sabato 4 luglio 2026

La Sanseverina

 

Sulla Sanseverina di Stendhal
Time's Flow Stemmed, 13 aprile 2011

Giunti a circa due terzi de La Certosa di Parma , ciò che colpisce maggiormente è la vitalità che Stendhal infonde ai suoi personaggi. La trama può affievolirsi, le sfumature della vita di corte italiana possono perdere la loro immediatezza, ma alcune figure rimangono vivide: Fabrizio del Dongo, il malinconico Conte Mosca e, soprattutto, la Duchessa Sanseverina.

Simone de Beauvoir, una delle prime e più fedeli ammiratrici di Stendhal, ne elogiò la profonda comprensione della condizione femminile. Ne Il secondo sesso , scrisse che Stendhal, un amico intimo delle donne, non credeva nel mistero femminile: per lui non esisteva un'essenza eterna che definisse la femminilità. Rifiutava la ripetizione pedante di tratti attribuiti a uomini e donne, paragonandola agli errori di valutazione di un parigino che, osservando i giardini di Versailles, giungesse alla conclusione che gli alberi nascono già potati.

De Beauvoir ha inoltre osservato che Stendhal non descrive mai le sue eroine semplicemente in relazione ai suoi eroi: attribuisce loro un destino proprio. Il suo sforzo di immedesimarsi in un personaggio femminile, suggerisce, era unico tra i romanzieri.

Questa è la forza di Sanseverina, e anche di Clelia, la seconda donna che ama Fabrizio. È attraverso queste donne che Fabrizio impara a conoscere il mondo, eppure esse rimangono figure indipendenti, le cui vite sono plasmate da scopi che vanno oltre lui. Anche se Fabrizio dovesse svanire sullo sfondo di Certosa , la storia di Sanseverina persisterebbe, insistente e completa.

Stendhal, La Certosa di Parma, 1839  

Umiliato dal rifiuto della duchessa Sanseverina di cedere, il principe di Parma coglie l'occasione per imprigionare Fabrice, nipote della duchessa, per il quale lei farebbe qualsiasi cosa. Il principe crede di poter finalmente costringere la duchessa a obbedire. Ma le cose andranno ben oltre.

In questa scena emerge la figura quanto mai vivida della duchessa Sanseverina, una donna italiana piena di forza e carattere, che configura uno dei personaggi femminili più seducenti di tutta la letteratura coeva.

