Andrea Spinelli Barrile
La carne da cannone africana
il manifesto, 6 marzo 2026
Si chiamava James Kamau Ndungu e aveva 32 anni. Il 28 giugno 2025 è partito da Limuru, a nord di Nairobi in Kenya, per la Russia, con la promessa di un lavoro da chef da 280.000 scellini al mese (1.865 euro). «Ho conosciuto l’agente che l’aveva reclutato lungo la strada per l’aeroporto» racconta al manifesto Anna, sua madre, occhi scuri e profondi dietro un paio di occhiali spessi: «Era tutto troppo perfetto: hanno fatto loro il passaporto di James, non abbiamo pagato niente, nemmeno biglietto aereo e visto».
Dopo uno scalo a Istanbul, in Turchia, James è atterrato a Mosca: «L’ultima volta che l’ho sentito era il 17 luglio, mi ha detto che lo stavano portando in una foresta, che stava affrontando un lungo viaggio e di pregare per lui. A ottobre una foto di James è diventata virale su X: quella del suo corpo dilaniato da una mina in mezzo alla neve.
QUESTA MATTINA si terranno a Limuru i funerali alla bara vuota di James Kamau Ndungu: il suo corpo non è mai tornato a casa. Ieri, invece, il centro di Nairobi era pieno di volantini con l’invito alla veglia funebre e una foto di James, mentre in una manifestazione le madri, le sorelle e le famiglie dei giovani keniani arruolati con l’inganno dalla Russia per essere mandati sul fronte ucraino, delle giovani mandate in fabbrica ad assemblare droni, chiedevano al governo di riportare tutti a casa.
Mentre marciavano verso il Parlamento, destinazione concessa dopo una contrattazione con la polizia, che ha negato l’arrivo al ministero degli Esteri, le donne raccontavano un copione molto simile. «Mio fratello Oscar aveva trovato un’agenzia di collocamento che offriva lavoro come autista, operaio o sicurezza privata per l’élite russa», racconta Monica Nerima. «Oscar era un soldato qui in Kenya, ha accettato l’impiego come bodyguard.
È PARTITO il 26 giugno dell’anno scorso e, dopo pochi giorni dall’arrivo, ci ha contattato dicendo che era stato arruolato con l’inganno, ma che il suo contratto di un anno gli impediva di tornare a casa», spiega ancora Nerima. Ad agosto 2025 la famiglia ha perso le sue tracce, per mesi hanno tentato qualsiasi canale comunicativo fino a che, dopo aver diffuso sui media una foto che lo ritraeva insieme a un commilitone scattata durante l’addestramento, i parenti dell’altro ragazzo l’hanno riconosciuto e li hanno contattati. «Con il loro aiuto siamo riusciti ad avere il numero del suo comandante, che a gennaio ci ha informati della sua morte. Mio fratello è venuto a mancare il 14 agosto, ci hanno detto che il rimpatrio del corpo sarebbe stato possibile solo entro sei mesi dalla morte, abbiamo fatto di tutto per ottenere i permessi prima della fine di febbraio, ma nonostante abbiamo seguito tutte le indicazioni non ce lo hanno ancora restituito», afferma Nerima, con il volto contrito dalla tristezza e dal caldo.
Quasi tutte loro hanno perso le speranze: «Io desidero solo sapere se mio marito è vivo o morto, lo devo ai nostri due figli Pretty e Delton, che continuano a chiedermi di lui», racconta con le lacrime agli occhi Damaris Mutanda, che per scendere in piazza ieri ha viaggiato tutta la notte, venendo dalla lontana contea di Kericho. All’inizio, Damaris ha avuto paura che la manifestazione venisse annullata: appena hanno messo piede in centro, le donne sono state pedinate dalla polizia e solo molte ore dopo l’orario di convocazione sono riuscite a unirsi dietro lo striscione, su cui si leggeva una richiesta di giustizia per i deceduti e rimpatrio per i vivi e i feriti.
A NAIROBI l’associazione Vocal Africa, che ha organizzato la protesta di ieri, sta cercando di aiutare le famiglie che hanno perso i contatti con i propri cari: le stime sul numero di keniani arruolati dalla Russia sono aumentate costantemente nelle ultime settimane e il ministro degli Esteri Musalia Mudavadi ha promesso di recarsi a Mosca per «fermare» il fenomeno dell’arruolamento con l’inganno: si stima che oggi siano tra 3.000 e 4.000 le persone di origine africana arruolate dalla Russia in 35 Paesi e mandate sul fronte ucraino, un migliaio di questi di nazionalità keniana e, secondo le autorità di Nairobi, sono state chiuse almeno 600 tra agenzie di reclutamento e account illegali.
A febbraio, un uomo di nazionalità keniana è stato arrestato al confine con l’Etiopia e accusato di traffico di esseri umani: avrebbe fatto il broker per trafficare carne da cannone tra il Kenya e il fronte russo-ucraino.
Il parlamentare keniano Kimani Ichung’wah, presentando un report la cui fonte sono i servizi keniani, ha accusato apertamente i funzionari dell’ambasciata russa di aver colluso con agenzie di reclutamento e organizzazioni dedite al traffico di esseri umani per reclutare keniani da impiegare nei combattimenti nell’est dell’Ucraina, con il pretesto di ottenere un impiego: 89 keniani si trovano a combattere in prima linea, 39 sono ricoverati in ospedale, 28 sono dispersi e almeno tre sono morti. Secondo il rapporto, i reclutatori prendevano di mira ex soldati e ufficiali di polizia, ma anche disoccupati, con la promessa che avrebbero guadagnato circa 350.000 scellini al mese (2.300 euro circa) al mese e ottenuto bonus fino a 1,2 milioni di scellini.
AL TERMINE DEL CORTEO, l’attivista Fredrick Ojiro ha contrattato con lo staff del Parlamento affinché una delegazione di donne entrasse a consegnare una petizione, come consuetudine nella politica di piazza keniana, a farsi portavoce delle richieste disperate delle famiglie. Oltre all’arresto dei colpevoli e la prevenzione dei reclutamenti futuri, hanno chiesto impegni diplomatici e il rimpatrio dei giovani che si trovano tra il fronte russo e le prigioni ucraine:
«Riportate a casa i nostri figli, vivi o morti», hanno cantato durante tutta la manifestazione.

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