Pseudoscienze. Mai come oggi manipolare la verità e inventare cause ed effetti inesistenti comporta conseguenze devastanti e dannose in ambito sociale, sanitario, politico
Enrico Bucci e Gilberto Corbellini
Il Sole 24ore, 8 marzo 2026
Non veniamo al mondo per scoprire la composizione fisica del sole, inventare le geometrie non euclidee, manipolare il Dna o andare sulla Luna. Siamo stati selezionati per sopravvivere e riprodurci in ambienti relativamente stabili nel breve periodo, ma in costante cambiamento. Se siamo qui, è grazie alle capacità cognitive ed emotive vantaggiose nel mondo preistorico. Per moltissimo tempo la specie ha vissuto in piccoli gruppi, in lotta per la sopravvivenza immediata, per le risorse e per difendersi dai predatori e dalle malattie. La selezione naturale ha cablato, nel cervello, euristiche, automatismi e scorciatoie adattive che aiutavano a non soccombere prima di essersi riprodotti, non a valutare prove complesse. Questi bias favorivano statisticamente la sopravvivenza, anche al prezzo di errori individuali. Se “in media” consentivano l’accoppiamento riproduttivo a un numero sufficiente. Bias di conferma, essenzialismo, finalismo, agenticità, overconfidence, pensiero magico: non sono patologie occasionali del pensiero, ma un’architettura cognitiva di base, che favorisce credenze irrazionali e antiscientifiche rispetto all’acquisizione di conoscenza controllata. La pseudoscienza prospera perché parla il linguaggio nativo della mente.
Cadere vittime dei propri bias non dipende dall’intelligenza, che non coincide con la razionalità (non limitata): si può essere brillanti ma sistematicamente irrazionali (peggio che limitatamente razionali). Senza metacognizione, la mente intelligente diventa un avvocato difensore dei propri pregiudizi. L’antidoto non è l’accumulo di nozioni, ma l’addestramento metodologico. Pensiero bayesiano, controllo delle frequenze di base, definizioni operative, distinzione tra correlazione e causalità, attenzione alla falsificabilità, comprensione dell’entropia, del caso, della selezione naturale.
Per limitare gli effetti dannosi delle attitudini cognitive naturali nelle società complesse, non basta «spiegare meglio la scienza ai cittadini», né invocare l’autorità degli esperti (cadremmo in uno dei bias da combattere), né esibire titoli accademici o il consenso istituzionale. Se la pseudoscienza è l’esito di dispositivi cognitivi profondi – ricerca di pattern, paura del caso, intolleranza dell’incertezza, attrazione per narrazioni teleologiche – l’appello all’autorità è un intervento superficiale su un sistema che funziona secondo altre logiche, e finisce per rinforzarle.
Le azioni della comunità scientifica entrano spesso in conflitto con l’identità morale e le narrazioni personali. Se una credenza pseudoscientifica è integrata in un sistema valoriale, l’attacco diretto suscita reattanza e polarizzazione. L’autorità è interpretata come élite arrogante, potere ideologico, «scienza ufficiale», etc. La dinamica è prevedibile, come mostrano le forme del complottismo e la dissonanza cognitiva.
Il rimedio lo conosciamo. Costringiamo i nostri ragazzi a frequentare le scuole e a compiere sforzi non spontanei per acquisire conoscenze biologicamente secondarie – leggere, scrivere, calcolare –, dato che quelle primarie, come parlare una lingua, riconoscere facce ed emozioni o sviluppare abilità sociali di base, le imparano naturalmente, senza sforzo. Così come si sviluppa naturalmente il pensiero pseudoscientifico. Tra le conoscenze secondarie oggi vi dovrebbero essere strumenti per ragionare criticamente. Il pensiero critico non è come imparare ad andare in bicicletta; non si tratta di risolvere test cognitivi né di conoscere la logica. È un metodo metacognitivo per esaminare come pensiamo: un armamentario multiuso per smascherare inganni retorico-linguistici e comprendere gli errori sistematici di giudizio. Richiede di padroneggiare alcuni concetti e metodi della scienza, per proteggerci quando la pseudoscienza usa termini simil-scientifici, svuotandoli del loro significato.
Nel pensiero pseudoscientifico parole come «energia», «quantico», «campo», «frequenza», «informazione», etc. vengono strappate dal loro contesto specifico e reinserite in discorsi vaghi, non falsificabili e immunizzati dalla confutazione. Si conserva l’ombra della semantica scientifica, ma si elimina la definizione operativa. Il risultato è un lessico che suona competente ma non è controllabile. La pseudoscienza non porta prove: evoca suggestioni e sfrutta le scorciatoie mentali che l’evoluzione ha impiantato nei nostri cervelli pleistocenici, opachi a sé stessi (come gli algoritmi dell’Ai!) e capaci di cooperare e di ingannare, non di fare metanalisi.
Società con scarsa alfabetizzazione scientifica e matematica sono più esposte alla manipolazione, alla polarizzazione e alla retorica identitaria, leve di cui si avvantaggiano le propagande politiche per indebolire le democrazie liberali, basate su scelte informate.
Per difendere la democrazia fondata sullo stato di diritto occorre imparare a riconoscere i difetti del nostro pensiero, le retoriche della pseudoscienza e le acquisizioni più importanti sulla realtà del mondo, ottenute attraverso il pensiero volto a superare le limitazioni della nostra razionalità naturale. Lo scopo dovrebbe essere l’igiene cognitiva più che il debunking. Più efficaci sarebbero misure di difesa controllate per sicurezza ed efficienza. Come i vaccini contro gli agenti infettivi. Non è difficile demolire l’omeopatia, l’aura, la memoria dell’acqua o la bioenergetica. È difficile scardinare i meccanismi che le rendono possibili e replicabili in forme sempre nuove. Se si smonta la singola credenza, il sistema la rimpiazzerà; se si interviene sui meccanismi, si riduce la vulnerabilità.
La specie non è mai stata tecnologicamente così potente. Oggi credere a cose false non è più neutro come lo era nel mondo preistorico, quando il peso sociale dell’individuo era poca cosa e inventare cause ed effetti inesistenti aiutava a placare l’ansia di fronte a fatti incomprensibili. Lasciare che il cervello decida senza controlli comporta inevitabilmente conseguenze dannose in ambito sociale, sanitario, politico e ambientale. Senza una pratica sistematica di analisi critica di come pensiamo, la deriva verso spiegazioni magiche, essenzialiste, teleologiche e complottistiche è la traiettoria più probabile. E la libertà personale sarà la prima vittima.
Enrico Bucci,
Gilberto Corbellini
Lessico del pensiero critico. Un rimedio contro
le pseudoscienze
Bollati Boringhieri,
pagg. 304, € 24
Gli autori anticipano in questo articolo i contenuti del libro.

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