lunedì 23 marzo 2026

L’ eccidio di Porzûs in un romanzo

 


l’eccidio di Porzûs in chiave famigliare

Gino Ruozzi
Il Sole 24ore, 15 marzo 2026

Il romanzo Guance bianche e rosse di Elisa Menon racconta uno degli episodi più controversi della Resistenza italiana, l’eccidio di Porzûs in Friuli del febbraio 1945, quando partigiani dei Gap comunisti uccisero partigiani liberali e cattolici della Brigata Osoppo comandata da Francesco De Gregori (1910-1945; nella brigata militava anche Guido Pasolini, il giovane fratello di Pier Paolo). Sui sanguinosi fatti di Porzûs sono disponibili le carte processuali ed è maturata nei decenni un’ampia storiografia, di continuo aggiornata (mi limito a segnalare L’altro Pasolini di Andrea Zannini, Marsilio 2022; e Sangue sulla Resistenza. Storia dell’eccidio di Porzûs di Tommaso Piffer, Mondadori 2025).

Muovendo anche da radici autobiografiche, Menon narra questa tragica e complessa vicenda bellica, mai del tutto illuminata, con esemplare freschezza. Assume due punti di vista, quello del nonno materno Gino Persoglia, partigiano garibaldino che «aveva da poco diciotto anni quando salì lassù attraversando boschi, erbe alte e nebbia, fino alle malghe, insieme a cento altri»; e quello di Elda Turchetti, la ventunenne «segnalata come spia da Radio Londra» in cerca di redenzione e riscatto che fu ammazzata alle malghe di Porzûs il 7 febbraio con De Gregori e il delegato politico Gastone Valente.

Davanti alle malghe Menon pensa «agli occhi nocciola di mio nonno e alle guance piene della donna che fu uccisa subito, con i primi» (e il cui nome non è tuttavia presente nella lapide che a Porzûs ricorda le vittime). Sono le «guance bianche e rosse» che danno il titolo al libro. È in questa prospettiva di pietà partecipe che Menon narra il drammatico svolgimento delle cose e i sentimenti dei protagonisti, vivendone le preoccupazioni, le debolezze, le compromissioni, le paure e pure i moti di orgoglio (per Elda l’importanza «di decidere per sé, di dimenticare tutti gli altri, rivendicando il diritto di giocare a quel gioco da sola»; per Gino talvolta l’«eccitazione» e la «risata spavalda» che rinviano alla «spavalda allegria» partigiana del Sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino).

Nel rispetto del necessario rigore storico, Guance bianche e rosse pone l’accento sul «sentire», tentando di descrivere e interpretare emozioni e pensieri di quella «guerra dura e senza tregua». È un romanzo d’esordio convincente.

Elisa Menon

Guance bianche e rosse

Einaudi, pagg. 170, € 17

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