lunedì 26 ottobre 2026

Un volgo disperso

Alessandro Manzoni 
Adelchi (1822)

  • «Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti»
    [Atto III]

[Atto III]
Coro
Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti,
dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
dai solchi bagnati di servo sudor,
un volgo disperso repente si desta;
intende l’orecchio, solleva la testa         5
percosso da novo crescente romor.

Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
qual raggio di sole da nuvoli folti,
traluce de’ padri la fiera virtù:
ne’ guardi, ne’ volti confuso ed incerto         10
si mesce e discorda lo spregio sofferto
col misero orgoglio d’un tempo che fu.

S’aduna voglioso, si sperde tremante
per torti sentieri, con passo vagante,
fra tema e desire, s’avanza e ristà;         15
e adocchia e rimira scorata e confusa
de’ crudi signori la turba diffusa,
che fugge dai brandi, che sosta non ha.

Il forte si mesce col vinto nemico,
col novo signore rimane l’antico;
l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
si posano insieme sui campi cruenti         65
d’un volgo disperso che nome non ha.

Il Socialismo dopo il Socialismo. XIV) La selva oscura della “rivolta” in atto

La promessa educativa

Darsi un futuro
editoriale
Esprit, 9 ottobre 2026

Quando il successo scolastico determina in modo così profondo il futuro di una persona, c'è forse da stupirsi che migliaia di studenti delle scuole superiori abbiano abbandonato le aule per scendere in piazza, chiedendo insegnanti, banchi e sedie, e scuole dove non si soffochi d'estate? Iniziato nelle scuole superiori dei territori francesi d'oltremare alla fine dell'estate e ripreso a Créteil a metà settembre, il movimento si è diffuso in tutto il paese. Con l'appoggio dei sindacati, potrebbe ora convergere con il movimento dei lavoratori di tutti i settori. Ma cosa può fare il governo a sette mesi dalle elezioni presidenziali, dopo oltre dieci anni di smantellamento dei servizi pubblici e con il debito francese alle stelle? Avrebbe potuto iniziare ascoltando le richieste degli studenti.

La rabbia di una generazione cresciuta tra Covid, conseguenze del cambiamento climatico, la riforma Parcoursup e disuguaglianze sociali sempre più ampie ci ricorda che il futuro è una risorsa socialmente distribuita e che non siamo tutti uguali di fronte a ciò che ci attende. Gli slogan degli studenti delle scuole superiori esprimono la loro difficoltà nell'immaginare il futuro, affermando al contempo il desiderio di riaprire le porte a nuove possibilità. La piattaforma Parcoursup è al centro di questo movimento perché rappresenta la chiave di volta di un sistema in cui il destino sociale dipende troppo strettamente dal successo scolastico. Già nel maggio del 1968, la questione di un futuro ineguale era centrale per il movimento. Quasi sessant'anni dopo, nonostante la democratizzazione dell'istruzione e numerose riforme, le disuguaglianze non solo persistono, ma tendono ad aggravarsi. La società sta giungendo alla fine di un ciclo in cui la stessa idea di un futuro migliore appare un miraggio per la prossima generazione.

Cosa possiamo ancora promettere in un'epoca in cui minacce di ogni genere oscurano l'orizzonte? Come ha dimostrato Paul Ricœur, una promessa non è sinonimo di ottimismo, ma di responsabilità. Promettere non significa essere certi che tutto andrà bene, ma mantenere un impegno nonostante l'incertezza. La promessa educativa è una promessa politica: si fonda su un rapporto di fiducia tra lo Stato, l'insegnante e lo studente, un rapporto in cui lo Stato e l'insegnante comunicano allo studente che il suo percorso verso l'età adulta è una responsabilità condivisa. Coinvolge anche la comunità. Ora che i giovani prendono in mano il loro futuro, è il momento di mantenere la parola data.