Nicoletta Martinelli
Settimane per disegnare una G: così Michelangelo è diventato un font
Avvenire, 15 ottobre 2026
Michelangelo Buonarroti è stato un artista eccezionale, un genio eclettico (significa che era abile in molte e differenti attività) che ha realizzato capolavori in ogni campo in cui si è cimentato: architettura, scultura, pittura. Scriveva anche poesie. E proprio sulla sua scrittura si è concentrato un progetto voluto dalla Fabbrica di San Pietro e realizzato da studiogusto®: disegnare un carattere tipografico ispirato alla calligrafia del grande artista. È nato così Michelangelus, un nuovo font leggibile, moderno e accessibile a tutti gratuitamente. Per completare il lavoro ci sono voluti anni: per risalire alle caratteristiche distintive della grafia di Michelangelo è stato necessario studiare i documenti originali conservati negli archivi della Fabbrica di San Pietro, l’ente che si occupa della cura e della manutenzione della basilica vaticana, i testi custoditi dall’Archivio Apostolico Vaticano e quelli che si trovano a Casa Buonarroti, a Firenze.
Al lavoro, lettera per lettera
La scrittura di Michelangelo è già molto bella. È stato difficile trasformarla in un font? «Non volevamo riprodurla fedelmente, ma ricondurla a un carattere moderno – spiega Donata Zucca, capoprogetto di studiogusto® – utilizzabile in contesti diversi, sia digitali sia stampati. Analizzando la scrittura dell’artista, ci siamo resi conto che nel suo modo di scrivere c’era una struttura quasi architettonica. Nulla sembrava casuale». Alla base del font «c’è una geometria molto precisa, che abbiamo individuato nei manoscritti, nella firma e nelle lettere maiuscole e minuscole. Michelangelo scriveva in modo diverso a seconda del contesto. Nelle iscrizioni sulle opere utilizzava forme differenti rispetto ai manoscritti, dove prevaleva il corsivo. Abbiamo quindi lavorato lettera per lettera, cercando un equilibrio tra questi elementi». Dev’essere stato emozionante avere tra le mani qualcosa scritto da Michelangelo: «Esatto» risponde Domenico Berterame, amministratore delegato di studiogusto®, anche se nei documenti legati al suo lavoro «Michelangelo si serviva spesso di uno scrivano. Abbiamo dovuto cercare le tracce autentiche della sua mano e studiarle. A Casa Buonarroti, abbiamo trovato documenti autografi, soprattutto lettere a parenti e amici. Anche dalla corrispondenza emerge quanta importanza desse alla scrittura. In una lettera c’è un passaggio in cui rimprovera il nipote Leonardo per il modo disordinato in cui scrive».
Alcune lettere sono state più difficili da riprodurre per i disegnatori di studiogusto®: «Per la sola G della variante corsiva abbiamo lavorato per settimane. Era una delle lettere più curve e interessanti dal punto di vista calligrafico, una di quelle che emergevano maggiormente nei manoscritti» spiega Donata Zucca. «Anche la M di Michelangelo ci ha richiesto molto lavoro – riprende – perché sono lettere particolarmente caratterizzate, nelle quali abbiamo cercato di conservare un richiamo alla sua scrittura senza compromettere la leggibilità». Michelangelus ha quattro stili – tondo, grassetto, corsivo e grassetto corsivo – e comprende circa 500 glifi, quindi lettere, simboli e segni di punteggiatura.
Il patrimonio trova la sua voce
Ma come è nato il progetto e perché proprio la calligrafia di Michelangelo e non, per esempio quelle di Leonardo o Raffaello, altri due grandi artisti del Rinascimento? «Per i 400 anni dalla consacrazione della Basilica, la Fabbrica di San Pietro cercava un modo per far parlare il proprio patrimonio artistico, culturale e spirituale con il linguaggio di oggi. Abbiamo proposto il segno che ci sembrava più duraturo, restituire alla Basilica la voce di uno dei suoi architetti, con un carattere tipografico nato dalla scrittura di Michelangelo» racconta Domenico Berterame. L’incarico è arrivato durante il pontificato di papa Francesco e ha visto la luce grazie all’apprezzamento e all’approvazione di Leone XIV.






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