venerdì 4 settembre 2026

Le donne inascoltate

Gisèle Pélicot
La violenza non smetterà finché non crederete alle donne

La Stampa, 4  settembre 2026

Il discorso di Gisèle Pelicot premiata a Venezia per i Dvf Awards

Desidero esprimere la mia immensa gratitudine per aver ricevuto il Dvf Leadership Award. Ringrazio Diane von Fürstenberg, così come tutti coloro che rendono possibili questi premi, per un onore così grande e per la calorosa accoglienza che ho ricevuto. So di ricevere un riconoscimento molto importante e sono felice di condividerlo con donne straordinarie i cui percorsi, impegni e lotte meritano la mia ammirazione.

Essere qui e vedere celebrati il coraggio, la forza e la capacità delle donne di trasformare le nostre società è profondamente emozionante, perché sono qui oggi dopo un calvario che non avrei mai immaginato di dover affrontare nella mia vita. Durante il processo contro i miei aggressori nella seconda metà del 2024, ho ricevuto migliaia di messaggi e lettere di sostegno da tutto il mondo. Alcune persone non sapevano a chi scrivere per trovarmi. Sulle buste delle lettere, a volte, scrivevano semplicemente «Madame Pelicot, Francia» o «Gisèle Pelicot, Avignone». Attaccavano un francobollo e, per un miracolo delle poste che ancora oggi mi stupisce, le lettere arrivavano al tribunale, dove venivano sistemate nella stanza in cui prendevo fiato tra un’udienza e l’altra. Quelle lettere mi hanno ulteriormente chiarito che la violenza contro le donne non conosce confini, né barriere culturali. Colpisce persone di tutte le età e provenienze.

Molte di quelle lettere parlavano di silenzio, solitudine e vergogna. E io conosco quella vergogna. E so che deve ricadere sui carnefici: devono provarla loro. A 73 anni non pretendo di avere la soluzione a un dramma che mai avrei immaginato di dover vivere. Però, voglio che le vittime sappiano che, anche se isolate, non saranno mai sole, perché milioni di altre, milioni di donne come noi, hanno subito la stessa violenza o la subiscono ancora. Voglio dire loro che possiedono risorse interiori di cui non sono consapevoli e che devono credere nella loro capacità di superare tutte le prove, anche quando sembrano non esserci speranze di farlo. E voglio anche dire loro di chiedere aiuto, di parlare e, quando possibile, di denunciare.

Affinché le vittime possano dire e chiedere aiuto, la società deve essere pronta ad ascoltarle e a tendere loro la mano. E può farlo solo tenendo in maggiore considerazione le loro voci, cambiando mentalità e offrendo un’adeguata educazione. Quando parlo di educazione, non mi riferisco solo all’istruzione dei bambini, adolescenti e giovani adulti: penso a un risveglio collettivo, a tutte le età, di consapevolezza delle cause profonde che permettono a questa violenza di esistere. Cambiare le leggi è molto più facile che cambiare la mentalità. Le donne premiate con il Dvf Award ci ricordano che ognuna di noi, a suo modo, può contribuire a questo cambiamento.

Il coraggio può assumere molte forme. Il coraggio di parlare. Il coraggio di difendere gli altri. Il coraggio di rifiutare l’ingiustizia. Il coraggio di trasmettere la conoscenza. A volte, semplicemente, il coraggio è la capacità di continuare a vivere e ricostruirsi.

Oggi, penso a tutte le donne vittime di violenza che lottano per riconquistare la propria integrità, sia nei tribunali che nella società: donne che, nonostante la sofferenza, studiano, lavorano, si prendono cura dei propri cari e cercano di rivendicare quella parte di felicità cui ogni essere umano ha diritto di aspirare. È a loro che desidero esprimere la mia ammirazione e dedicare questo Premio Dvf per la Leadership, affinché appartenga anche a loro e ricordi a ciascuna che la sua voce conta, che la sua dignità non può essere cancellata e che anche dopo le prove più terribili ci si può rialzare. Spero che il premio possa contribuire, in modo concreto, a questa lotta. Ecco perché ho scelto di donarlo all’associazione M’endors pas (Non addormentarmi), fondata da mia figlia Caroline, che è attiva nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla sottomissione chimica, si impegna a insegnare a donne e uomini a riconoscere una forma di violenza ancora in gran parte sconosciuta e a sostenerne le vittime. È il mio modo di trasformare un premio in un sostegno concreto e per continuare, nel mio piccolo, la mia lotta.

Traduzione di Simonetta Sciandivasci

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