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| Anna Achmatova con Irina Punina, Taormina 1964 |
Mario Luzi, Perse e brade, Newton Compton, Roma 1990, p. 46
Ricordo di Anna Achmatova
“Anna Achmatova non pronunziò una sola parola, partecipò con il suo silenzio alla sua celebrazione e alla mia. La sua figura matronale vestita di nero era assorta in sé, immobile, ma non assente. Quel mutismo trascendeva la sua persona e arrivava come il grido pietrificato di una storia tragica: la sua e quella del suo popolo e di tutta l’umanità straziata dall’arbitrio e dalla violenza di un’epoca fatale. Al termine mi avvicinai per significarle la mia ammirazione che risaliva ai tempi dell’adolescenza: e l’emozione di averla incontrata… Lei ebbe negli occhi la luce di un sorriso, ma da una grande lontananza”.
Marco Sabbatini, Dicembre 1964: Anna Achmatova in Italia. Un caso di diplomazia culturale italo-sovietica , eSamizdat (IX)
È il primo dicembre, inizia il viaggio in treno per Roma; a Mosca, amici e conoscenti accompagnano Anna Andreevna alla stazione ferroviaria Bielorussia (Belorusskij vokzal). L’unica compagna di viaggio è Irina Punina. La prima notte in treno verso Minsk trascorre in una tormenta di neve; il resto del viaggio è caratterizzato dai controlli di passaporto a ogni frontiera e capita che vi si abbinino curiose richieste di autografi da parte dei doganieri. Dopo una sosta a Vienna, il passaggio tra le Alpi e la vicinanza a Venezia evocano contrastanti impressioni e grande emozione nell’animo della poetessa, finché il viaggio di quattro giorni volge al termine a Roma.
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IMPRESSIONI ROMANE I
“Roma. La prima impressione è di una enorme e inaudita solennità. Non posso ancora restituirlo a parole, tuttavia non perdo la speranza”30. Questo è quanto riporta Anna Achmatova al suo primo impatto con la capitale. Di diverso genere è il ricordo di Irina Punina scritto a distanza di trent’anni:
Finalmente, al mattino presto (8.35) del 4 dicembre il treno si fermò a Roma, alla stazione Termini. Ad accogliere l’Achmatova era venuta un’intera folla di letterati, di corrispondenti, di fotografi, di giornalisti con a capo Vigorelli. [. . . ]
Surkov e Brejtburd, scherzando allegramente ci condussero all’automobile che ci aspettava e ci portarono all’albergo “Plaza” in Via del Corso 31.
Naturalmente, Aleksej Surkov svolgeva il molteplice ruolo di membro della Comes, controllore e accompagnatore per conto del Partito e dell’Unione degli scrittori. Per le autorità sovietiche, l’arrivo a Roma dell’Achmatova serve a testare la reazione dell’opinione pubblica, l’atteggiamento della diplomazia e della scrittrice al cospetto dei giornalisti in vista anche del successivo probabile viaggio in Gran Bretagna.[...]
POETI SOVIETICI IN EUROVISIONE ALLE PENDICI DELL'ETNA
Mentre Achmatova e Punina si accingono a intraprendere il viaggio verso la Sicilia, il 7 dicembre 1964 a Taormina il Consiglio direttivo della Comes inizia i lavori. La delegazione sovietica è composta da Mikola Bažan, Georgij Brejtburd, Konstantin Simonov, Aleksej Surkov e Aleksandr Tvardovskij, mentre Anna Achmatova sarà l’ospite d’onore, preannunciata vincitrice del premio. Il suo arrivo in treno avviene l’8 dicembre. A Taormina, nel suggestivo albergo San Domenico – già monastero domenicano – conviene con i colleghi scrittori – tra cui Salvatore Quasimodo che il 9 dicembre le mostra alcune traduzioni italiane dei suoi versi –, concede interviste, come con la scrittrice Gianna Manzini il 10 dicembre, di cui si ha riflesso ne La fiera letteraria del 20 dicembre. L’11 dicembre Anna Achmatova si esibisce nella lettura del Prologo e contestualmente partecipa alla serata organizzata in suo nome, con sue poesie tradotte e lette in varie lingue e con poeti di varie nazionalità che declamano versi dedicati a lei. La quantità di attenzioni riservatele paiono quasi indispettire il coetaneo Ungaretti, che tra il serio e il faceto invita i colleghi scrittori della Comes a lasciar perdere la “vecchia” signora russa. In realtà, la serata di poesia dedicatale anticipa il successo e l’acclamazione nel duecentesco Castello Ursino a Catania per il conferimento del Premio “Etna-Taormina”.
