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| Emmanuel Grégoire |
La gauche ferma gli estremisti
La Stampa, 23 marzo 2026
Domenica 15 il primo turno delle elezioni municipali aveva consacrato l’avanzata delle ali estreme, a destra il Rassemblement National (Rn) di Marine Le Pen e a sinistra la France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon. Al secondo turno, a dispetto di alcuni pronostici e nonostante una partecipazione molto bassa (con l’astensione al 43%), gli elettori hanno frenato questa duplice avanzata sconfiggendo diversi candidati del Rn e penalizzando diffusamente le liste della sinistra moderata, tanto socialista quanto verde, laddove nella settimana tra il primo e il secondo turno avevano stretto alleanza con Lfi. Come se i francesi avessero messo in piedi un doppio “fronte democratico”, non più solo a far da argine alla destra nazionalista ma anche alla sinistra radicale.
Marine Le Pen e il suo delfino Jordan Bardella restano saldamente in testa nei sondaggi per le elezioni presidenziali del prossimo anno. Ma il voto comunale conferma ancora una volta come permanga per il Rn una sorta di tetto di cristallo che fa intravedere il cielo ma gli impedisce per il momento di oltrepassare la soglia del 50%. A Tolone, Laure Lavalette, la candidata lepenista trionfante al primo turno con il 42% dei voti, si è fermata al 46%. A Marsiglia, il sindaco socialista in carica Beranrd Payan è stato ampiamente rieletto contro lo sfidante del Rn. A Nizza, ancora, l’estrema destra vince ma solamente con l’ex leader dei neo-gollisti Eric Ciotti. Il Rassemblement National insomma conquista alcune città medie ed entra in numerosi consigli locali ma non riesce ad affermarsi, come sperava, neppure come quando, nel caso dell’endorsment indiretto a Rachida Dati, si spinge a sostenere un nome più moderato.
Per quanto riguarda la France Insoumise, dopo un primo turno in cui aveva stupito, credeva di poter imporre la propria strategia alla sinistra moderata. Invece ha ottenuto l’effetto opposto, respingente quasi ovunque. Con rare eccezioni, come a Lione, i socialisti e i verdi che hanno affiancato Lfi alla tornata decisiva di ieri hanno perso. Quelli che invece si sono sottratti all’accordo giudicando la radicalizzazione politica di Jean-Luc Mélenchon e le sue parole a connotazione antisemita una linea rossa da non varcare, hanno prevalso. È il caso, in particolare, di Parigi, dove il socialista Emmanuel Grégoire si è imposto con un grosso margine contro l’ex ministro di centro-destra Rachida Dati nonostante la presenza sulla scheda di una terza candidata, una irriducibile di Lfi rimasta in competizione fino all’ultimo per dimostrare l’impossibilità per la sinistra moderata di trionfare senza i suoi voti.
Scommessa persa dunque per Jean-Luc Mélenchon ma anche per la direzione del partito socialista che prima delle Comunali si era impegnato a non siglare accordi con Lfi salvo rimangiarsi la parola dopo il primo turno.
Al contrario, i risultati di ieri rafforzano la strategia politica dell’ex presidente della Repubblica François Hollande e quella dell’eurodeputato di Place Publique Raphaël Glucksmann secondo i quali, all’avvicinarsi delle prossime presidenziali, la sinistra moderata farebbe bene a presentarsi da sola senza intese né primarie con Lfi.
Da ieri sera lo stato maggiore dei vari partiti francesi rivolge lo sguardo all’orizzonte, verso la primavera 2027. Tenendo presente, tuttavia, che il risultato delle municipali può indicare delle tendenze ma non garantisce in alcun modo l’esito della competizione per l’Eliseo. Nel 2020, i socialisti e gli ecologisti vinsero le elezioni locali imponendosi in particolare a Parigi, Marsiglia e Lione. Due anni dopo, al primo turno delle presidenziali, l’allora sindaco socialista di Parigi, Anne Hidalgo, non superò nemmeno la soglia del 2%. Emmanuel Macron invece arrivò in testa con quasi il 28% dei voti, laddove il suo partito La République en Marche aveva subito una pesante sconfitta alle Comunali.
L’anno prossimo Emmanuel Macron, dopo due mandati, non potrà essere rieletto. Ma il suo ex primo ministro Edouard Philippe è chiaramente in lizza per succedergli. Aveva condizionato la candidatura all’Eliseo al fatto di essere rieletto a Le Havre. Ieri Philippe ha vinto nettamente con quasi il 48% e, a risultati diffusi, ha tenuto un discorso dal tono fermo ma moderato, sulla scia della vecchia lezione della destra gollista. Come dire che il posizionamento vincente è quello lontano dalle ambiguità e dagli ammiccamenti dei Repubblicani al Rassemblement national su sicurezza e immigrazione. Con la scommessa che il secondo turno di queste Comunali possa fare scuola.

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