Austin – «Abbiamo due bambine piccole, per noi la qualità della scuola pubblica e il rispetto per le donne sono questioni centrali. Il modo in cui l’Assemblea statale del Texas ha legiferato per restringere i diritti delle donne è intollerabile e il nostro governatore ha fatto molto per peggiorare la qualità delle scuole pubbliche. James Talarico è stato insegnante in una zona povera di San Antonio, conosce la situazione». A parlare mentre fa la fila per andare ad ascoltare il comizio del candidato democratico candidato al Senato in Texas, è una giovane donna di origine ispanica di nome Karyme. Suo marito, barba incolta e un grande tatuaggio sul polpaccio, annuisce. In fila sono tanti, riempiranno il cortile dove parlerà il candidato e in molti rimarranno fuori ma resteranno ad ascoltare per poi salutare Talarico che risale sull’autobus nero della sua campagna scandendo il suo nome.

Nelle contee del sud dello Stato che non elegge un senatore democratico dal 1988 la comunità ispanica è stragrande maggioranza, a Laredo il 90 per cento, e nel 2024 ha sorpreso analisti e sondaggisti perché per metà ha votato Trump. Non che il presidente repubblicano avesse bisogno dei voti ispanici, ma quel segnale terrorizzò i democratici, che confidavano in un sostegno costante della comunità che cresce più rapidamente in tutti gli Stati Uniti. «Parlavo con mia suocera e molte delle sue amiche credono a queste scemenze sui democratici che vogliono distribuire cure di ormoni nelle scuole per rendere i ragazzi trans e per questo torneranno a votare repubblicano. In tanti però si sono pentiti».

Cambio di umore


Che siano pentiti lo crede anche Orlando, che ha appena comprato un cappellino della campagna del 37enne candidato con la faccia del bravo ragazzo di provincia: «In tanti hanno creduto che sarebbero calati i prezzi. Hanno avuto l’Ice in cambio, tutti da queste parti conoscono qualcuno senza documenti, brava gente che lavora». Il Texas è uno Stato conservatore e religioso e anche una buona parte degli ispanici lo è, ma non in maniera ideologica come quello della destra evangelica.

Talarico è in leggero vantaggio nei sondaggi e gli ispanici sono un bel pezzo di questa sorpresa. Non basterebbero, ma l’impressione è che la sua campagna generi entusiasmo, a differenza di quella del suo avversario.

L’ultraconservatore Ken Paxton, procuratore generale dello stato famoso per essere stato messo sotto impeachment dal suo stesso partito perché corrotto, è un pessimo comiziante. I suoi discorsi sono piuttosto piatti e per entusiasmare il pubblico anziano e bianco serve la musica e i volontari che invitano a cantare e battere le mani. Due giorni fa, Thelma Louise, una influencer Maga afroamericana, è stata accompagnata fuori dal comizio di Paxton perché scambiata per una provocatrice. Segno che nel Partito repubblicano non si aspettano gran sostegno da parte delle minoranze, se c’è un nero è lì per disturbare.

Al comizio di Paxton a Selma, un sobborgo a nord di San Antonio abbiamo visto solo bianchi, una signora ci ha parlato di «quel pazzo pericoloso di Mamdani». Frank, alto, magro, con dei folti baffi bianchi e un cappellino con su scritto “Veteran”, conferma che la sua preoccupazione sono le persone trans nello sport al college e le terapie ormonali. Da diversi anni a questa parte il partito repubblicano del Texas ha fatto di tutto per rappresentare la battaglia politica come una lotta tra il bene e il male. E così si sono fatte leggi sui libri che si possono leggere a scuola, sul concepimento, sull’affissione dei dieci comandamenti nelle aule. L’idea trasmessa, specie all’elettorato rurale del nord dello stato, è che una vittoria democratica significherebbe un passo verso l’inferno.

Tech-influenze


Poi ci sono gli interessi. I repubblicani hanno incentivato l’istruzione privata con dei voucher, Trump è il presidente dei petrolieri e qui si produce il 43 per cento del petrolio nazionale. Nello Stato c’è anche un numero enorme di progetti di data center, la gente non li vuole, ma Elon Musk sì e anche per questo finanzia con decine di milioni la campagna di Paxton.

La novità dei candidati democratici, Talarico e la donna ispanica che sfida il governatore Abbott, Gina Hinojosa, sta nell’astuzia di accompagnare un’agenda relativamente progressista senza toccare nervi scoperti: il petrolio non si tocca. Ma gli interessi sono anche quelli dei costruttori a cui i raid dell’Ice hanno fatto sparire metà della manodopera o degli allevatori che per la stessa ragione hanno protestato per quei raid con una lettera aperta. L’economia vive molto del lavoro degli indocumentados. Il fronte opposto parla di trans, agita lo spauracchio di tasse che aumenteranno e di Talarico il vegetariano – un falso.

Negli ultimi giorni di campagna elettorale Talarico sarà soprattutto al sud, il tentativo è quello di mobilitare il più possibile gli ispanici e delle città: San Antonio, Houston, l’hub tecnologico di Austin.

Nello Stato vota in anticipo da qualche giorno e davanti a un seggio di San Antonio parliamo con tre ragazzi. Lui è omosessuale e figlio di immigrati, impaurito dai toni dei repubblicani. Dice che diversi i suoi coetanei andranno a votare non avendolo fatto prima, pur potendo, nel 2024. A oggi ha votato quasi un quarto degli elettori, un milione e mezzo in più delle elezioni di midterm del 2022 e poco meno che nelle presidenziali del 2024. Una vittoria democratica nello Stato sarebbe un terremoto. In passato i sondaggisti hanno sbagliato attribuendo un vantaggio a candidati democratici che poi hanno perso. Il 3 novembre sapremo se i guru dei numeri hanno migliorato il loro metodo di selezione dei campioni o il vantaggio di Talarico è illusorio.