Denver. La nonna, Baby Suggs, era morta e i due ragazzi, Howard e Buglar, erano scappati via a tredici anni, non appena, al solo guardarsi nello specchio, questo si era frantumato (il segnale per Buglar), non appena erano apparse sulla torta le due minuscole impronte di una manina (il segnale per Howard). Nessuno dei due aveva aspettato di vedere altro: l'ennesima pignatta ricolma di ceci fumanti rovesciata sul pavimento, le gallette in briciole sparpagliate a terra lungo una linea parallela all'uscio di casa.

(Traduzione: Giuseppe Natale)

A Mercy (...)
Don’t be afraid. My telling can’t hurt you in spite of what I have done and I promise to lie quietly in the dark – weeping perhaps or occasionally seeing in the blood once more – but I will never again unfold my limbs to rise up and bare teeth. I explain. You can think what I tell you a confession, if you like, but one full of curiosities familiar only in dreams and during those moments when a dog’s profile plays in the steam of a kettle. Or when a corn-husk doll sitting on a shelf is soon splaying in the corner of a room and the wicked of how it got there is plain. Stranger things happen all the time everywhere. You know. I know you know.

Il dono (...)
Non aver paura. raccontartelo non può farti del male, nonostante tutto quello che ho fatto, e prometto di giacere in silenzio nell'oscurità - forse piangendo o vedendo di tanto in tanto di nuovo il sangue - ma non dispiegherò più le mie membra per alzarmi e mostrare i denti. Ti spiego. Puoi pensare che quello che ti dico sia una confessione, se vuoi, ma una confessione piena di stranezze familiari solo nei sogni e in quei momenti in cui il profilo di
un cane si staglia nel vapore di un bollitore. O quando una bambola di foglie di mais seduta su uno scaffale si spappola improvvisamente nell'angolo di una stanza e la malvagità di vome ci sia finita è evidente. Cose più strane accadono sempre e ovunque. Lo sai. So che lo sai. 


Paradise
They shoot the white girl first. With the rest they can take their time. No need to hurry out here. They are seventeen miles from a town which has ninety miles between it and any other. Hiding places will be plentiful in the Convent, but there is time and the day has just begun.
They are nine, over twice the number of the women they are obliged to stampede or kill and they have the paraphernalia for either requirement: rope, a palm leaf cross, handcuffs, Mace and sunglasses, along with clean, handsome guns.
Paradiso
Sparano prima alla ragazza bianca. Per il resto c'è tempo. Quaggiù non c'è bisogno di affrettarsi. Sono a diciassette miglia da un paese che ne dista novanta dalla località più vicina. Nel Convento i posti per nascondersi sono tanti, ma c'è tempo e il giorno è appena cominciato.
Sono in nove, più del doppio rispetto al numero di donne che sono costretti a mettere in fuga o ad ammazzare, e hanno con sé l'occorrente per entrambe le esigenze: una corda, una croce di foglie di palma, le manette, uno spray che rende temporaneamente ciechi, occhiali da sole e armi lucide, belle.

(Traduzione: Franca Cavagnoli)