L’arrivo a Catania, il 12 dicembre, è caratterizzato dal suggestivo viaggio panoramico in automobile, dalla sistemazione in albergo con l’equivoco sulle stanze assegnate che fa entrare nel panico Aleksej Surkov, e dall’attesa crescente dell’evento della premiazione. A Castello Ursino l’atmosfera è animata dal numerosissimo pubblico, dalla grande quantità di giornalisti, fotografi e telecamere: le immagini della cerimonia vengono trasmesse in eurovisione.
L’attesa è prolungata dall’arrivo in ritardo del
ministro del turismo e dello spettacolo Achille Corona, che saluta ufficialmente la Comes e
dà il via alla serata. Il racconto più dettagliato
e coinvolgente sullo svolgimento della premiazione è pubblicato su Družba narodov nel 1979
da Mikola Bažan, il quale dà grande rilievo alla
prolusione di Aleksandr Tvardovskij, da sempre
sincero estimatore dell’Achmatova:
Si accesero i riflettori, i cineoperatori iniziarono a muoversi. Tvardovskij si alzò ed entrò nel cerchio luminoso che invadeva l’abside. L’Achmatova lo salutò con affabile bontà.
Per la prima volta sul suo volto, sino a quel momento rimasto immobile, balenò un sorriso semplice e gentile. Tvardovskij parlò in russo. Nella traduzione sincronica Georgij
Brejtburd si ingegnava di restituire in italiano il ritmo originale dei versi citati da Tvardovskij. Il poeta senza attenersi
alla scaletta del discorso preparato in precedenza e senza
entrare in aperta polemica deviò dalle astute affermazioni
riguardo l’individualismo della eminente poetessa sovietica. Egli affermò che “in questa lirica non c’è mai stato un
malizioso egoismo individuale tipico di quella poesia lirica
che dichiara la sua non partecipazione ai destini del mondo e dell’umanità [. . . ] Questa poesia, come dire, ‘da camera’ ha fatto riferimento ai grandi e tragici momenti nella vita del Paese con un inatteso vigore di spirito civile”. Il poeta
lesse le poesie dell’Achmatova e alla fine del suo intervento
citò i celebri versi sullo scopo e l’essenza della poesia “Non
per passione, non per svago, / è per un magnifico amore
terrestre”. L’Achmatova emozionata si alzò dalla poltrona
e abbracciò Tvardovskij. Gli occhi di entrambi rilussero di
lacrime.
Grazie anche alla brillante traduzione di Brejtburd, la prolusione di Tvardovskij, così piena di ammirazione per l’amata poetessa, trova
grande apprezzamento tra il pubblico e i convenuti della Comes. Di seguito a leggere una
poesia dedicata all’Achmatova è Pier Paolo Pasolini – va qui ricordato che pochi mesi dopo, nel corso del 1965, Anna Andreevna mostrerà il suo disappunto nei confronti del poeta e
regista italiano per la pubblicazione su L’Europa letteraria della poesia in suo onore Quasi alla maniera dell’Achmatova, per Lei46. Oltre che
per gli elogi, alla serata c’è anche spazio per relatori che lanciano più o meno velate critiche
provocando la malcelata disapprovazione dell’Achmatova. Tuttavia, i giudizi positivi di Debenedetti, Pasolini, Ungaretti, Bachmann, Richter sono determinanti e le valgono il premio “Etna-Taormina” (consistente in un assegno da un milione di lire), ufficialmente conferito “per i 50 anni di attività poetica e per la
recente uscita in Italia di una raccolta di poesie” (il riferimento è al libro curato per Guanda
da Bruno Carnevali). Con lei viene premiato il
poeta Mario Luzi. La serata conosce il momento più alto con l’intervento dell’Achmatova; la
poetessa parla del suo amore di lunga data per
l’Italia, cita in italiano Dante e Leopardi, sottolineando l’importanza del lavoro di traduzione
che sta svolgendo sui Canti leopardiani, e sollecitata da più parti, declama due poesie: Muza [La musa, 1924] e Mužestvo [Il coraggio, 1942]50
.
