rodin ai piedi di michelangelo
Parigi. Marmi, bronzi, terrecotte, gessi, calchi e molta grafica restituiscono il debito dell’artista francese verso lo scultore, l’antico e il Rinascimento, che è evidente soprattutto nella resa della nudità eroica del corpo maschile
Fernando Mazzocca
Il Sole 24ore, 29 giugno 2026
Genio dalla personalità magnetica, Rodin si è confrontato con i più grandi scultori di tutti i tempi, per cui venne giustamente celebrato, e continua a esserlo, come l’artefice di una rigenerazione della scultura. Un mito che lo consacrò come il moderno Michelangelo. Del resto, il suo debito verso il Buonarroti appare infinito, anche se non si tratta mai di plagio o imitazione, ma di una geniale riappropriazione e ricreazione dello spirito di quel grande che aveva al suo tempo rivoluzionato il linguaggio della scultura, così come farà anche Rodin conseguendo una gloria mondiale. Al confronto tra questi due giganti il Louvre ha voluto dedicare, in collaborazione con il Musée Rodin da cui sono arrivati molti capolavori e grazie a eccezionali prestiti internazionali, in particolare, per i disegni di Michelangelo, una mostra straordinaria ed emozionante ambientata nei grandiosi spazi della Hall Napoléon. Vi sono esposte in un serrato dialogo 200 opere, tra marmi, bronzi, terrecotte, gessi, calchi e molta grafica. Da Michelangelo si passa ai Manieristi fiorentini con sculture di Vincenzo Danti, Pierino da Vinci, Vincenzo de Rossi, ispirate a Buonarroti, per arrivare all’attualità cioè l’eredità contemporanea rappresentata da protagonisti come Joseph Beuys, Bruce Nauman, Giuseppe Penone, Jana Sterbak.
Ma, ritornando a Rodin, i quindici viaggi in Italia, dal 1876 sino a cinque anni prima della morte, dimostrano quando sia stato profondo il suo legame con il nostro Paese dove comunque rimaneva fondamentale l’esperienza dell'Antico e del Rinascimento. La strategia delle sue presenze italiane è intesa a conquistare il successo nella terra che era stata la grande culla della scultura, attraverso la sua presenza alle esposizioni nazionali e internazionali tra Torino, Roma e soprattutto le Biennali di Venezia. Esporre in Italia significò per lui come un ritorno alle origini, cioè la possibilità di confrontarsi con i grandi maestri del passato, non solo il prediletto Michelangelo, ma anche Donatello e gli altri protagonisti del Quattrocento. Forse l’evento che deve avergli dato più soddisfazione fu quando uno dei suoi capolavori l’Homme qui marche, dopo essere stato esposto a Roma nel 1911, verrà installato nel corso dell’anno seguente nel cortile di Palazzo Farnese, il grande edificio realizzato da Michelangelo.
In questa mostra, il confronto tra i due segue il comune obbiettivo di rendere visibile nella loro ricerca plastica, relativa soprattutto al nudo identificato come il tema da sempre privilegiato dalla scultura, l’energia interiore che emerge dalla vibrante resa delle anatomie. Questo risalta con grande potenza nell’emozionante ouverture affidata a cinque capolavori emblematici, come i due Schiavi michelangioleschi del Louvre, quello ribelle e quello morente, affiancati ai capolavori dal Musée Rodin: l’Età del bronzo, Adam e Jean d’Aire. Nella prima delle cinque sezioni, intitolata Due artisti mitici, la loro proiezione nel mito è rievocata dai ritratti, dalle rappresentazioni icastiche delle loro vicende biografiche, dagli omaggi artistici e dalle reliquie, per poi mettere a fuoco l’ importanza dei modelli michelangioleschi per Rodin, a partire dalla folgorazione – durante il primo viaggio a Firenze del 1876 – di fronte alla Cappella dei Principi a San Lorenzo (evocata in mostra dai bellissimi calchi d’ epoca realizzati da Vincenzo Danti), quando poté immergersi in quella magnifica “opera totale” che gli svelò, come scrisse all’amica Rose Beuret, «qualcuno dei suoi segreti». Nella sezione successiva, Natura e antico: reinventare il modello, emerge come le principali fonti d’ispirazione dei due artisti siano stati l’osservazione dal vero del corpo umano, privilegiando la nudità eroica di quello maschile, e lo studio dei modelli antichi. Alla grande conoscenza e sperimentazione dell’anatomia da parte di Michelangelo, dedito alla pratica della dissezione, si contrappongono in Rodin le lunghe ore di confronto con i modelli viventi. Entrambi venerarono quella meraviglia della scultura classica che è il Torso del Belvedere, da cui trassero la passione per il non-finito, al centro della terza sezione. Si tratta del punto di forza della poetica di Buonarroti ripreso da Rodin, nell’intento di lasciare nella materia i segni dell’atto creativo, mettendo in risalto il flusso di vita che attraversa i corpi come nella potenza dei torsi, da lui concepiti come opera autonoma da cui inizia uno dei grandi temi della scultura moderna, come emerge nelle due sezioni finali (Corpi e anime, Energia e vita) in cui ci si inoltra nel presente sino all’emozionante video di Nauman Walking a line.
Michel-Ange
Rodin.
Corps vivants
Catalogo Gallimard/Musée du Louvre, pagg. 64, € 11,50
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