È una storia tristemente comune e al tempo stesso altamente emblematica, quella di una "sbornia militante ". Nel 2021, la venticinquenne Diane Richard si è lanciata a capofitto nella lotta femminista. Membro del collettivo #NousToutes, era presente a ogni manifestazione, diventandone persino una delle principali organizzatrici. Tra le sue compagne, la giovane donna ha sviluppato il gusto per l'attivismo, ha forgiato un'intesa politica e ha scoperto il suo lesbismo. Cinque anni dopo, condivide la sua delusione in un saggio illuminante, * Lutter sans se trahir. Récit d'un féminisme confisqué* (Combattere senza tradire se stessi: racconto di un femminismo confiscato).
Con questo libro, scritto con un linguaggio inclusivo, Diane Richard mira a salvaguardare l'ideale del femminismo intersezionale. E soprattutto, a proteggerlo da quella che considera una perversione: "Come hanno fatto i collettivi e i partiti di sinistra e femministi ad allinearsi con movimenti fascisti, razzisti o islamisti?", si chiede l'autrice, che ha visto molte delle sue ex compagne voltarle le spalle, arrivando persino ad etichettarla come "femminista bianca " o addirittura "fascista ", semplicemente perché diceva ad alta voce ciò che tanti altri riconoscevano in silenzio. Condividendo sia la sua indignazione che i suoi dubbi, l'autrice offre non solo la storia di un impegno singolare, ma anche una commovente riflessione sulle fantasie di purezza e sulla mentalità da branco che influenzano segretamente ogni gruppo di attivisti.
Jean Birnbaum
Diane Richard, Lutter sans trahir. Récit d'un féminisme confisqué, Stock, Paris 2026
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