quando i tascabili si pavoneggiavano
Collezioni editorali. Alla Biblioteca di via Senato a Milano vanno sei collane mondadoriane raccolte da Domenico Salvaderi: una delizia per la qualità grafica di volumi per il grande pubblico. Mostra in vista?
Andrea
Tomasetig
Il Sole 24ore, 25 ottobre 2026
Nel biennio 1940-41 Mondadori pubblica la collana dalla vita breve “I libri per tutti”. Perché il titolo si traduca in un vero progetto editoriale dovranno però passare vari anni dalla fine della guerra, dalla riconquistata libertà di stampa e soprattutto da un miglioramento delle condizioni di vita di più ampi settori della società.
Riandando alla stagione del libro economico degli anni 50 e 60 l’immaginario diffuso è occupato dall’epopea degli Oscar Mondadori dalle copertine invitanti e per la prima volta distribuiti a basso prezzo nelle edicole italiane. Doveroso riconoscimento, ma senza dimenticare una storia che viene da più lontano e che è debitrice di una progettualità grafica e di contributi di autori di copertine di prim’ordine.
L’occasione per meglio collocare quella storia è offerta dalla collezione di sei collane Mondadori di quegli anni, acquisite dalla milanese Biblioteca di via Senato e che si aggiungono agli altri fondi sull’editoria: “I Libri del Pavone” (1953-1965), “Il Bosco” (1957-1967), “Gli Oscar settimanali” (1965-1968, la prima serie), “Gli Oscar mensili” (1965-1967), “Fantomas” (1963-1966), “I Rapidi” (1966-1969).
Come spesso avviene in Italia il merito è di un collezionista, Domenico Salvaderi, che per anni ha frequentato mercatini e piccoli rivenditori (le librerie blasonate non si occupano di tascabili da pochi euro) e che con rigore e puntiglio ha raccolto e completato le collane, migliorando nel tempo gli esemplari tutti in prima edizione, con l’aggiunta di ristampe e varianti di copertina. L’ha aiutato Mauro Chiabrando, studioso di grafica editoriale e a sua volta cacciatore di libri. Il risultato finale è di quasi un migliaio di volumi in perfetto stato di conservazione, che documentano le innovazioni grafiche dell’epoca e le invenzioni degli artisti coinvolti, a partire dalle decisive copertine che vanno conservate integre e prive di etichette (raccomandazione accorata da trasmettere alle biblioteche pubbliche nazionali).
Quali le “scoperte” più rilevanti? Innanzitutto, il rilievo che assume la collana “I Libri del Pavone”, presentata ufficialmente come una vera novità nel panorama editoriale: “tutto un pubblico nuovo di lettori è stato attratto dai capolavori del ‘Pavone’, dall’eleganza della veste grafica (con copertina a colori verniciata), dal modico prezzo di 250 lire al volume”. La presenza di buoni autori italiani e internazionali è dovuta al fornito catalogo Mondadori e dal febbraio 1957 anche a quello Einaudi, grazie a un accordo tra le due aziende. Artefice dell’operazione – a cui poi si aggiungono altre editrici – è Raffaele Mattioli, che così salva la casa torinese da una grave crisi finanziaria. Ma un terzo fattore è altrettanto determinante: la bellezza delle copertine colorate affidate per lo più a Mario Tempesti (1917-1987), illustratore triestino di notevole bravura e dal carattere difficile. Nella parte alta delle cover, quella bassa era riservata al lettering, realizzate con un taglio da cartellonista cinematografico – non a caso utilizzava i volti degli attori famosi quando un film di successo tratto da un romanzo suggeriva la pronta riedizione – ritraeva il personaggio principale in primo piano sullo sfondo di una essenziale allusiva ambientazione. L’artista è stato ingiustamente dimenticato (tranne una recente monografia pubblicata dalla Fondazione Rosellini) e merita di essere riscoperto.
Il “Pavone” ha fatto da ‘madre’ ai ben più famosi Oscar. Dietro a entrambe le collane per molti anni c’è la stessa persona: Anita Klinz (1923-2013), geniale protagonista del rinnovamento grafico Mondadori e ben più colpevolmente di Tempesti cancellata dalla memoria per decenni (fa eccezione la monografia di Luca Pitoni pubblicata nel 2022 dalla Fondazione Mondadori). Istriana, nata nell’allora italiana Abbazia (Opatija), si trasferisce con la famiglia a Praga, frequenta la scuola di Economia e poi la scuola di Grafica, arriva in Italia nel 1945, è assunta alla Mondadori nel 1951, dove nel 1962 crea e dirige l’ufficio artistico. Da quella posizione porta a compimento un radicale rinnovamento della veste grafica Mondadori, impostando la sua complessiva immagine coordinata, a capo di una squadra di quindici collaboratori da lei stessa scelti. Spiccano i nomi di Bruno Binosi, Ferruccio Bocca, Ferenc Pintér, Paul Scharff, Peter Gogel.
