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martedì 26 maggio 2026

Magnifica humanitas. un programma

Alberto Melloni 
«Con la sua enciclica, Leone XIV non si limita a avanzare "che un altro mondo è possibile", ci chiama a costruire questo altro mondo»

Le Monde, 26 maggio 2026

A tredici mesi dall'inizio del suo pontificato, Leone XIV firmò la sua prima enciclica. L'evento si svolse in un contesto altamente teso e affrontò un tema di particolare attualità: l'intelligenza artificiale (IA). Esaminiamo cosa c'è di prevedibile e, al contrario, di sorprendente in questa enciclica.

Magnifica humanitas ["Magnifica umanità"] contiene molti elementi attesi. Papa Prevost l'ha firmata venerdì 15 maggio, lo stesso giorno in cui Leone XIII – sulle cui orme l'attuale pontefice intende seguire – promulgò, nel 1891, la sua enciclica Rerum novarum ["Cose nuove", un testo fondamentale che tratta della questione del lavoro e degli eccessi del capitalismo] .

Non sorprende quindi che l'enciclica del 2026 si ispiri a ciò che Pio XII definì nel 1950 come la "dottrina sociale" della Chiesa. Come previsto, Leone XIV, nella Magnifica humanitas , riflette sulla "brama di novità" : egli indica l'espansione sfrenata, attraverso l'intelligenza artificiale, del "paradigma tecnocratico ", che il teologo Romano Guardini denunciò nel 1951. Secondo Robert Francis Prevost, è essenziale impedire che la consapevolezza della dignità umana venga "oscurata sotto la pressione di nuove ideologie o di interessi estremamente potenti nel mondo odierno" (paragrafo 51 della Magnifica humanitas ).

Le dimensioni imponenti della Magnifica humanitas non sorprendono affatto: con le sue 105 pagine, 250 paragrafi e 39.000 parole ( la Rerum novarum era limitata a 42 paragrafi e 11.500 parole), offre a ogni ramo del cattolicesimo la soddisfazione di vedere affrontato un tema o un papa a loro caro, sia per ragioni teologiche che ideologiche. La Magnifica humanitas contiene 63 citazioni o riferimenti a Papa Francesco, 50 a Giovanni Paolo II, 29 a Paolo VI, 20 a Benedetto XVI, 14 a Leone XIII, 8 a Pio XII, 4 a Pio XI e 4 a Giovanni XXIII. La lunga gestazione del testo non è sorprendente: Paolo VI [papa dal 1963 al 1978] impiegò all'incirca lo stesso tempo per pubblicare la sua Ecclesiam suam , durante il Concilio Vaticano II (1962-1965).

Infine, come nelle encicliche di Giovanni Paolo II, le particolarità linguistiche, le differenze stilistiche e i punti di vista dei vari autori non sono stati appianati. Pertanto, un netto rifiuto della teoria della "guerra giusta" (paragrafo 192) coesiste con l'idea che la "forza letale" debba rimanere sotto il controllo umano e non essere affidata a un agente morale artificiale (paragrafo 200).

Fedeltà al Concilio Vaticano II

Tuttavia, vi sono anche alcuni elementi meno comuni. Mentre nessuna enciclica contemporanea prende come punto di partenza un atto del papa precedente, Magnifica humanitas sviluppa diversi aspetti del messaggio pronunciato da Papa Francesco in occasione della Giornata internazionale della pace del 2024 – un messaggio alla cui stesura potrebbero aver contribuito Leone XIV, allora cardinale Prevost, e padre Paolo Benanti, pioniere francescano dell'IA, diventato un punto di riferimento per le Nazioni Unite, il governo [italiano] di Giorgia Meloni e l'Università Luiss di Roma.

Un altro aspetto peculiare della Magnifica humanitas , che ricorda la celebre pipa di René Magritte, è la decisione di Leone XIV di non redigere un'enciclica programmatica. Infatti, a differenza delle prime encicliche di Pio XII o Paolo VI, non definisce l'agenda del nuovo pontificato, né delinea i fondamenti teologici su cui il Papa intende basare la sua opera, come avvenne ai tempi di Giovanni Paolo II.

