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| Masoud Pezeshkian |
Pezeshkian nella leadership provvisoria dopo Khamenei
il manifesto, 3 marzo 2026
Mentre il fumo dei bombardamenti riempie i cieli sopra Teheran, la domanda chiave rimane: cosa succederà dopo la massiccia aggressione militare degli Stati Uniti e di Israele e la violenta scomparsa di Ali Khamenei, l’uomo che ha guidato l’Iran per oltre tre decenni? Il Paese resta di fronte a una vera e propria sfida esistenziale, le cui conseguenze inevitabilmente si rifletteranno su tutto il Medio Oriente e avranno ripercussioni a livello globale.
L’INTERVENTO militare israeliano-americano può certamente essere considerato una violazione degli articoli 2 e 5 della Carta delle Nazioni unite, che tutelano la sovranità degli Stati e vietano l’uso della forza contro di essi. Oggi, però, la logica del diritto internazionale sembra subordinata alla realtà della forza, dove chi detiene il potere militare può agire con relativa impunità.
Il futuro dell’Iran, paradossalmente, dipende molto dagli obiettivi di Washington e Tel Aviv, considerando la loro superiorità militare e la prevedibile prevalenza nel lungo periodo. La distruzione delle capacità nucleari, missilistiche e militari dell’Iran è il primo obiettivo che Washington e Tel Aviv perseguono.
L’amministrazione Trump ha esplicitamente dichiarato di mirare al cambiamento di regime. Trump ha invitato il popolo iraniano a «prendere il controllo del governo», suggerendo un obiettivo di riforma politica. Tuttavia, secondo alcune fonti, la diplomazia americana è alla ricerca di personaggi influenti nel regime per poter garantire un patto politico dopo la distruzione dell’arsenale militare di Teheran. Il piano ricorda l’azione americana seguita in Venezuela: una Repubblica Islamica più docile che possa operare in campo neutrale e disarmato.
CI SONO STATE VOCI secondo cui Ali Larijani, Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, avrebbe aperto canali di contatto con gli americani. Larijani fa parte di una potente famiglia; suo fratello, Sadiq Larijani, è un religioso e attualmente è presidente del Consiglio per il Discernimento Nazionale, considerato da alcuni come un possibile successore di Khamenei, anche se non essendo discendente del Profeta potrebbe causare difficoltà nella comunità sciita. Ma nei momenti di guerra sembra che il comando militare prevalga su quello politico. Infatti, le pressioni dei Guardiani della Rivoluzione hanno spinto Larijani a smentire le voci circolate, pubblicando un messaggio sul canale X in cui ha scritto: «Non negoziamo». Comunque, il piano americano potrebbe non piacere a Tel Aviv, che preferisce un Iran in una condizione di instabilità interna – un Paese «diviso, fallito e caotico», incapace di proiettare potenza all’esterno – piuttosto che impegnarsi in una complessa e incerta operazione di ricostruzione politica.
Indebolire le forze di sicurezza del Paese attraverso bombardamenti ripetuti, come è avvenuto nei primi tre giorni del conflitto, specialmente nella capitale e nelle città principali, e sollecitare rivolte popolari ed etniche – come l’invito diffuso da Netanyahu in lingua persiana su reti e tv di lingua persiana – sembra essere l’obiettivo di questo disegno. Non sarebbe affatto sorprendente se Tel Aviv armasse i gruppi etnici curdi o baluci, o anche i gruppi di opposizione, sotto la bandiera della lotta per la libertà. Una guerra civile fratricida in Iran metterebbe Israele al riparo da un potenziale antagonista.
Tuttavia, esistono altre variabili che possono cambiare radicalmente gli scenari previsti dagli americani e dagli israeliani, come ad esempio la resistenza della struttura politica e militare di Teheran. Per il momento, Teheran mostra compostezza e determinazione, suscitando sorpresa in molti osservatori.
A livello politico è stato istituito un consiglio di leadership provvisorio che comprende il presidente Masoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei e il chierico Ali Reza Arafi. Questo consiglio ha il compito di gestire l’amministrazione ordinaria. Il potere formale di eleggere il successore spetta all’Assemblea degli Esperti.
IL VERO BARICENTRO del potere iraniano risiede nel Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, che non è solo un esercito parallelo ai militari regolari, ma un vero e proprio impero industriale e politico che controlla ampi settori dell’economia nazionale. Ciò può portare il Paese a un sistema militarizzato impegnato in una lotta per la sopravvivenza nazionale, dove i confini tra autorità religiosa e comando militare diventano sempre più labili.
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