All’epoca è in Italia la prima donna art director e autrice di copertine che lasciano il segno, senza dimenticare la svizzera Lora Lamm attiva allora in un ruolo analogo alla Rinascente. Per le sue doti, anche manageriali, è apprezzata da Arnoldo e soprattutto da Alberto Mondadori, che seguirà in tutto il suo percorso dentro e fuori la casa madre, per poi ritirarsi precocemente dall’attività alla fine degli anni 70. Può essere accostata all’apporto dato in quegli anni da Bruno Munari alla Einaudi.
Ritornando agli Oscar, tuttora pubblicati e da cui sono derivate numerose sottocollane, esiste una vasta letteratura che li studia in rapporto alla diffusione della lettura nell’Italia del boom economico e anche dal punto di vista grafico. Qui possono bastare poche notizie riassuntive. La collana, sotto la direzione editoriale di Vittorio Sereni e quella artistica di Anita Klinz con Bruno Binosi, fa il suo debutto il 27 aprile 1965 nelle librerie e per la prima volta in tutte le edicole. Il primo numero, Addio alle armi di Hemingway, presenta l’iconica copertina di Mario Tempesti con l’indicazione “196° migliaio” (erano state conteggiate pure le vendite precedenti). Sereni inventa il termine “libri-transistor” accanto a “tascabili”, mentre sulla stampa dell’epoca si parla di libri poche e pocket. Il costo è di 350 lire, come un biglietto al cinema (da qui il nome Oscar e la famosa statuetta con il libro tra le mani). Il successo di vendite è clamoroso: si stima che i primi 50 titoli abbiano avuto una tiratura di oltre 8 milioni di copie. Infine, tra gli autori delle copertine vanno segnalati anche Ferenc Pintér e Karel Thole, esempi (aggiungiamo pure Max Huber e Bob Noorda) della capacità di Milano di attrarre talenti internazionali.
L’insieme delle sei collane permette di illuminare dal basso la grafica editoriale italiana, vanto del made in Italy insieme a moda, design e cibo. Certo, i volumi si potranno consultare alla Biblioteca di via Senato, ma meriterebbero di essere esposti in una mostra. Dove? Le città più indicate sono Milano, sede della Mondadori che l’anno prossimo festeggia 120 anni dalla fondazione, o Trieste, che potrà rendere il meritato omaggio a due suoi artisti che si inseriscono nella grande tradizione della grafica triestina e giuliana del Novecento.
L’auspicata mostra racconterà l’Italia degli anni 50 e 60 e per alcuni costituirà un tuffo nel passato. Federico Fellini in una delle sue ultime interviste ha osservato acutamente che i manifesti del cinema «sono come le canzonette: ti riportano a certi momenti della tua vita, impedendoti di perderli. Ti riportano cioè non tanto e non soltanto ai film, quanto alle loro stagioni. Al clima e al sapore di quelle stagioni». Mi accorgo ora che le sue parole valgono anche per le copertine dei libri.
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Sinclair Lewis, Opera d'arte
Milano : Mondadori |
v. ; 19 cm |
I libri del pavone ; 38-39 |
Trad. di Mario Borsa. |
Creando la sua Perfetta osteria Myron Weagle ha inteso compiere un'opera d'arte. Meno fortunato dello statuario e del pittore, i quali soltanto il marmo o il metallo, la tela e i colori debbono signoreggiare per dar forma alle creature del loro pensiero, Myron Weagle deve fare i conti con la più difficile delle materie: l'uomo. Ottusità, invidia, egoismi, corruzione si accaniscono contro il creatore: e Sinclair Lewis raccontandoci le peripezie dell'alberghiere-poeta, ci dà una novella prova del suo potentissimo ingegno. Il pessimismo col quale taluni aspetti della vita americana sono crudamente descritti, è temperato da sprazzi di una umanità dolorosa e da un senso di vivace umorismo. |