Capitolo XIV

Quello che la duchessa diceva lo pensava e alle sue ultime parole i domestici scoppiarono in pianto; anche lei aveva gli occhi umidi; aggiunse con voce commossa: “Pregate Dio per me e per monsignor Fabrice del Dongo, primo gran vicario di questa diocesi, che verrà domani condannato alla galera, o ciò che sarebbe già meno stupido, alla pena di morte.
La commozione della servitù si manifestò senza più ritegno e cominciavano già ad udirsi grida poco meno che sediziose quando la duchessa salì in carrozza e si fece condurre a palazzo. Malgrado l'ora indebita, pregò di sollecitarle un'udienza presso il sovrano il generale Fontana, aiutante di campo di servizio; il quale non nascose il suo profondo stupore, vedendo che la duchessa non era in abito di corte. Il principe invece, nonché irritarsi, di quella richiesta d'udienza non fu neppure sorpreso. Stropicciandosi le mani, si disse: "Ora vedrò dei begli occhi piangere! Viene a chieder grazia. La vedrò finalmente umiliarsi questa altezzosa bellezza. Era intollerabile, con le sue arie d'indipendenza! Alla menoma cosa che la urtasse, i suoi occhi che parlano pareva mi dicessero: - Napoli o a Milano sarebbero un soggiorno ben altrimenti piacevole di questa vostra cittadina di Parma - .  È vero: io no regno su  Napoli né su Milano; ma, insomma, la gran dama viene lo stesso a chiedermi qualche cosa che dipende unicamente da me e ch'essa arde dal desiderio di ottenere. Ho sempre pensato che dalla venuta di quel suo nipote qualche cosa di buono l'avrei tirato".
Sorridendo a questi pensieri e abbandonandosi alle più rosee previsioni, il principe andava su e giù pel gabinetto, mentre il generale Fontana restava ritto impalato sulla soglia come un soldato al presentat'arm. Vedendo gli occhi del principe brillare, e ricordando che la duchessa era in abito da viaggio, il generale credette alla fine della monarchia. Ma il suo stupore divenne sbalordimento quando udì il principe dirgli: - Preghi la signora duchessa di attendere un breve quarto d'ora. 
... Passati venti minuti il fido Fontana si presentò all'uscio, ma senza dir motto. - La duchessa Sanseverina può entrare, - declamò il principe in tono teatrale. "Ora si dà inizio alle lacrime" e, come per prepararvisi, tirò fuori il fazzoletto.
Mai la duchessa era stata così vivace, e così bella: in questo momento non aveva venticinqu'anni. Vedendo di che passetto svelto sfiorava il terreno, il povero aiutante di campo credette di sognare. 
- Ho molte scuse da chiedere a Vostra Altezza Serenissima, - disse la duchessa con la sua voce agile e gaia; - mi son presa la libertà di presentarmi con un abito che non è precisamente quello che ci vorrebbe; ma Vostra Altezza è stata sempre buona con me che oso sperare vorrà passare anche su questa mia sconvenienza.
Parlava adagio per darsi il tempo di godere della faccia del principe: divertentissima pel profondo stupore che esprimeva in contrasto con quel che restava del piglio maestoso, ancora testimoniato dall'atteggiamento del capo e delle braccia. Il principe era rimasto come fulminato; la sua vocetta agra e impacciata s'udiva scoppiare in dei: "Come! come!" appena articolati. La duchessa, snocciolato il suo complimento, come per deferenza tacque lasciando all'altro yuyyo il tempo per rispondere; quindi, aggiunse: 
- Ardisco sperare che Vostra Altezza Serenissima si degni di scusare la  sconvenienza del mio abito -. Ma così dicendo le guizzava negli occhi un tal sarcasmo che il principe, a disagio, distolse i suoi e guardò la volta: segno in lui del maggior imbarazzo.
- Come! come! - squittì ancora; poi, per sua fortuna trovò una frase:
- Signora duchessa, s'accomodi dunque! - e spinse verso di lei una poltrona con sufficiente galanteria. Toccata da quel gesto, la duchessa moderò la petulanza dello sguardo.
Un: "Come! come!" venne fuori per la terza volta: il principe s'agitava nella poltrona, pareva non trovasse modo di sistemarvisi.
- Approfitto del fresco della notte per viaggiar con la posta; e siccome la mia assenza può protrarsi alquanto, non ho voluto uscire dagli Stati di Sua Altezza Serenissima senza averla ringraziata di tutte le bontà che in questi cinque anni si è dagnata di avere per me.
A queste parole il principe finalmente capì e divenne pallido: nessuno soffriva come lui di vedersi deluso nelle proprie previsioni. Quindi assunse un'aria maestosa per niente indegna del ritratto di Luigi XIV che gli stava davanti.
"Alla buon'ora!" pensò la duchessa.
- E qual è il motivo della sua improvvisa partenza? - chiese il sovrano d'un tono abbastanza fermo. 
- Da tanto avevo questo progetto, - rispose la duchessa, e mi fa affrettare la partenza il trattamento, piuttosto ingiurioso, che si usa a monsignor del Dongo, il quale sarà domani condannato a morte o alla galera.
- E quale città è meta del vostro viaggio?
- Napoli, penso -. Ed aggiunse alzandosi: Altro non mi resta che prender congedo da Vostra Altezza Serenissima e umilmente ringraziarla delle sue passate bontà. 
A sua volta parlava con un tono così deciso che il principe capì che entro due secondi tutto sarebbe finito; se la duchessa arrivava a partire, egli sapeva che non vi sarebbe stato più rimedio: non era donna, quella, da tornare sulle proprie decisioni. Le corse dietro e prendendole una mano:
- Ma lei sa, signora duchessa, che io le ho sempre voluto bene; ho sempre avuto per lei un'amicizia alla quale sarebbe dipeso unicamente da lei dare un altro nome. Ora, un omicidio è stato commesso, è cosa che non si può negare: io ho affidato l'istruttoria del processo ai miei migliori giudici...
A queste parole la duchessa si drizzò in tutta la sua alterezza; ogni apparenza di deferenza e in di urbanità sparì da lei in un batter d'occhio; restò solo la donna oltraggiata, ed una donna oltraggiata che parla ad uno ch'essa sa in malafede. Col tono della più viva collera ed anzi del disprezzo disse al principe, calcando ogni parola:
- È per non sentir parlare mai più del fiscale Rassi e d'altri infami assassini che hanno condannato a morte mio nipote, come han fatto per tanti altri innocenti, che io abbandono per sempre gli Stati di Vostra Altezza Serenissima. Se Vostra Altezza non vuole che un senso di amarezza turbi gli ultimi istanti che passo presso un principe sempre cortese e intelligente quando non è ingannato, la prego umilissimamente di non ricordarmi codesti giudici infami che si vendono per mille scudi o per una croce. 
Il tono e soprattutto l'accento di convinzione con cui quelle parole furono pronunziate federo trasalire il principe; un attimo temette che un'accusa anche più diretta venisse a mettere in gioco la sua dignità; ma, tutto sommato, la sua sensazione finì per essere di piacere: ammirava la duchessa: fremente da capo a piedi, era in questo momento superba di bellezza. "Gran Dio! com'è bella! - si disse, - bisogna lasciar passare qualche cosa ad una donna quale forse non esiste forse un'altra in tutta Italia.. Con un po' di politica potrei fose farmene un giorno l'amante; c'è una bella differenza tra lei e quella pupattola della matchesa Balbi, che,  ancora, smunge ogni anno trtecentomila lire almeno sai miei poveri sudditi... Però, mi sbaglio, o l'ha detto? Di colpo si sovvenne: condannato mio nipote e tanti altri innocenti! Allora la collera ebbe il sopravvento e fui con la fierezza degna del sovrano che dopo una pausa disse: - E che bisognerebbe fare perché la signora non partisse?
Qualche cosa di cui Vostra Altezza serebbe incapace, ribarrè la duchessa col tono della più amara ironia e del disprezzo meno dissimulato. 