Papa Leone XIV, durante una visita pastorale ad Acerra (Italia), il 23 maggio 2026.

Al contrario, Magnifica Humanitas afferma il diritto e il dovere della Chiesa di affrontare, nella fede, le sfide del suo tempo e della storia. Leone XIV ribadisce la sua fedeltà al Concilio Vaticano II, riprendendo le parole della costituzione pastorale Gaudium et Spes (1965): «Le gioie e le speranze, i dolori e le angosce degli uomini di quest'epoca, specialmente dei poveri (...) sono anche le gioie e le speranze, i dolori e le angosce dei seguaci di Cristo». In tal modo, rivolge un sottile rimprovero a tutti coloro che hanno criticato Francesco per non aver parlato abbastanza della vita eterna e per aver dedicato troppo tempo ai poveri.

Un altro aspetto peculiare di questo testo è la sua visione politica. Secondo la "dottrina sociale" di Leone XIV , i baluardi contro le minacce alla dignità umana sono le autorità pubbliche (paragrafo 63), gli interventi pubblici (69), il controllo pubblico (80 e 95) e il sostegno pubblico all'istruzione (144).

"La verità, un dono da condividere"

All'Anticristo del teologo apprendista Peter Thiel , il Vescovo di Roma si oppone la lunga eredità del "socialismo pulpitico" [un movimento di fine Ottocento che propugnava politiche sociali gestite dallo Stato] , il Kathedersozialismus dell'economista Adolf Wagner (1835-1917), ma anche gli insegnamenti di John Maynard Keynes (1883-1946) e quello che sarebbe diventato, con l'economista Wilhelm Röpke (1899-1966), l'ordoliberalismo tedesco [secondo il quale la missione economica dello Stato è quella di creare e mantenere un quadro normativo] . Egli fa della "verità" un principio cardinale delle democrazie, una verità che la Chiesa non pretende di possedere, perché "la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere" (paragrafo 25).

Tutto ciò si intreccia con riflessioni sull'intelligenza artificiale, riflessioni che il Papa sa essere provvisorie, data la velocità con cui si evolve e il rapido oblio che, a partire da Giovanni Paolo II, accompagna le encicliche papali – in particolare la condanna del possesso di armi atomiche nell'enciclica Fratelli tutti (2020) di Papa Francesco .

Tuttavia, Magnifica humanitas potrebbe lasciare un'impressione più duratura. Non perché tratti un tema "moderno", né perché le pagine finali – quelle in cui forse percepiamo maggiormente la penna e il cuore di Leone XIV – potentissimi sul piano spirituale, rivelano ciò che la maggior parte dei cardinali vide in Prevost.

La Magnifica humanitas sarà ricordata se ci incoraggerà ad andare oltre l' «entusiasmo ingenuo» e le «paure sterili» che alimenta (paragrafo 14). Leone XIV non si limita a dichiarare che «un altro mondo è possibile» : ci invita a costruire questo altro mondo, anche se non ha una ricetta da offrire. Non si limita a inveire contro il mercato; ci chiede di riconoscere che il capitalismo odierno, che concentra denaro e potere, non è lo stesso di quello di ieri.

Qui Leone XIV non fa appello ai sentimenti, ma al pensiero. Un pensiero che esige per il domani un impegno che oggi non esiste. Questo, di per sé, è un programma. Proprio come la pipa di Magritte è una pipa.

