Francesco De Felice
Vittoria AfD. Merkel: "Mi sanguina il cuore". Ma l'Spd apre al negoziato
La Stampa, 9 settembre 2026
Un ariete si è abbattuto sulla “Brandamuer”, il “muro antincendio” che i partiti del centro democratico hanno alzato in Germania contro l’estrema destra AfD per isolarla e contenerne l’ascesa. È il 44,3 per cento dei voti che i sovranisti hanno conquistato alle elezioni legislative in Sassonia-Anhalt.
Pur mancando la maggioranza assoluta al parlamento di Magdeburgo di appena tre seggi, AfD ha stravinto e ora si appresta a formare il governo nel Land dell’Est. Per la prima volta dalla caduta del nazismo, l’estrema destra potrebbe tornare al potere in Germania, segnando una svolta epocale. Giocava in casa AfD, che nell’Est ha il tradizionale bacino di consenso. Quella in Sassonia-Anhalt era una vittoria annunciata per i sovranisti, ma gli effetti potrebbero andare ben oltre le previsioni.
Da questo Land, l’onda di AfD potrebbe sommergere il resto della Germania. Galvanizzato dal successo, il partito sente in pugno il governo federale, rassicurato dai sondaggi in cui è saldamente in testa a circa il 30 per cento su scala nazionale.
Una cifra che segna il fallimento della Brandmauer. In un’eterogenesi dei fini, il tentativo di ridurre AfD a un paria ha provocato l’effetto opposto. La bordata contro la Brandmauer è dirompente, tanto che l’argine per la democrazia è messo in discussione dalle stesse forze da cui è sorretto. Boris Rhein della Cdu, primo ministro dell’Assia, chiede: «Che atteggiamento è lasciare le persone dietro un muro antincendio? Ci sono le fiamme e non portiamo via chi è dall’altra parte? Non è da cristiano-democratici».
Per Markus Bauer della Spd della Sassonia-Anhalt, l’estrema destra ha vinto «democraticamente» nel Land, «non può essere ignorata o esclusa» e tutti i partiti devono «esplorare la possibilità» di coalizzarsi coi sovranisti.
La stessa ex cancelliera cristiano-democratica Angela Merkel, che pure dell’isolamento di AfD è stata artefice, critica la Brandmauer almeno come scelta lessicale: «Non l’ho inventata io e non mi piace». Merkel confessa il suo sgomento per l’esito del voto in Sassonia-Anhalt: «Come iscritta alla Cdu, mi sanguina il cuore, è stato uno shock, una cesura nella storia della Germania».
La responsabilità è del cancelliere Friedrich Merz, avversario di Merkel nella Cdu, che con la “Brandmauer” ha tentato di distanziare da AfD i popolari a cui ha impresso una sterzata a destra. Mentre per Merkel si deve ancora escludere ogni collaborazione coi sovranisti, AfD avanza giocando su vittimismo, esclusione sua e dei suoi sostenitori, accreditandosi come nuovo e unico partito veramente di massa, movimento di popolo che gli avversari emarginano.
Ha gioco facile AfD a presentarsi come sola forza democratica: è un trucco populista e demagogico, ma funziona. È così che i sovranisti strappano consensi agli altri partiti, “quelli lassù” indifferenti ai bisogni del popolo. AfD convince mettendo al centro i cittadini e i loro problemi, avanza come unico partito del cambiamento. In questo modo, l’estrema destra erode consensi agli avversari e mina le fondamenta della Brandmauer.
Chi osserva con soddisfazione la barriera vacillare è il partito di estrema sinistra nazionalpopulista Bsw, che da tempo denuncia come antidemocratico l’isolamento di AfD. Le due forze antisistema condividono demagogia, posizioni filorusse, xenofobia e flirtano da tempo. Opposti estremismi che si sfiorano, fino a stringere in una morsa la Germania.
Stefano Cavazza
Il Brandmauer vacilla
Il Mulino, 7 settembre 2026
Le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt sono destinate a passare alla storia per la schiacciante vittoria del partito di estrema destra Alternative für Deutschland, che si colloca al primo posto con oltre il 44% dei voti mancando di un soffio la maggioranza dei seggi. Il secondo dato che accompagna questo risultato è l’elevatissima partecipazione elettorale, 80%, la più alta percentuale dal 1994, 20 punti più dell’ultima elezione. Si tratta di un segno dell’importanza percepita dagli elettori, ma anche la prova ulteriore che l’astensione è un segnale di disaffezione verso la politica e che può essere recuperata.
