Caterina Soffici
Violentata per vent'anni dal marito e da altri tredici uomini. Un nuovo caso Pelicot scuote l'Inghilterra
La Stampa, 16 settembre 2026
Uomo, circa 60 anni, di Stockport, periferia di Manchester. Ha drogato la moglie e ne ha abusato sessualmente per 20 anni, dal 2004 al 2025. L’ha data in pasto ad altri 13 uomini, di età compresa tra i 28 e i 73 anni. Ha filmato mentre abusavano di lei, ha diffuso immagini online, le ha vendute.
Il pensiero va subito lì: un caso Gisèle Pelicot in terra britannica. Ma c’è una differenza. L’uomo è senza nome perché la moglie ha deciso di non rinunciare al diritto all’anonimato previsto per proteggere le vittime.
Aveva tracciato un solco, Gisèle. Aveva deciso di metterci la faccia. Non era lei a doversi nascondere. «Che la vergogna cambi campo», aveva detto. Una frase che ha cambiato la storia. Ha voluto un processo a porte aperte, un caso mediatico che ha sconvolto la Francia e ha profondamente turbato chiunque. Sempre in Inghilterra lo scorso dicembre era venuta alla scoperto Joanne Young, drogata e stuprata per 13 anni (dal 2010 al 2023) dall’ex marito, Philip Young, 48 anni, ex consigliere comunale per il partito conservatore. Anche lei ha denunciato, ci ha messo la faccia.
La moglie di Stockport, riferisce il Guardian, è seduta in prima fila al processo. Ci sono altri familiari, l’aula della corte penale di Manchester è affollata e l’uomo senza nome si dichiara colpevole e ammette 60 reati: stupri, violenze sessuali, atti di violenza con penetrazione e condivisione di immagini intime senza consenso. Rick Jackson, vicecapo della polizia della Greater Manchester, esorta: «Se temete che voi, o qualcuno che conoscete, possiate essere stati vittime di abusi sessuali facilitati dall’uso di sostanze stupefacenti, sappiate che non avete bisogno di prove, certezze o ricordi chiari per essere presi sul serio. Se hai la sensazione che sia successo qualcosa, ti preghiamo di segnalarlo o di chiedere aiuto».
Parlare, dunque. Denunciare. Non avere paura. La vergogna è il primo nemico da sconfiggere.
I coimputati della porta accanto
Per quei curiosi meandri della legge, lo scorso giugno, grazie alla revoca delle restrizioni sulla divulgazione delle notizie, i giornali inglesi hanno rivelato i nomi dei 13 coimputati. Per loro accuse pesantissime: associazione a delinquere finalizzata allo stupro e all’aggressione con penetrazione. Loro sì, sono i classici tipi della porta accanto. Gli insospettabili. Alcuni si sono presentati in abiti eleganti, giacca e cravatta, ignari che l’abito non fa il monaco. Altri in tuta da ginnastica, cappellini e felpe col cappuccio per evitare i fotografi. Un infermiere dell’Nhs di 43 anni, un tassista di 58, un dogsitter di 31, l’allenatore 42enne di una squadra di calcio giovanile, un dj 70enne, un operaio metalmeccanico di 37, un pensionato di 73, un recruiter di 28. C’è di che farne un trattato sociologico: uno spaccato sociale variegato e di età trasversale. È la stessa curiosità sociologica che ha spinto Manon Garcia, ricercatrice a Harvard e Yale, PhD alla Sorbona, a seguire per tre mesi le udienze del processo Pelicot alla ricerca di un perché: le età, le storie, i profili così diversi degli imputati non le hanno fornito una riposta, ma spunti di riflessioni per indagare - ancora una volta - il tema della banalità del male. Per chi fosse interessato, ne ha scritto in Vivere con gli uomini. Che cosa ci insegna il caso Pelicot (Einaudi Stile Libero).

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