venerdì 11 settembre 2026

Emma Bonino

Fabio Martini
Addio a Emma Bonino, una vita radicale. Le battaglie, l'Europa, il faro dei diritti

La Stampa, 11 settembre 2026 

TORINO. Nel corso dei suoi 77 anni di vita è stata l’artefice di eventi spartiacque, mai accaduti prima di lei. Certo, Emma Bonino è stata protagonista di battaglie collettive diventate proverbiali – a cominciare da quella per l’aborto - e tuttavia il suo spirito battagliero aveva finito per portarla su trincee disertate dagli altri, mai sperimentate prima. Mai una donna impegnata in politica era finita in carcere così tante volte per disobbedienza civile. Mai due laici anti-clericali, come Emma Bonino e Marco Pannella erano riusciti a farsi rispettare e ricevere da Papi così diversi, fino al punto che un anno fa Francesco era andato a trovare a casa la leader radicale appena uscita dall’ospedale e in quella occasione le disse: «Su diversi temi non siamo d’accordo ma su altri sì e però io sono vecchio e sto per morire e tu che sei giovane, sbrigati a guarire e a portare avanti le nostre idee». E sul piano istituzionale era stata la prima (e ultima) esponente radicale a diventare ministra e d’altra parte mai il simbolo del partito di Pannella aveva raggiunto un risultato così alto come quando aveva preso il nome di Lista Bonino: l’8.5% alle Europee 1999.

Due volte ministra, più volte parlamentare italiana ed europea, vicepresidente del Senato , Commissaria europea, per Bonino tante battaglie condotte sempre con uno stile diverso da quello dominante in questa fase politica: le parole di Emma Bonino erano sempre asciutte, prive di retorica o di autocommiserazione. Mesi fa, quando era tornata dopo un periodo di terapia intensiva nella sua casa romana di Campo dei Fiori, a chi le aveva chiesto, «Emma, come stai?», lei aveva risposto senza un grammo di enfasi: «Come una che esce dall’ospedale dopo dieci giorni».

La piazza e le lotte

Aveva sempre mantenuto lo spirito della terra nella quale era nata, a Bra il 3 marzo del 1948, e dove era cresciuta: in una cascina agricola in provincia di Cuneo, con un padre contadino «che parlava solo in dialetto» e una madre casalinga «che non parlava mai». Seconda di tre figli, a piedi nella neve per arrivare a scuola, l’università a Milano, Facoltà di Lingue alla Bocconi. Ha raccontato lei: «Prima di incontrare i Radicali ero una contadinotta cicciottella. Ma non male…». Nel 1975, assieme alla prima tessera radicale, anche il primo arresto provocato da un’autodenuncia: assieme a Gianfranco Spadaccia e Adele Faccio dichiara di aver praticato aborti. Anni dopo sarà arrestata anche negli Usa e in Afghanistan, sempre dopo episodi di disobbedienza civile che per i Radicali sono sempre consistiti nel provocare una reazione dura delle autorità, nell’essere pronti a pagare di persona, perché l’obiettivo è provocare uno scandalo pubblico. Una tecnica opposta, per dirne una, a quella della Flotilla.

L’impegno internazionale e i diritti umani

E non era mai accaduto, sulla scena politica italiana, che i protagonisti di un’aspra battaglia politica, anni dopo chiedessero scusa per il loro comportamento. Nel 1978 i Radicali erano stati in primissima linea nella campagna che portò alle dimissioni del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, ma 22 anni dopo, quando era diventato chiara la pretestuosità delle accuse, in occasione del novantesimo compleanno dell’ex Capo dello Stato, Pannella e Bonino gli scrissero una lettera pubblica di scuse: «Le siamo grati per la grande e unica dignità dimostrata dopo le sue dimissioni».

Una vita privata riservata

Hanno lasciato un segno permanente le battaglie di Bonino per il diritto internazionale: è stata ideatrice e promotrice della Corte penale internazionale, delegata all’Onu per la moratoria sulla pena di morte, fondatrice dell'organizzazione internazionale “Non c’è pace senza giustizia” per l'abolizione delle mutilazioni genitali femminili.

Battaglie condivise sempre con Marco Pannella: i due si stimarono a lungo, anche se negli ultimi anni di vita il proverbiale egocentrismo del leader radicale lo portò ad attribuirsi i successi e gli incarichi politici di Bonino. Fu l’occasione nella quale lei non si tenne: «Ma sei scemo?»

Sulla propria vita personale Bonino aveva mantenuto sempre riservatezza, rivelò soltanto che negli anni Settanta aveva avuto in affidamento due bambine, Aurora e Rugiada e di lei erano note due relazioni sentimentali con altrettanti militanti radicali. Nel 2015 l’annuncio, da Radio radicale, di un tumore al polmone, la guarigione e poi il graduale decadimento. Negli ultimi anni non aveva rinunciato al rito della sigaretta. E a chi le chiedeva perché, lei rispondeva: «Come diceva mio papà: io voglio morire malata, non voglio morire sana».

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