martedì 24 marzo 2026

Alla ricerca dello sfidante

Stefano Montefiori
Francia, via alla corsa per il 2027: lepenisti in testa, cresce Glucksmann
Corriere della Sera, 24 marzo 2026

PARIGI Il giorno dopo le municipali, la politica francese valuta i risultati nell’ottica delle prossime elezioni, quelli più importanti: le Presidenziali della primavera 2027, quando Emmanuel Macron non potrà più presentarsi e la lunga fase di instabilità potrebbe concludersi.

Qual è la situazione degli attuali pretendenti all’Eliseo, dopo il voto di domenica? I favoriti dei sondaggi, Marine Le Pen e Jordan Bardella, vedono la loro posizione rafforzarsi perché lo sbarramento antirassemblement national è sempre più debole. Ed è sempre più forte la tentazione dei Républicains, la destra gollista, di andare verso un’unione con l’estrema destra. Due anni fa Éric Ciotti venne cacciato dalla guida dei Républicains per essersi alleato con Marine Le Pen. Ma adesso che Ciotti ha conquistato Nizza proprio grazie a una lista comune con i lepenisti, la sua «Unione delle destre» può servire da avanguardia per un’intesa su scala nazionale. Secondo il primo sondaggio (Harris Interactive) condotto all’indomani delle municipali, Bardella è dato largamente in testa, al 35% al primo turno. Sempre che sia lui a presentarsi e non Marine Le Pen, che spera ancora di vedere la sua pena di ineleggibilità ridotta in appello. Sentenza il 7 luglio.

Se la prima posizione sembra garantita per il candidato del Rassemblement national, che sia Bardella o Le Pen, i giochi restano aperti per la seconda posizione, quella che comunque offre l’accesso al ballottaggio e buone possibilità di vittoria finale.

Molto staccato al 18%, ma tornato in partita, l’ex premier Edouard Philippe. Il centrista Philippe sembrava potesse cadere a Le Havre e invece è stato ampiamente riconfermato sindaco della città portuale della Normandia; questo gli dà nuova spinta per continuare a puntare all’eliseo. Philippe è stato il primo a candidarsi, già nell’estate del 2024, quando ha consumato lo strappo con Macron che pure anni prima lo aveva nominato primo ministro. Dopo la dissoluzione, Philippe chiese le dimissioni di Macron e presidenziali anticipate. Alla fine Macron ha resistito, si andrà al voto per l’Eliseo solo l’anno prossimo, e bisognerà vedere se Philippe ci arriverà indebolito da una rincorsa forse troppo lunga.

Raphaël Glucksmann, esponente della sinistra moderata, esce rafforzato dalle municipali, perché ha enunciato con chiarezza una linea — «bisogna rompere con l’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon» — che si è rivelata tutto sommato vincente. Divisa, la sinistra ha vinto, per esempio a Parigi e Marsiglia. Unita ha perso, per esempio a Tolosa. Lo stesso sondaggio dà Glucksmann al 14%, ben davanti al grande rivale Jean-Luc Mélenchon della France insoumise, fermo all’11%. Stasera peraltro è prevista una resa dei conti movimentata alla direzione nazionale del Partito socialista, perché le ambiguità pro-Mélenchon del segretario Olivier Faure potrebbero costargli il posto.

A destra il gollista Bruno Retailleau con il 7% è poco avanti al 5% di Eric Zemmour, il che potrebbe incoraggiare entrambi a mettersi sotto l’ala del Rn. Manca ancora un anno, altri nomi (Gabriel Attal, Gérald Darmanin) potrebbero scendere in campo. Ma la partita per scegliere lo sfidante di Bardella/Marine Le Pen è già cominciata.

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