https://www.lemonde.fr/le-monde-des-religions/article/2026/05/25/avec-son-encyclique-leon-xiv-ne-se-borne-pas-a-lancer-qu-un-autre-monde-est-possible-il-nous-appelle-a-batir-cet-autre-monde_6693640_6038514.html

domenica 12 aprile 2026

L' uguaglianza, la Bibbia e Platone


Nel 1916, in piena guerra mondiale, Henri Barbusse pubblica "Il fuoco", un romanzo per il quale ottiene il premio Goncourt. Oggetto centrale del testo è l'esperienza di una squadra formata da una ventina di soldati schierati al fronte agli ordini di un caporale che si chiama Bertrand. Nel sottotitolo figura la parola "diario", ma in realtà si tratta di una rassegna per situazioni ed episodi, senza un vero ordine cronologico. C'è il fatto che le parti narrative sono scritte al presente e danno quindi una sensazione di immediatezza, di presa diretta. E tuttavia abbiamo a che fare con il resoconto fittizio di un'esperienza fittizia. Nel libro è presente un ampio sviluppo discorsivo con accenti profetici. Alla guerra come evento straordinario viene associato un messaggio sulle sorti future del mondo. La solennità dell'approccio traspare anche dal ricorso a una immagine biblica, tratta dall'Esodo (13, 21-22, traduzione di Giovanni Diodati): "E l'Eterno andava davanti a loro, di giorno in una colonna di nuvola, per guidarli nella via, e di notte in una colonna di fuoco per far loro luce, affinché potessero camminare giorno e notte. La colonna di nuvola non si ritirava mai davanti al popolo di giorno, né la colonna di fuoco la notte".
Torniamo a Barbusse e al suo libro del 1916. Qui siamo solo al prologo del racconto vero e proprio (La visione): "Questi grandi feriti consumati da una piaga interiore abbracciano con lo sguardo la furia degli elementi: guardano sulla montagna le esplosioni del tuono che sollevano la distesa delle nubi come un mare
 con ciascuna che proietta ad un tempo nel crepuscolo una colonna di fumo e una colonna di bruma". Poco più in là si passa al secondo capitolo che si apre con queste parole: "Il vasto cielo pallido si anima di colpi di tuono: ogni esplosione mostra ad un tempo, mentre si staccano da un lampo rossastro, una colonna di fuoco nel resto della notte e una colonna di bruma in quello che c'è già del giorno". Come se non bastasse l'immagine ritorna nel corso della narrazione a proposito di un bombardamento: "Sono veramente la colonna di fuoco e la colonna di bruma che turbinano e tuonano all'unisono".
La parte discorsiva del romanzo ha un andamento corale. Gli scambi tra i soldati della squadra "si rinnovano, si prolungano, si approfondiscono rediprocamente" (Philippe Baudorre). un tema che ritorna è la dura realtà della guerra, tanto necessaria quanto luttuosa, esecrabile e orrenda. Alla fine il racconto sconfina nell'utopia. Dopo una pioggia torrenziale che fa pensare al diluvio biblico, i combattenti approdano a una terra di nessuno dove si trovano anche, disarmati, i nemici. Prefigurazione di ciò che il mondo potrà essere o diventare dopo la guerra: "Tutti gli uomini dovrebbero mettersi d'accordo, attraverso la pelle e sul ventre di quelli che in un modo nell'altro li sfruttano. Tutte le moltitudini dovrebbero mettersi d'accordo. Tutti gli uomini dovrebbero essere uguali". È chiara l'ispirazione socialista dell'auspicio che promana dai soldati e che l'autore commenta in questi termini: "Questa presa di parola sembrava venire a noi come in soccorso". Sulla scia dell'uguagianza vengono richiamate le altre due parole della triade repubblicana, la fratellanza e la libertà. L'autore commenta dicendo che la fratellanza è un sogno, su di essa non si costruisce niente e la stessa cosa vale per la libertà "un concetto troppo relativo in una società in cui tutte le presenze si spezzettano a vicenda": "Ma l'uguaglianza è sempre valida. La libertà e la fraternità sono delle parole, mentre l'uguaglianza è una cosa".  Così il coro delle opinioni trova una direzione unica, quella della parola che "è una risposta a tutto". Ed ecco che il riferimento supremo ritorna in una sorta di esclamazione generale: - L'uguaglianza!...


