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| Poggio Bracciolini (1380–1459) |
Il sole 24ore, 15 marzo 2026
Assai duro a morire è il pregiudizio secondo il quale l’epicureismo sia esclusivamente una proposta etica che poco o nulla ha a che fare con la conoscenza della natura. I motivi sono molteplici, «antichi» e «moderni». Con la felice eccezione del De rerum natura di Lucrezio, l’antichità non ha trasmesso l’immagine di un Epicuro scienziato ma quella di un maestro di morale. Basti prendere Cicerone nel I libro del De finibus, dove l’Arpinate, critico, sì, di Epicuro ma suo profondo conoscitore, presenta l’etica epicurea non come parte di un sistema più ampio ma come coestensiva a esso. Dopo Cicerone la vulgata è nota: Epicuro è un estimatore dei piaceri più laidi e un empio che, di fatto, non ammette l’esistenza degli dèi, autorizzando, così, una vita da dissoluti. La storia vera è profondamente diversa. I Papiri di Ercolano hanno conservato in modo frammentario alcuni dei ben 37 libri del Peri physeos dedicati allo studio minuzioso della natura: dai principi della realtà (atomi e vuoto) all’astronomia, dalle cause dei fenomeni meteorologici al progresso della civiltà umana. Che il cuore della filosofia di Epicuro fosse la conoscenza puntuale della natura – finalizzata a fugare tutte le paure (della morte, degli dèi) che ostacolano l’ottenimento della felicità – non era sfuggito a Lucrezio, il quale non a caso intitola il suo poema De rerum natura. Ma non mancano motivi “moderni”. Si potrebbero fare molti nomi di filosofi o interpreti moderni che hanno drasticamente ridotto la complessità del pensiero di Epicuro alla sola etica: si pensi al tentativo di Pierre Hadot di sussumere tutto o buona parte del pensiero antico sotto la categoria di «esercizio spirituale».
Ciò, ovviamente, non significa che l’etica non abbia alcuna parte nella filosofia di Epicuro: è proprio il contrario. Il raggiungimento della felicità è lo scopo della filosofia ma il suo cuore rimane la conoscenza dettagliata della natura (physiologia) senza ricorrere a dèi o principi teleologici che spiegano l’ordine del mondo. Insomma, se Lucrezio non fosse stato scoperto da Poggio Bracciolini nel 1417 la storia della scienza avrebbe seguito un cammino assai diverso. La cosa non era sfuggita nemmeno ad Albert Einstein che antepose una breve premessa all’edizione in latino e tedesco del De rerum natura curata da Hermann Diels (1924) nella quale, pur constatando che la fisica atomistica antica nulla aveva a che fare con i risultati della fisica moderna, riconosceva in Lucrezio «un uomo indipendente, interessato alle scienze naturali e al pensiero speculativo; un uomo certamente dotato di sentimenti e pensieri vividi».
Per fortuna Diogene Laerzio, nel X libro delle sue Vite, ha trasmesso alcuni testi di Epicuro tra cui l’Epistola a Erodoto, il documento che più e meglio di altri sintetizza i principi fondamentali della fisica epicurea.
È a questo testo che si è dedicato uno scienziato tedesco, Detlev Schild, già Direttore dell’Istituto di neurofisiologia e biofisica cellulare dell’Università di Göttingen, che ha appena pubblicato un agile volumetto che contiene non solo una traduzione inglese dell’Epistola, senza particolari pretese filologiche, ma soprattutto una riscrittura del testo di Epicuro sotto forma di una lettera del filosofo per un suo collega scienziato contemporaneo, nella quale espone una sintesi dei suoi studi sulle scienze naturali usando, però, il linguaggio delle scienze di oggi. Segue un breve ma denso commentario ai temi della lettera nel quale Schild mostra, mutatis mutandis, una sorprendente affinità tra la fisica e la medicina contemporanee e i contenuti dell’Epistola ad Erodoto. Colpisce, per esempio, la relazione che Schild osserva tra la dottrina delle pellicole atomiche che si distaccano dalla superficie degli oggetti e la teoria dei fotoni; oppure, in ambito percettivo, la posizione epicurea secondo la quale deve esserci un rapporto di «proporzionalità» tra gli atomi «sonori» e la struttura (altrettanto atomica) dell’organo percettivo. Linda Buck ha ricevuto nel 2015 il Nobel per la Medicina per aver condotto, insieme a Richard Axel, ricerche innovative sul sistema olfattivo, scoprendo la base genetica e molecolare delle proteine olfattive dell’organo recettore che seguono il principio (epicureo) della «isometricità».
Pensare che Epicuro abbia anticipato buona parte dei risultati della scienza moderna è naturalmente ingenuo (e qui torna il monito di Einstein). E, tuttavia, come mostra Schild, Epicuro intuisce un metodo e dei contenuti che hanno singolari affinità con le scoperte scientifiche del XIX e del XX secolo. Sarà un caso? C’è da dubitarne, forse. Il lavoro di Schild ricorda agli scienziati a digiuno di greco ma anche ai cultori dell’antichità a digiuno di scienza il ruolo cruciale dell’epicureismo nella storia del progresso delle scienze.
Detlev Schild, Epicurus. The Birth of the Natural Sciences, Atticus Verlag, pagg. 128, € 18------------------------------------------------------------------------------------------------De rerum natura, libro II, 54-61
E come i fanciulli vedon di notte atterriti
nel vuoto dell'ombra fantasmi di gelide ali
e ne fingono altri in cammino per l'aria,
così nella luce tremano gli uomini
di cose più esigue dell'ombre. Né valgono
i raggi del sole a sperder le tenebre
e questo terrore dell'animo, ma solo
lo studio del vero, ma solo la luce
della ragione.
(traduzione di Enzio Cetrangolo)

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