Le prime stime sui flussi elettorali indicano che AfD ha preso voti da tutti i partiti, cedendo qualcosa solo al partito di Sahra Wageknecht (BSW). Dall’area dell’astensione avrebbe ottenuto, secondo le analisi di Infratest Dimap, la quota maggiore di voti, 170 mila, e oltre 80 mila dalla Cdu.
In Sassonia-Anhalt, ma come vedremo non solo là, il partito è in grado di pescare voti in tutte le fasce sociali e in tutte le generazioni, soprattutto tra i giovani sotto 25 anni – seguita dalla Linke – mentre un po’ meno dalla fascia di età sopra i sessant’anni. È un partito in grado di attrarre più gli uomini delle donne, in particolare tra i giovani, ma la percentuale di donne che lo votano è comunque superiore a quella degli altri partiti e si colloca poco al di sotto del 40%. Inoltre, anche se il partito raccoglie molti voti tra le persone con basso livello di istruzione (57%), è attrattivo anche per gli elettori con livelli medi di istruzione (52%) e con quelli con elevata qualificazione, nei quali – pur con solo il 30% – si colloca sempre al primo posto. È al primo posto in tutti i gruppi professionali (con la punta del 59% di consenso tra gli operai, dove la Spd è al 6% e la Linke al 7%) mentre è lievemente sottorappresentato tra i pensionati (38%). In sostanza, la forma che il partito sta assumendo è quella di una Volkspartei, un partito interclassista, si sarebbe detto una volta, in grado di raccogliere consenso in tutti i ceti sociali.
La seconda considerazione riguarda la differenza tra primo e secondo voto. Nel primo voto il partito vince in tutti i collegi tranne tre Magdeburgo II e Halle II e III, in cui prevale la Linke, ma nel secondo voto, tranne Halle III in cui prevalgono i Verdi, è il primo partito in tutti i collegi, compresi quelli persi nel primo voto. Il quadro che abbiamo ricostruito mostra una forza politica che va ben al di là dei confini tradizionali dell’estrema destra e il cui successo non si spiega solo con l’attrazione esercitata sui ceti sociali a basso reddito e a bassa istruzione. Si tratta di un risultato che non è circoscritto alla sola regione che per dimensione (poco più di due milioni di abitanti) ha un ruolo marginale a livello federale, ma indica una tendenza nazionale.
Per provare a spiegare il successo della AfD bisogna partire da una considerazione preliminare. Questo partito – così come faceva la Fpö austriaca – va in mezzo alla gente nei luoghi di incontro e parla con le persone. Il candidato della Sassonia-Anhalt ha speso molto tempo a incontrare persone e – come notava un articolo della “Sächsiche Zeitung” domenica – per ascoltarli. Un atteggiamento molto lontano dalle posture distanti e a tratti tecnocratiche di molti politici di altri partiti.
Un recente studio di Celine Teney della Freie Universität di Berlino su un significativo campione di elettori del partito alle elezioni politiche del 2025 offre indicazioni di grande utilità. Secondo lo studio, solo il 19,9% degli elettori è classificato di estrema destra, il 12,9% come moderato e il 67,2% come conservatori, chiamati Hardliner. Gli ultimi due gruppi restano però sono nettamente distanti dal primo rispetto agli indicatori classici dell’appartenenza all’estrema destra come antisemitismo o aspirazione a una guida forte. Quindi la maggioranza degli elettori dell’AfD non è di estrema destra, ma accetta di votare assieme all’estrema destra. Anche questo studio, come anche l’elezione sassone, dimostra che non si tratta solo di elettori in condizione economica svantaggiata perché il partito mostra capacità di attrazione su tutti gli strati sociali. I punti che accomunano i tre gruppi sono l’atteggiamento negativo verso le migrazioni e il timore verso le prospettive future della situazione economica. Dunque, se la maggioranza degli elettori AfD non è identificabile con l’estrema destra, sarebbe teoricamente recuperabile. Certo, assumere la questione migratoria come centrale nel proprio orizzonte di scelta politica rappresenta un problema di non facile soluzione per i partiti democratici, e non solo per ragioni etiche - come Teney ricorda –, ma soprattutto per ragioni economiche. La gran parte dei 14 milioni di immigrati sono ben inseriti nel tessuto produttivo e non sarebbe facile sostituirli. E infatti su questo punto anche l’AfD mostra un atteggiamento contraddittorio, dichiarandosi pronta a fare eccezioni per la forza lavoro specializzata e ben integrata, senza peraltro chiarire bene quale sia il livello di integrazione richiesto.
