Gianni
Armand Pilon
Se
Torino dimentica Gianni Vattimo
Corriere
Torino, 25 settembre 2026
Chi ha paura di Gianteresio Vattimo detto Gianni? A tre anni dalla morte, Torino sembra essersi dimenticata di lui. Non una commemorazione, non un ricordo. Dopo i funerali e l’omaggio di accademici, ex allievi e politici, sul filosofo è sceso uno strano e imbarazzato silenzio. Come se il tempo di fare i conti con la sua figura pubblica e privata, soprattutto privata, non fosse ancora arrivato. Nel corso dei suoi 87 anni, Gianni Vattimo è stato tante cose. Allievo di Luigi Pareyson e di Hans-georg Gadamer. Padre del pensiero debole e professore emerito all’università. Indagatore inquieto del grande mistero della fede. Aveva stima, ricambiato, di Papa Francesco. Lo definiva «il pontefice del pensiero debole». Ma Vattimo è stato anche l’uomo delle provocazioni. Inquieto in politica: con Alleanza per Torino quando si trattò di fare eleggere Castellani sindaco, poi al Parlamento europeo con i Ds e con l'Italia dei valori. Adorava il contraddittorio e diceva molti No, non fosse altro che per il gusto della dialettica. No alla Tav, no agli scavi in piazza San Carlo. Omosessuale dichiarato in un tempo in cui non era così scontato, gli ultimi anni Vattimo li ha passati a difendersi da «amici» che lo volevano incapace di intendere e di volere per essersi innamorato del 35enne brasiliano Simone Caminada. Vicenda penosa, tra accuse, processi, sentenze. Un matrimonio saltato, un testamento annullato, il grande filosofo dipinto come un povero vecchio che si fa fregare dal badante. Alla fine, il sospetto è che dietro la rimozione di Vattimo ci sia anche questo: il pregiudizio sessuale. Del resto, molti anni fa era stato lui stesso a dirlo: «Ci sono degli stigmi che colpiscono una minoranza come questa, la quale sovente non ha altro modo di farsi riconoscere se non quello di scandalizzare i benpensanti».
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Armand
Pilon sembra attribuire l'oblio all'omosessualità di Gianni Vattimo.
Altre figure dotate dello stesso stigma non escono di scena, da
Pasolini a Alice Weidel. Più verosimilmente l'oblio andrebbe
collegato al fatto che Vattimo in filosofia come in politica non è
stato l'uomo di un'idea, ma un uomo che cerca, un personaggio
instabile, sempre in bilico tra una verità forte e una impressione
passeggera, con la tendenza finale al diminuendo invece che al
crescendo.
Spiegare
l'oscuramento di Gianni
Vattimo
con il solo stigma dell'omosessualità è una tesi discutibile:
figure apertamente omosessuali o "non allineate" occupano
stabilmente il dibattito pubblico, sia come martiri intellettuali
(Pier
Paolo Pasolini),
sia come leader politici di primo piano in contesti conservatori
(Alice
Weidel
in Germania). In questi casi, la radicalità o la fermezza della loro
posizione crea un'eredità netta, un "crescendo" che ne
garantisce la memoria o l'impatto politico.
Il destino di
Vattimo risiede con ogni probabilità nella sua tendenza
finale al diminuendo.
Il nucleo della sua filosofia era la decostruzione delle verità
assolute e delle metafisiche forti. Ma una filosofia che professa
l'indebolimento dell'essere e l'apertura al dialogo perpetuo fa
fatica a tradursi in un "monumento" culturale. Vattimo ha
teorizzato il declino delle grandi narrazioni, finendo per subire
quel diminuendo
nel destino postumo della sua stessa eredità spirituale.
La sua
parabola politica lo ha visto oscillare tra posizioni apparentemente
inconciliabili: dal cattolicesimo delle origini al comunismo
militante (il "comunismo ermeneutico"), fino a
dichiarazioni radicali e provocatorie negli ultimi anni di vita.
Questa natura di "uomo che cerca" lo ha reso instabile per
le logiche dei partiti e delle correnti ideologiche, che preferiscono
simboli monolitici a pensatori in perenne transizione.
La fase
ultima della sua vita, segnata da una forte vulnerabilità personale
e dalle note vicende giudiziarie legate alla sua eredità materiale,
ha reso più pallida la percezione pubblica del filosofo. Il rumore
della cronaca ha finito per coprire la voce della sua ricerca
intellettuale, accelerando quel processo di uscita dalle scene che
l'articolo del Corriere
Torino
lamenta.
Vattimo non ha lasciato un dogma o una scuola rigida,
ma un metodo di scomposizione. Ed è proprio la mancanza di un'"idea
forte" a renderlo oggi un personaggio scomodo da celebrare per
una memoria pubblica che si nutre, al contrario, di semplificazioni e
polarizzazioni.

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