In viaggio per Itaca

Kevin Rushby
La mia personalissima Odissea greca: un viaggio in barca a vela verso l'isola di Itaca

The Guardian, 4 luglio 2026

Scendendo a riva dalla barca, scorgo una stretta spiaggia di ciottoli ricoperta di legni portati dalla corrente. Ci sono tronchi, canne di bambù e le assi essiccate al sole di un vecchio relitto. La ripida salita sulla collina alle mie spalle non è facile. Costeggio fitti cespugli spinosi e antichi ulivi abbandonati, arrampicandomi su affioramenti calcarei frastagliati. Ogni volta che infilo le dita in una nicchia rocciosa penso ai serpenti. Gli unici abitanti, però, sono i ragni. Le loro tele sono tessute tra gli alberi, così fitte e resistenti che afferro un bastone per tagliarle. Nessuno è stato qui per molto tempo.

Vicino alla cima della collina mi imbatto in un edificio di pietra in rovina. Chissà chi ci abitava? E dove saranno andati? Pochi passi più avanti, il paesaggio termina bruscamente in una scogliera bianca a picco su un mare di un blu improbabile. In lontananza, nella foschia, scorgo un arcipelago di isole Ionie e so che una di queste deve essere Itaca.

Illustrazione: Guardian Graphics

In quel momento sento dei passi che mi corrono sulla fronte e lascio uscire un urlo involontario. Un Achille aracnide è venuto a vendicarsi. Balzo in piedi, agitando le braccia. L'eroe a otto zampe si dirige verso gli inferi della mia ascella sinistra.

Nei racconti epici originali di avventura umana, l'azione inizia nel mezzo della storia, una regola identificata per la prima volta dal poeta romano Orazio. In quel momento cruciale il nostro protagonista si trova in una situazione terribile: probabilmente perso in mare, spesso nudo e sempre solo. Vogliamo sapere: come si è arrivati ​​a questo punto di non ritorno e dove andrà a finire? È uno schema che si ripete all'infinito. Prendiamo, ad esempio, il classico del 2002 The Bourne Identity , con Matt Damon, che appare nelle sequenze iniziali galleggiando nel Mediterraneo come un polpo stordito. Non sa nemmeno chi sia, ma grazie all'ospitalità degli sconosciuti e a catartici sfoghi di estrema violenza, si avvicina lentamente alla felicità.