Per quanto riguarda la prospettiva per il futuro, naturalmente ciò molto dipende dall’efficacia dell’azione del governo. Alice Weidel nelle interviste estive della ZdF ha disegnato una politica economica basata due punti: la fine delle sovvenzioni alla transizione ecologica e l’uscita dall’euro. In maniera molto semplificata potremmo dire: torniamo all’economia del motore a scoppio e puntiamo sul ritorno a una solida valuta tedesca. Sembra evidente che sono ricette che danneggerebbero l’economia tedesca nel lungo periodo, ma potrebbero essere attrattive per elettori delusi.
Nei sondaggi in Sassonia-Anhalt colpisce che la AfD sia vista come più competente in economia e nel campo dell’istruzione, dove maggiori sono le critiche degli esperti. Del resto è stato un po’ difficile anche per chi scrive capire meglio lo spessore del personale politico sassone perché le interviste – perlomeno quelle che ho ascoltato – si concentravano in genere sull’atteggiamento verso i migranti e raramente entravano nel merito del programma economico, aiutando – a mio avviso – la narrazione del partito molto concentrata sui migranti. Alla luce di quanto abbiamo finora esposto possiamo dire che stiamo parlando di elettori delusi dal sistema politico che cercano una prospettiva per il futuro e che trovano nella AfD prima di tutto ascolto. Il risultato di domenica scorsa potrebbe essere attenuato o rafforzato dai risultati delle votazioni a Berlino e in Mecklemburgo-Pomerania, dove la AfD è data dai sondaggi in ascesa, senza però poter ambire al governo. Certamente però l’esito sassone potrebbe favorire l’ascesa nazionale del partito, per ora al primo posto ma fermo sotto il 30% (per inciso, il 30% è anche la barriera psicologica che alimenta le speranze di molti con cui ho parlato nel mio recente soggiorno berlinese).
In Sassonia-Anhalt l’attuale distribuzione dei seggi consente un governo senza la AfD solo riunendo tutte le forze politiche, comprese la Linke e BSW, oppure con un’alleanza tra AfD e BSW o tra AfD e partiti. Il candidato dell’AfD, Ulrich Siegmund, ha peraltro più volte detto in campagna elettorale di voler governare da solo: una posizione che è sembrata non del tutto condivisa da Weidel in alcuni passaggi della sua intervista post-elettorale. Certamente restare fuori dall’area di governo potrebbe essere un vantaggio per un partito che a livello locale non sembra avere un personale politico di esperienza, ma potrebbe non esserlo per il partito nazionale. Un'alleanza con la AfD dovrebbe però essere esclusa a priori dalla politica del Brandmauer, il cordone sanitario attorno al partito. Tuttavia il Brandmauer presentava già prima qualche crepa, che probabilmente ora è destinata ad allargarsi.
Per la Cdu l’attuale situazione è infatti sempre più difficile. I suoi elettori sentono la forza di attrazione dell’AfD e sono in maggioranza scontenti del cancelliere. In uno degli ultimi sondaggi che vede il cancelliere con una valutazione negativa al 75%, il 56% degli elettori del suo partito condividono il giudizio negativo. Come alcuni giornali conservatori hanno rilevato, mantenere il Brandmauer costringe ad alleanze complesse con forze politiche dai programmi spesso indigesti per l’elettorato conservatore e questa strategia potrebbe non essere sostenibile nel lungo periodo. Del resto possiamo dire che il Brandmauer ha sostanzialmente fallito. La filosofia che ne sta alla base ha origini antiche che risalgono alla riflessione ottocentesca del liberalismo su come rapportarsi ai partiti estremisti: isolarli, impedendo loro di accedere al governo, per poi magari svuotarli nel corso del tempo o spingerli al cambiamento.
La strada da seguire oggi è probabilmente un'altra: capire le ragioni in base alle quali gli elettori moderati e conservatori votano quel partito e cercare strade per riconquistarne almeno una parte. L’efficacia dell’azione di governo è senza dubbio una condizione necessaria, ma potrebbe non essere sufficiente se non si cambia lo sguardo non tanto sulla AfD, quanto sui suoi elettori che gli studi ci dicono essere molto diversi da come per lungo tempo sono stati rappresentati.