venerdì 25 settembre 2026

Solo propaganda

Giulia Merlo
Sì a un decretino tutto deroghe. Sulla scuola è solo propaganda

Domani, 24 settembre 2026

«Mettiamo al centro l’italiano come strumento di integrazione», è il punto chiave indicato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per spiegare il senso del decreto legge Scuola approvato in consiglio dei ministri, ritenendo che ci siano i requisiti costituzionali di necessità e urgenza.

Il dl è arrivato sull’onda delle grida di Giorgia Meloni sull’identità italiana contro le classi ghetto e di Matteo Salvini contro le classi ghetto, ma quello che è stato approvato è un provvedimento decisamente meno incisivo rispetto ai proclami di partenza. Il risultato, infatti, è stato un testo pieno di deroghe e di esclusioni, per evitare i rischi sia di incostituzionalità che di inapplicabilità pratica. A valle dell’approvazione anche la premier ha di fatto escluso l’epocalità della proposta: «Il tema del tetto è stato posto da ogni governo», compresi quelli di Enrico Letta e Giuseppe Conte, «la differenza è che loro le cose le hanno dette, noi le abbiamo fatte», ha detto alla festa del Tempo.

il decreto

Così ecco il decreto, che prevede che «non superi il 30 per cento del totale» il numero degli alunni «con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia» o «con esito positivo e per almeno tre anni scolastici il sistema nazionale di istruzione». Quindi riguarda solo stranieri non nati in Italia e che non hanno mai frequentato la scuola. Attenzione però, la soglia si calcola a decorrere dall’anno scolastico 2027/28 ma, in caso di iscrizione in corso d'anno, le scuole devono provvedere all'inserimento degli alunni in classi dove la percentuale viene rispettata.

La previsione, già ampiamente anticipata, incarica gli uffici scolastici di adottare «le misure organizzative necessarie» in coordinamento tra loro, «nel rispetto del principio di prossimità e di effettività del diritto allo studio, tenendo conto del domicilio dell’alunno o dello studente o, comunque, delle comprovate esigenze familiari, con particolare riferimento a quelle connesse alla necessità di assistenza a figli con disabilità, che non permettano soluzioni alternative». In sostanza, dunque, il limite del 30 per cento varrà solo nei casi in cui sia effettivamente possibile ricollocare gli studenti in eccesso in altre scuole vicine, così da non ledere il diritto all’istruzione. Infatti, nelle scuole «in cui non è possibile assicurare il rispetto dei limiti», il ministero ha istituito un fondo da circa 17 miliardi per due anni per «il finanziamento di attività extracurricolari finalizzate al potenziamento delle competenze linguistiche di base nella lingua italiana, da ripartire tra le medesime istituzioni scolastiche con decreto del ministro dell’Istruzione e del merito».

Il ministro ha anche ridimensionato i numeri delle classi effettivamente toccate dal decreto: quelle con un numero di stranieri superiore al 30 per cento sono 34mila, ma «da questo numero va enucleata la quota di quanti già hanno una conoscenza adeguata dell'italiano», dunque dovrebbero essere ancora meno, visto che la valutazione sembra prescindere alla nazionalità sui documenti.

Le multe

Oltre alle complicate previsioni per capire (o presumere) chi parli o meno italiano e della trasformazione degli istituti tecnici e professionali in «licei», il decreto contiene anche una serie di divieti. Non si può «partecipare alle attività curriculari e extracurriculari con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto», la cui violazione «è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 euro a 1.000 euro» a carico dei genitori, nel caso in cui a disattenderla sia un minore. La sanzione sarà irrogata dal prefetto, l’accertamento spetta invece al dirigente scolastico. Sanzione analoga è stata prevista anche per i genitori che non frequentino senza comprovate ragioni i corsi gratuiti di italiano inseriti nei progetti di sostegno alla genitorialità.

Proprio intorno a questo si è aperto un giallo. Nelle prime bozze del decreto circolate era contenuta una previsione potenzialmente clamorosa: la possibilità per i giudici minorili di collocare i minori fuori dalla loro famiglia nel caso in cui i genitori non frequentassero i corsi di italiano. La norma è stata riportata da molti quotidiani online, ma è sparita dal testo approvato. O meglio non c’è mai stata, secondo il ministro Valditara che a domanda ha risposto non negando l’ipotesi, ma in modo sprezzante: «Non so chi vi dà le bozze, evidentemente qualcuno dell’opposizione». Opposizione che con la segretaria dem Elly Schlein ha parlato di «decreto vergogna, che inventa una caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli» e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte lo ha definito uno «spot ideologico indegno».

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La propaganda

Dal punto di vista tecnico, comunque, il decreto contiene norme con un ampio ventaglio di deroghe. Del resto, quando era stata la Lega, nel 2024, a proporre un tetto al 20 per cento degli stranieri, l’attuale ministro agli Affari europei Tommaso Foti aveva risposto che «non tiene conto della realtà» e che «se in una scuola su cento bambini 70 non sono italiani, anche se li ridistribuisci il rapporto rimane lo stesso». Il che rimane vero anche ora, nonostante Salvini abbia tuonato di aver introdotto lo «stop alle classi ghetto, vittoria di una battaglia storica della Lega».

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