Matt Damon nei panni di Ulisse nel film di Christopher Nolan. Fotografia: Melinda Sue Gordon/Universal Pictures

Ora Matt ha l'opportunità di rifare tutto da capo, con una gonna a pieghe e un elmo di bronzo, nei panni di Ulisse ne "L'Odissea" di Christopher Nolan, un blockbuster da 250 milioni di dollari in uscita il 17 luglio nel Regno Unito e negli Stati Uniti, con un cast stellare che include quasi tutte le divinità del firmamento hollywoodiano. Tornando però all'Ulisse letterario (con la brillante traduzione di Emily Wilson), si scopre che è molto più di un eroe d'azione hollywoodiano. Questo marito amante della casa è anche un bugiardo patologico, un donnaiolo seriale, un assassino, un falegname e, soprattutto, un viaggiatore. E come tutti i viaggiatori, seduto attorno a un fuoco da campo in un futuro imprecisato, con gli ascoltatori in trepidante attesa, è costretto ad affrontare il difficile problema di come trasmettere appieno l'impatto viscerale di ciò che è accaduto durante il suo viaggio e al tempo stesso catturare l'attenzione del pubblico. Tradizionalmente, ci sono due opzioni: la verità completa o una verità più completa.

L'inizio della nostra odissea è di buon auspicio. Lasciata Palairos, navighiamo verso un branco di delfini che si stringono intorno alla prua, abbastanza vicini da poter incrociare i loro sguardi.

Tornato sulla cima della scogliera, tormentato dal solletico di Achille, mi tuffo nell'improbabile mare blu solo per scoprire che il mio aggressore si è trasformato in un mostro a sei teste che mi trascina verso un gigantesco vortice. E ho perso gli occhiali.

Ero arrivato qualche giorno prima sulla terraferma greca e mi ero imbarcato per Itaca. In realtà è più facile di quanto sembri. Per prima cosa, bisogna trovare un amico con le giuste credenziali veliche (o ottenerle direttamente alla Royal Yachting Association ), poi radunare un equipaggio e cercare una barca. In alternativa, si può pagare un supplemento e noleggiare uno skipper. Noi abbiamo navigato con Neilson Holidays , che ha una base sulla terraferma vicino a Palairos, nel Mar Ionio. A seconda dell'esperienza e delle qualifiche, si può seguire una flottiglia o andare da soli. Arriviamo e troviamo la nostra barca, Cafard , che il mio amico skipper poliglotta, Fabian, traduce come Scarafaggio Depresso . Mi chiedo se sia un errore di ortografia di Cavafy (Costantino P), il poeta greco che scrisse:

Quando parti per Itaca
Chiedi che il tuo viaggio sia lungo,
pieno di avventura e di insegnamenti

Kevin Rushby e la sua squadra in viaggio verso Ithaca. Foto: Kevin Rushby

Facciamo rifornimento e salpiamo. L'avventura e l'apprendimento sono ciò che ci aspetta. Mia moglie, Sophie, non ha mai navigato prima e sta ingoiando pastiglie contro il mal di mare più velocemente di quanto gli uomini di Ulisse divorarono le mandrie del dio Sole, e quella non finì bene. Riusciremo a riscoprire il senso omerico di meraviglia e novità nel nostro viaggio verso Itaca? E a raccontarvelo con sincerità?

Nonostante il nome dello yacht, l'inizio è promettente. Lasciata Palairos, navighiamo verso un branco di delfini che nuotano intorno alla prua, così vicini da poterci guardare negli occhi. Trascorriamo la notte a Kalamos, un'isola boscosa dalle pareti scoscese con un piccolo porto. Nella taverna, i gatti si sdraiano sotto le sedie dove anche i vecchietti si godono un bicchiere di ouzo. Si parla di un drone militare precipitato, ritrovato da alcuni pescatori in una grotta marina a nord di qui. Il motore era ancora acceso e a bordo c'erano 100 kg di esplosivo. Mi chiedo se anche questa storia sia un po' esagerata. O forse è collegata alla presenza di russi ostili su alcune isole, nascosti dietro cartelli di avvertimento per cani feroci? A Ulisse non sarebbe piaciuto. Era infallibile nel riconoscere qualsiasi abuso di ospitalità, e forse un po' troppo sensibile quando si trattava di altri uomini che flirtavano con sua moglie.

