Giacomo Giossi
Di cosa è fatta la scuola? I racconti per scoprirlo
Domani, 15 settembre 2026
Capire cosa sia la scuola nella sua forma e nella sua sostanza non è facile perché si tratta di un’architettura fatta di multipli strati. Un’ecosistema di esperienze singole acutissime e al tempo stesso potentemente coinvolgenti e collettive. Insegnanti e studenti rappresentano due corpi contrapposti, anche solo per una pratica quotidiana in cui oltre che a trasmettere conoscenza si agisce anche un insito conflitto di carattere generazionale.
Ma in realtà si stratta più profondamente ancora di una relazione stretta che vive di ore, giorni, mesi e anni condivisi. Donne e uomini adulti e giovani vivono infatti per anni nelle medesime aule e con l’identico obbligo di riuscire a cavarsela dentro come fuori dalla scuola che resta sì un’istituzione idealmente aperta, ma anche un luogo radicalmente chiuso nelle esperienze vissute giorno dopo giorno.
Aule e corridoi, bagni e palestre rappresentano esperienze precise, passaggi di stato e consapevolezze acquisite così come sconfitte e fallimenti a volte dai risvolti dolorosissimi. Ovviamente ci sono anche splendide conquiste e quel senso intimo di avercela fatta, di averla scampata che vale enormemente più di ogni primato.
La scuola è fatta di risultati e di relazioni e di una forma di apprendimento continuo che va ben oltre gli esami e le interrogazioni. Si tratta infatti spesso della prima esperienza di vita collettiva all’infuori della famiglia e in alcuni casi potrebbe trattarsi per molti studenti anche dell’unica possibilità di emancipazione dall’ambito famigliare e dalle sue regole. La scuola è un vortice dentro cui si viene attratti ed espulsi, coinvolti e abbandonati, strattonati e continuamente ripresi. Si tratta di una lotta e di una messa in discussione e chiunque rifiuti l’una e l’altra rischia di perdersi prima che con gli altri con sé stesso.
Di scuola racconta con il contributo di scrittrici e scrittori, la bellissima antologia, Racconti di scuola (Einaudi) a cura di Christian Raimo che a scuola vi lavora quotidianamente e che di scuola si occupa anche su questo giornale nello spazio di Tempo Pieno, evidenziando i ritardi di un sistema che parla d’innovazione e mai di persone, di opportunità di lavoro e mai di crescita esistenziale.
L’approccio di Raimo è politico, pedagogico e fortemente umanistico: la scuola non può essere ridotta a un contenitore asettico e soprattutto anaffettivo perché è fatta di corpi e quindi di sentimenti anche contrastanti e contraddittori che vanno liberati e accompagnati, fatti crescere e portati oltre l’inferno di una società così infelice da non riuscire a immaginare di sé stessa un futuro migliore.
Un luogo fondamentale
L’appassionata prefazione di Christian Raimo già racconta molto dell’approccio sincero e coinvolto di chi nella scuola crede e che per questo si trova a criticarne fortemente visioni politiche retrograde (seppure tanto di moda anche tra chi si definisce progressista) che eludono ogni possibilità di ridurre diseguaglianze e distanze per chi nella propria infanzia e giovinezza sta ricercando insieme al proprio sé anche un ruolo nel mondo, un senso alla propria esistenza.
Movimenti che si traducono nella pratica, per le studentesse e gli studenti, in percorsi di studio e carriere lavorative più o meno soddisfacenti, ma quanto consapevoli e quanto capaci di mantenere vivo il dubbio e la ricerca di sé? Contro il realismo scolastico è il titolo alla Mark Fischer che Raimo dà alla sua prefazione e con cui chiarisce fin dal principio il vizio dentro cui vive la scuola: «All’interno di un quadro capitalista non c’è spazio per concepire forme alternative di strutture sociali, figuriamoci forme alternative di scuola per come la conosciamo».
Racconti di scuola prova così a proporre un corpo e un’istituzione immaginata e diversa rompendo – e inevitabilmente ricostruendo – un canone. Lo fa con una selezione di autori che rappresentano una potenziale classe scolastica dentro alla quale la diversità di ognuno non impedisce mai una visione collettiva. Uno sguardo sulla scuola compatto e chiaro che si regge grazie proprio alla diversità narrativa di stili e generi che Raimo ha saputo assemblare aderendo al senso e alla forma di una scuola come organismo.
Infatti seppure tra le molte differenze che passano tra autori come Gianni Celati e Stephen King, Erri De Luca e Clarice Lispector così come tra Marco Lodoli e Ray Bradbury non si può non cogliere come tutti questi autori e autrici abbiano fortemente presente nella propria letteratura il racconto della gioventù, spesso di una giovinezza espansa che va ben oltre gli stretti confini della formazione e che diventa elemento universale di racconto dell’esistenza. Perché tutto quello che accade nel qui e nell’ora dell’infanzia come dell’adolescenza, in quei corridoi e in quelle aule, sarà per sempre e definitivamente fondamentale per tutto il resto della vita.
Superare confini
Sogno della classe scolastica di Gianni Celati tratto da Costumi degli italiani è forse il racconto che più di tutti mostra il senso dell’intera antologia perché riesce a mostrare quel confine dato dalla scuola, ma che la scuola stessa dovrebbe chiedere di superare.
Scrive Raimo: «Il sogno per Celati è il luogo in cui il tempo circolare delle ore di lezione sopravvive nell’adulto, continuando a strutturare la percezione di sé e del mondo, anche quando la scuola è finita da un pezzo. Perché se è vero che la scuola finisce, la sua potenza narrativa interminabile ci perseguita».
L’orrore è una delle forze narrative del racconto sulla scuola che precede la visione formativa e anche quella politica. L’orrore è infatti quello spazio di frattura che si genera nel momento in cui si perde per sempre l’innocenza che ci accompagna dall’infanzia. Seguono così il dubbio, le contraddizioni e anche l’odio verso l’istituzione scolastica perché l’esistenza non può ridursi a un triste realismo fatto di funzioni e strumenti. La scuola è fatta di sistemi e di visioni, di pratiche e di utopie che devono alimentarsi a vicende, crescendo ed essendo anche sempre messi in crisi da una moltitudine critica che non deve mai venire meno, nonostante i desiderata di ministri, provveditori e presidi.
Racconti di scuola offre uno sguardo non su quello che la scuola è o che dovrebbe essere, ma sul segno che la scuola vissuta così come immaginata lascia nella vita di ognuno di noi. Dai muri delle aule ai compagni di banco, dalla fatica estenuante di pomeriggi trascorsi sui libri e spesso senza alcun risultato, agli esiti infelici dei primi tentativi amorosi sospinti da un eros sempre più incombente e incontrollabile.
Imbarazzi e fallimenti, gioie infinite e mai più provate, ma anche vittorie inaspettate che hanno il sapore di un bacio a marzo così come di un’interrogazione a giugno che salva un anno intero. E poi la scuola è anche fine e ritorno, ultimi riti di una società piatta che qui resistono nell’ultimo e nel primo giorno di scuola. E con Christian Raimo non ci si può che commuovere nel vedere questi due passaggi div vita in cui gli studenti, cambiano, crescono e provano con rabbia, follia e gioia a diventare sempre più sé stessi.



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