venerdì 18 settembre 2026

Il rabbino aggredito a Milano

Matteo Castagnoli
"Metterò ancora il cappello da rabbino. Ma ai miei figli vieto di uscire da soli"

Corriere della Sera, 18 settembre 2026 

L’aggressione non lo cambierà. «Continuerò a girare con giacca e cappello da rabbino». Parla Rav Tzemach Mizrachi, aggredito a Milano alla fermata del bus. «Spesso ricevo insulti per strada. L’altro giorno nessuno è intervenuto per difendermi».

MILANO «Continuerò a girare con la giacca e il cappello da rabbino. Non mi nasconderò, non ci nasconderemo. Non cambierò il mio stile di vita. Però cercheremo di evitare situazioni pericolose. Già adesso, per esempio, non mando i miei bambini per strada da soli».

Rav Tzemach Mizrachi, 51 anni, ripercorre a fatica, neanche ventiquattr’ore dopo, quegli attimi in cui mercoledì tre ragazzi l’hanno avvicinato in piazzale Bande Nere, a ovest di Milano, a due isolati dal quartiere ebraico. Quando gli hanno rubato il copricapo tradizionale indossato dai rabbini. Poi uno del gruppetto l’ha indossato. Lui è riuscito a riprenderlo, filmando i tre mentre si allontanavano. A quel punto, un giovane gli avrebbe dato un calcio. Poco dopo i tre sono stati rintracciati dalla polizia e portati in Questura: un 20enne nato in Italia da famiglia tunisina è stato arrestato per propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione religiosa (ieri dopo la direttissima il giudice l’ha rimesso in libertà disponendo l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte alla settimana); gli altri due, di 19 e 22 anni, sono invece stati denunciati. Per tutti e tre è arrivato il foglio di via da Milano.
Mizrachi, cosa è successo?

«Stavo aspettando il bus. Dovevo andare a prendere a scuola i miei figli. Ero al telefono con uno studente perché stavamo organizzando la festa dello Yom Kippur a La Spezia. Quei tre ragazzi mi hanno visto e hanno iniziato a chiamarmi in arabo. Non ho reagito. Poi mi hanno preso il cappello. Uno l’ha indossato e hanno iniziato a fare alcune mosse, come dei balletti per prendermi in giro. L’ho ripreso, loro continuavano».
È a quel punto che ha iniziato a filmarli?

«Sì, ho preso il telefono e ho scattato foto e registrato video. Se ne stavano andando ma uno dei tre ragazzi si è girato e mi ha tirato un calcio. Non sono caduto com’è stato detto. Il racconto che è emerso è stato esagerato, da parte dei giornali e anche della Comunità ebraica. Non sono andato in ospedale».
Ha chiesto aiuto?

«No, ho inviato le foto e i video sul gruppo della sicurezza della comunità ebraica. Loro hanno chiamato la polizia. E dopo un’ora i tre sono stati rintracciati. Ma dal gruppo ho capito che io ero solo il secondo capitolo di un’altra storia...».
In che senso?

«Un altro rabbino ha riconosciuto nelle mie foto il gruppo di giovani che poco prima in metropolitana gli aveva tirato una scarpa addosso. Poi sono arrivati in piazzale Bande Nere, dove mi hanno incontrato».

Tutti e tre respingono le accuse di odio antisemita. E parlano di uno "scherzo". Il ragazzo che è stato arrestato avrebbe spiegato di averle dato un calcio perché era arrabbiato per le foto. Mentre uno dei due denunciati, fratello del 20enne, ha aggiunto che stavano facendo dei video per TikTok, così hanno preso il copricapo. 

«Se volevano fare questo video bastava chiederlo. Invece, oltre a me, c’è la prima aggressione sempre a un rabbino. Ma non voglio convincere nessuno».

Ieri uno di loro ha anche detto: «Se avessi la possibilità di incontrare quell’uomo gli stringerei la mano e gli direi: "Se ti abbiamo fatto un danno, perdonaci". Accetterebbe le scuse?

«Non dico di no, ma non adesso. Rimandiamo. Ora mi serve del tempo per me».

Le aggressioni agli ebrei, a Milano ma non solo, dopo il 7 ottobre sono aunentate. Ha paura?

«Ogni sera, quando vado a casa passando dal tempio, passo davanti a un gruppo di persone che parlano altre lingue. Ricevo sempre degli insulti. Quando sono in gruppo, faccio il giro per rientrare: in mezzo non ci passo. Mercoledì le persone intorno a me, in piazza, non sono intervenute. Avevano paura, credo, ma ho ricevuto tanta solidarietà».

Teme possa riaccadere in futuro? Si tutelerà in qualche modo?

«Come ho detto, non cambierò per questo il mio stile di vita. Non siamo tornati indietro di 90 anni. Le persone con cui vivo, il quartiere, i vicini capiscono che siamo gente di pace. Quello è che successo a me non rappresenta il mondo. È solo il male che cerca di mostrarsi. Sarà la società a metterli fuori strada».
È la prima volta che viene aggredito?

«Non è la prima che mi insultano, ma che alzassero le mani non era mai successo».

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