A Meganisi troviamo la tranquillità: facciamo snorkeling tra banchi di pesci, esploriamo vaste grotte marine e brindiamo a Omero.

La mattina successiva salpiamo, fermandoci a Porto Leone, un villaggio di Kalamos abbandonato dopo il terremoto del 1953. Il programma prevede una nuova sosta all'isola di Atokos, dove si dice che i cinghiali selvatici nuotino al largo della spiaggia, ma il vento si alza e ci ritroviamo a sbattere violentemente contro le onde. Fabian si sta divertendo un mondo. Sophie, stupita di non soffrire il mal di mare, lancia grida di gioia.

Ci dirigiamo verso Kioni, sull'isola di Itaca, poco più di un piccolo agglomerato di vecchie case che si affacciano su un porto incantevole. Mi dicono che ad agosto i posti barca sono tutti occupati prima di pranzo. Il lungomare è un delizioso mix: un negozio all'angolo che vende di tutto, un panificio di prim'ordine, taverne e boutique eleganti, il tutto avvolto da coloratissime bouganville. In uno studio d'arte, un velista dai capelli ramati e dai modi regali sta chiedendo il prezzo di una scultura a forma di pesce spada.

"Sono 15.000 euro", sussurra l'assistente.

Non tutto è così costoso: abbiamo scoperto che una buona cena con vino si può fare con meno di 25 euro a persona.

Il giorno successivo, percorro alcuni dei sentieri dell'isola, una rete che avrebbe un disperato bisogno di una potatura. Nella cittadina di  Stavros , il piccolo museo custodisce una straordinaria collezione di tesori omerici ritrovati in una grotta vicina: un frammento di ceramica del II secolo a.C. con l'iscrizione "prega Ulisse" e diversi pezzi di calderone tripode in bronzo databili al IX secolo a.C. Nell'immaginario locale, questi sono alcuni dei doni feaci menzionati nell'Odissea.

Esplorazione delle grotte di Meganisi in paddleboard. Fotografia: Kevin Rushby

Un miglio più avanti lungo il sentiero, in un sito noto come la Scuola di Omero, si trovano le rovine di quello che potrebbe essere stato un palazzo: una prova sufficiente per gli abitanti del luogo per costruire un modellino nella piazza di Stavros e identificare con sicurezza la camera da letto di Ulisse. Ascoltando attentamente, si può quasi sentirlo: "Onestamente Penelope, mi hanno stregato entrambe. Ero uno schiavo sessuale. Non vedevo l'ora di tornare a casa". La tradizione di narrare le gesta di Ulisse è ancora in ottima salute.

Nel rinomato Margarita Cafe si può ammirare un'altra prelibatezza tradizionale: i dolci. La specialità locale è il rovani , una deliziosa preparazione speziata servita con gelato.

Il nostro viaggio tocca Cefalonia e il rumoroso porto di Sivota, sulla terraferma, ma il momento clou arriva con l'ancoraggio solitario al largo della misteriosa isola di Meganisi. Alcune zone della costa ionica sono in piena espansione edilizia: palazzi di vetro e cemento si estendono sulle colline come una brutta eruzione cutanea. Ma qui troviamo la tranquillità: snorkeling tra banchi di pesci, esplorazione di vaste grotte marine e un brindisi al magnifico poeta Omero e all'ispirazione che ha dato a così tante persone per quasi tre millenni. Dopo una settimana in mare, facciamo ritorno a Palairos. Ci siamo divertiti tutti moltissimo, persino io, che ero un marinaio alle prime armi ma un po' nervoso. Parto con ricordi vividi, non ultimo quello disperato scontro subacqueo con la micidiale donna ragno che mi ha rubato gli occhiali.

Il viaggio è stato offerto da Neilson Holidays : una crociera di sette giorni in flottiglia nel Mar Ionio meridionale a partire da £595 a persona (per quattro adulti), voli da Gatwick inclusi ; imbarcazione con skipper a partire da £1.145 a persona . Il viaggio verso Londra è stato offerto da LNER e l'alloggio per la visita alla sezione dedicata all'antica Grecia del British Museum dal Radisson Blu Bloomsbury.