A questo punto la successione delle battute in replica assume un diverso aspetto, lo sfondo biblico del diluvio e del ricorso celeste si allontana e ci si ritrova in un quadro che irresistibilmente fa pensare ai dialoghi di Platone. Entra in scena la kalogakathia*, la stretta associazione della bellezza e della bontà. 
Queste le sentenze formulate via via dagli aninimi interlocutori: 
"Sarebbe bello! dice l'uno.
Troppo bello per essere vero! dice l'altro.
Ma un terzo dice:
È bello perché è vero. Quindi non ha altre bellezze!... E il fatto che sia bello non garantisce che si avvererà. La bellezza è fuori corso quanto lo è l'amore. Proprio perché è vera agisce in modo fatale". 
La profezia si mantiene su un tono di ambiguità che ne garantisce la forza senza legame con una scadenza o una previsione definita. 

(*) È nota la rilevanza che ha nella filosofia platonica la καλοκαγαθία. In greco antico, il termine  kalokagathìa è una parola composta che fonde la bellezza [καλός (kalòs): "bello"] e [καί (kài)] la bontà [ἀγαθός (agathòs): "buono"]. Per un greco dell'età classica (e per Platone in particolare), queste due qualità non potevano essere separate: la bellezza si presentava come il riflesso di una bontà interiore, mentre la bontà rifulgeva tranquilla nella bellezza.

https://machiave.blogspot.com/2026/04/l-esistenza-labile.html

lunedì 10 marzo 2025

La schiettezza di Musk





Anna Maria Brogi
La guerra in Europa. Perché Musk ha detto che la difesa ucraina dipende da Starlink
Avvenire, 10 marzo 2025


Non sorprende pertanto che dall'uomo che scende la scaletta dell'Air Force One, e affianca il presidente nello Studio Ovale, arrivi un avvertimento all'Ucraina, apparsa riottosa agli occhi di Washington nel firmare l'accordo per lo sfruttamento americano dei suoi minerali critici e terre rare: «Se spegnessi Starlink, la prima linea di Kiev crollerebbe» ha scritto Musk su X. Parole che sono state lette come una minaccia. Diverse ore dopo è arrivata la precisazione del plurimiliardario: «Per essere estremamente chiari - ha scritto - non importa quanto io non sia d'accordo con la politica ucraina, Starlink non spegnerà mai i suoi terminali. Sto semplicemente affermando che, senza Starlink, le linee ucraine collasserebbero, poiché i russi possono bloccare tutte le altre comunicazioni! Non faremo mai una cosa del genere né la useremmo come merce di scambio». Troppo tardi per non destare allarme oltreoceano. Innescando un durissimo botta e risposta con la Polonia. «Se SpaceX si dimostrerà un fornitore inaffidabile, saremo costretti a cercarne altri» ha replicato su X il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. Varsavia paga 50 milioni di dollari l'anno per portare Starlink in Ucraina. «Sta' zitto, ometto - la replica al vetriolo di Musk -. Paghi una piccola parte del costo e non c'è niente che possa sostituire Starlink». Sempre su X, è intervenuto Rubio: «Nessuno ha minacciato di tagliare Starlink all'Ucraina. E dite grazie perché senza Starlink l'Ucraina avrebbe perso la guerra molto tempo fa e i russi sarebbero al confine con la Polonia ora». Stamani il premier polacco, Donald Tusk, ha scritto in inglese su X: «La vera leadership significa rispetto dei partner e degli alleati. Anche dei più piccoli e deboli. Mai arroganza. Cari amici, pensateci».

Con la sua nota schiettezza, Musk ha toccato il punto: non c'è niente che possa sostituire Starlink. Come direbbe Trump, è Musk ad avere le carte in mano. Per questo vuol essere lui a condurre il gioco. In una metafora trumpiana - che sotto le sembianze del gioco d'azzardo maschera la tragedia quotidiana delle uccisioni sul terreno di guerra, degli sfollati e dei lutti - Musk sta ostentando il suo immenso potere. E lanciando messaggi di avvertimento. Molti analisti concordano con lui nel ritenere, come ha detto, che «Starlink è la spina dorsale dell'esercito ucraino». Subito dopo l'invasione russa dell'Ucraina, del 24 febbraio 2022, Musk inviò agli ucraini migliaia di terminali del suo servizio di comunicazione per sostituire i sistemi distrutti dalla Russia. L'anno scorso Kiev ha dichiarato che ne erano operativi circa 42mila tra siti militari (la maggior parte delle postazioni sul campo di battaglia ha il proprio terminale), ospedali, aziende e organizzazioni militari. Per quanto l'Unione Europea abbia avviato contatti con quattro aziende, tra cui la francese Eutelsat/OneWeb, per fornire connettività internet all'Ucraina, perdere la copertura di Starlink sarebbe probabilmente un colpo fatale per la difesa ucraina, alla quale Washington ha appena bloccato ogni aiuto militare (armi, pezzi di ricambio, assistenza) e di intelligence.