Quest’ultima poesia, che riscuote subito successo tra il pubblico, è suggerita da Aleksej Surkov per la sua opportunità politica, la sua connotazione patriottica e antifascista gradite alle
autorità sovietiche; l’Achmatova aveva composto Il coraggio il 23 febbraio 1942, per la festa
dell’Armata rossa, durante i tragici eventi della
guerra contro il nazifascismo. Pubblicata a suo
tempo sulla Pravda, Mužestvo era stata poi elogiata da Surkov nella postfazione alla raccolta
di liriche achmatoviane pubblicata nel 196151
.
Terminata la premiazione, i festeggiamenti
per Anna Achmatova continueranno la sera e
il giorno seguente in albergo con il ricevimento dei colleghi e con l’accoglienza della stampa52. Ecco alcuni stralci dell’intervista concessa a Gian Carlo Ferretti, uscita sull’Unità del 13
dicembre.
"Le abbiamo chiesto quale rapporto senta con il pubblico
sovietico di oggi. “Oggi come ieri – ha detto – i lettori manifestano un vivo interesse per la mia opera. Ricevo molte
lettere dal pubblico e ho rapporti assai stretti con i giovani
poeti della mia generazione, che è ormai tutta finita”. La
Achmatova è infatti l’ultima grande voce della vecchia generazione della poesia russa. È interessante perciò sentire
le sue impressioni sull’attuale vita letteraria sovietica, con
particolare riferimento appunto alla poesie. “Mai come ora – risponde – la poesia è letta, recitata, discussa in URSS: i
libri di poesia sono comprati e diffusi. E d’altra parte ci sono molti giovani poeti nuovi e vivi, sia a Leningrado che a
Mosca, ancora da pubblicare".
Dal tono dell’intervista emerge ancora una
volta una certa controllata sobrietà nelle risposte, nelle quali manca qualsiasi tono polemico
che assecondi le aspettative di certa stampa a
caccia di dichiarazioni antisovietiche. Nel ribadire l’importanza della poesia negli anni Sessanta nel suo paese, la poetessa in altri scritti
evidenzierà anche la differenza con quanto visto in Italia, dove la fruizione di questo genere
letterario è ascrivibile più a una élite colta che
alla massa dei lettori.
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La musa
Муза
Quando la notte attendo il suo arrivo,
la vita sembra sia appesa a un filo.
Che cosa sono onori, libertà,giovinezza
di fronte all'ospite dolce
col flauto nella mano? Ed ecco è entrata.
Levato il velo, mi guarda attentamente.
Le chiedo: "Dettasti a Dante tu
le pagine dell'Inferno?" Risponde: "Io".
(1924)
Il coraggio
Muzhestvo
Sappiamo ciò che sta oggi sulla bilancia,
ciò che oggi si compie.
Sul nostro orologio suonò l’ora del coraggio,
e il coraggio non ci abbandonerà.
Non ci spaventa cadere sotto il piombo,
non ci duole restare senza tetto,
ma noi ti salveremo, favella russa,
alta parola russa.
Ti recheremo pura e libera
e ti daremo ai nipoti, ti salveremo dai ceppi
per sempre!
(1942)