Giorgio De Girolamo
La governatrice Manuela Schwesig è una boccata di ossigeno per l'Spd
il manifesto, 20 settembre 2026
«Die Frau gegen Blau», la donna contro il blu. Così si è presentata Manuela Schwesig sui manifesti elettorali, alludendo a una netta alternativa ai colori di AfD. Alla vigilia del voto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, almeno secondo l’ultimo sondaggio, sembra essere riuscita in un’imprevedibile rimonta: dallo scarso 20 per cento a cui era dato l’Spd fino a un anno fa, al 37 per cento di oggi, un punto sopra l’AfD.
Ministerpräsidentin uscente, in carica dal 2017, prima in coalizione con la Cdu e dal 2021 al governo – c.d. rosso-rosso (rot-rot) – con la Linke. Una coalizione, quest’ultima, che secondo gli ultimi sondaggi, con il partito di sinistra sotto il 10 per cento, è difficile replicare, dovendo quindi forse aprirsi anche ai Verdi.
Cresciuta a Seelow, un villaggio del Brandeburgo di 6 mila abitanti al confine con la Polonia. Come ha ricordato più volte nella campagna elettorale, per lei la Wende [la svolta, ossia l'unificazione tedesca] è anzitutto memoria della prima disoccupazione del padre. Ha 52 anni, di cui oltre la metà militati nelle file dell’Spd: dal consiglio comunale di Schwerin, al parlamento del Land fino ai primi incarichi federali. Dal 2013 al 2017 è stata ministra della Famiglia nel terzo governo Merkel, che proprio in Meclemburgo Pomerania ha vinto per 30 anni il mandato diretto al Bundestag. A Berlino si è ritagliata un profilo nazionale, tra le altre cose, sui temi dell’uguaglianza di genere: fu lei la madrina della legge sulla trasparenza salariale approvata nel 2017. Nel 2019 dichiara invece di avere un tumore al seno, ma non lascia la guida del Land.
Nel collegio di Schwerin in cui si presenta, compete direttamente per il mandato diretto contro Leif Erik Holm, il candidato alla presidenza dell’AfD. Tra i due leader non c’è partita: nell’ultimo acceso duello tv Schwesig si è imposta nettamente sull’avversario, rimarcando su ogni tema il profilo di un’amministratrice esperta, navigata ma anche capace di farsi capire da tutti, elemento non comune fra i suoi colleghi di partito. Nella sua iconica uniforme rossa, il messaggio che ha lanciato è chiaro: grazie a lei molte cose in Meclemburgo vanno già bene, grazie a lei in futuro andranno ancora meglio. Un sondaggio di inizio settembre conferma lo scarto: il 60 per cento degli abitanti la vuole al governo del Land, contro il 25 per cento di Holm.
Sui temi chiave ha le idee chiare, a partire dall’energia. Non rinnega di aver sostenuto la costruzione del Nord-Stream 2, il gasdotto sabotato nel 2022 e la cui riapertura è al centro delle campagne elettorali di AfD. Al tempo il suo completamento fu possibile attraverso la costituzione di una fondazione – formalmente orientata alla protezione del clima e dell’ambiente – costituita dal governo del Land e finanziata da Gazprom, volta ad aggirare le sanzioni statunitensi alla Russia. La fondazione fu sciolta nel 2022, ma per Schwesig non mancarono le ripercussioni politiche. Adesso però, a chi le chiede se comprerebbe gas da Putin non può che rispondere di no. Ciò non le impedisce di criticare le politiche di Berlino: dalla necessità di un tetto al prezzo del carburante, fino alla bocciatura della riforma delle pensioni.
La rimonta di Schwesig è una boccata di ossigeno per un Spd in caduta libera a livello federale. Si dice che potrebbe scalzare Bärbel Bas e Lars Klingbeil, entrambi ministri in carica, dalla guida del partito. L’unico concorrente – ai suoi antipodi – sarebbe il ministro della difesa Pistorius, russofobo fino al midollo. Alcuni la vedono perfino come Spitzenkandidatin per le prossime elezioni federali. A lei giova senz’altro di più, al momento, coltivare la dialettica con Berlino da Ministerpräsidentin del Meclemburgo. Il resto si vedrà.

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