Nella lista degli avvertimenti all'Europa, interpretabili anche come minacce filoputiniane alla sua sicurezza, s'inserisce il nuovo attacco di Musk all'Alleanza Atlantica. A un post che sollecitava l'uscita immediata degli Usa dalla Nato, Musk ha risposto: «Dovremmo proprio. Non ha senso che l'America paghi per la difesa dell'Europa». Già il 3 marzo si era detto d'accordo con un utente che sosteneva che gli Usa dovrebbero lasciare Nato e Nazioni Unite.


domenica 20 luglio 2014

Weber, il potere carismatico

Max Weber

Il potere carismatico sussiste in virtù di una dedizione affettiva alla persona del signore e ai suoi doni di grazia (carisma) - che sono in particolare le qualità magiche, le rivelazioni o l'eroismo, la potenza dello spirito e del discorso. Le fonti della dedizione personale sono in questo caso ciò che è sempre nuovo, che è inconsueto, che non è mai esistito - nonché l'adesione emozionale a tutto questo. I tipi più puri sono il potere dei profeti, degli eroi guerrieri, dei grandi demagoghi. Il gruppo di potere è l'associazione nella comunità o nel seguito. Il tipo di colui che comanda è il duce, e il tipo di colui che obbedisce è il "discepolo". Al duce si obbedisce esclusivamente in modo personale e in virtù delle sue eccezionali qualità personali, e non a ragione di una posizione statuita o di una dignità tradizionale. Di conseguenza, però, egli viene obbedito soltanto finche dura l'attribuzione di tali qualità, cioè fino al momento in cui il suo carisma viene confermato da una prova. Quando egli è "abbandonato" dal suo dio o è privato della sua potenza eroica o della fede delle masse nelle sue qualità di duce, cade pure il suo potere. L'apparato amministrativo è scelto sulla base del carisma e della dedizione personale - e perciò non in base alla qualificazione tecnica (come l'apparato amministrativo di ceto) né in base alla dipendenza domestica o ad una dipendenza personale di altro tipo (come al contrario accade per l'apparato amministrativo di tipo patriarcale). Mancano sia il concetto razionale di "competenza" che il concetto del "privilegio" di ceto. L'ambito di legittimazione dell'uomo del seguito o del discepolo, che è titolare di un incarico, è determinato soltanto dal messaggio del signore e dalla sua qualificazione carismatica personale. L'amministrazione - nei limiti in cui questo termine risulta adeguato - manca di ogni orientamento in base a regole sia statuite che tradizionali. Essa è caratterizzata dalla rivelazione o dalla creazione attuale, dall'azione e dall'esempio, dalla decisione caso per caso, e quindi - riferita alla misura di un ordinamento statuito - in modo irrazionale. Essa non è vincolata alla tradizione : per i profeti vale il principio "è scritto, ma io vi dico"; gli ordinamenti legittimi cedono alle nuove creazioni che i condottieri compiono con il potere della spada e i demagoghi per mezzo di un "diritto naturale" rivoluzionario da essi proclamato e suggerito. [...] Il potere carismatico è una relazione sociale di carattere specificamente straordinario e puramente personale. Con la continua esistenza, e più tardi con la scomparsa del titolare personale del carisma - se però in questo caso esso non si esaurisce ma persiste in qualche modo, e se quindi l’autorità del signore passa ai successori — il rapporto di potere tende a trasformarsi in pratica quotidiana. (Economia e società)