martedì 3 febbraio 2026

Vite allo specchio

Rosella Postorino
L'amica geniale di Marie Darrieussecq

la Repubblica, 3 febbraio 2026

 Il titolo, Fabbricare una donna, dichiara il presupposto da cui parte. Che donna non si nasca ma si diventi, come scrisse Simone de Beauvoir. Ossia che, al di là del sesso biologico, l’identità femminile, anzi le identità femminili, si costruiscano attraverso un processo culturale, e siano condizionate dal controllo sociale. Le donne fabbricate qui sono due, forse facce della stessa medaglia, forse due fra le tante possibilità del femminile, determinate sia dalla condizione d’origine (il tema della classe sociale intrecciata al genere è riassunto da questa considerazione: «Essere poveri è molto stancante. Anche essere una ragazza»), sia dagli incidenti dell’adolescenza.

La storia è raccontata prima dal punto di vista di Rose, poi dal punto di vista di Solange (entrambe già apparse in altri romanzi di Marie Darrieussecq). Chiunque sia stata una ragazza sa che la sua identità si è costruita anche nel rispecchiamento con un’altra. La tetralogia de L’amica geniale l’ha reso inequivocabile, ma penso anche a Storia di Anna Drei, l’esordio di Milena Milani pubblicato nel ’47, e di recente riapparso per Cliquot, o a Le inseparabili della stessa de Beauvoir, o a Giorno e notte di Virginia Woolf.

Rose e Solange hanno 15 anni alla fine degli anni ’80 e abitano vicine, ma una appartiene a una famiglia benestante e tutto sommato “funzionale”, l’altra ha un’estrazione sociale più bassa, un padre assente e una madre depressa. Rose ha un fidanzato fin dalle medie, si chiama Christian e fa difetto (questo è il suo pregio) di molti caratteri della maschilità. Per esempio non sa picchiarsi, e le prime volte in cui tenta di fare l’amore con Rose trema. Come molte adolescenti lei si domanda se lo ami per davvero. Per placare l’ansia ne parla proprio con lui, ed è in quei momenti che l’apice dell’amore è raggiunto. Mai potrebbe parlare con Solange della loro amicizia, perché secondo lei Solange non ha capacità di astrazione. Per di più è rimasta incinta e questa gravidanza inattesa, del tutto indesiderata, ha aperto una crepa. A Rose sembra che la sua migliore amica le sfugga di mano. Christian è l’unico che la capisce e, anche se non è certa di voler stare con lui, si convince che il matrimonio li aiuterà. D’altronde, «non è un lavoro da poco attraversare la vita evitando la vita, sforzarsi di non soffrire troppo», e lui le consente di farlo. Rose cerca l’ordine: l’unico elemento di disordine è per lei Solange.

Nella seconda parte, Solange racconta gli stessi anni ma dalla propria angolatura: il senso di isolamento, la madre che fuma «come se alla fine di ogni sigaretta si aprisse una via d’uscita per la sua vita», il parto che le conferma quanto tragico sia stare sulla Terra. Quando il figlio nasce, quando i loro corpi sono ormai separati, ognuno con la propria porzione di dolore, lo lascia alla madre, e poco tempo dopo lascia il paese, il suo tanfo di gasolio e letame. Vuole recitare, a un corso di teatro ha scoperto che sul palco risplende, che se le danno parole da ripetemanzore anziché pretendere da lei opinioni, allora tutto diventa più tollerabile.

Eppure lei ha un sacco di opinioni: forse prima di Rose si rende conto che «la sessualità è un sistema di dominazione», che i corpi delle donne sono sfruttati «come ingranaggi per autorizzare l’umanità a passeggiare, a bere caffè, a nascere e a morire tra il rumore dei pistoni», che quando le donne parlano di un uomo in realtà stanno parlando di ciò che il mondo fa loro. Andrà a Bordeaux, a Parigi, a Londra, a Los Angeles, e nel frattempo cadrà il muro di Berlino, e morirà Kurt Cobain, e il primo Eurostar collegherà Francia e Inghilterra, e arriverà Internet. Solange diventa un’attrice, ma impara che la purezza ha un prezzo troppo alto per le persone come lei, e che avere due case (cioè essere scissi) fa impazzire.

L’effetto più forte di questo Bildungsroman a doppia lente è che ciascuna delle protagoniste pare raccontare la realtà quasi da dietro un vetro, ingabbiata in una specie di solitudine ontologica, che nessuna relazione riesce a penetrare. L’adesione al punto di vista è talmente convincente che ciascuna delle due parti sembra poter restituire solo la coscienza (o l’inconscio) di una delle protagoniste, suggerendo che sia impossibile per loro vedersi a vicenda, riconoscersi, comprendersi per davvero (e che questa impossibilità riguardi tutti).

Malgrado ciò, la bella scena conclusiva racconta quanto i nostri legami più intensi sopravvivano al di là della nostra stessa cognizione, delle nostre intenzioni. Gelosia, rivalità, tradimento, invidia, persino il furto di un paio di Dr. Martens costellano questo lungo rapporto, e tuttavia è difficile stabilire chi tra Rose e Solange sia aggrappata all’altra, mentre, affrontando ciascuna in modo diverso l’esistenza che tocca alle donne, tentano maldestre di sorreggersi.

Il libro

Fabbricare una donna di Marie Darrieussecq (Crocetti, traduzione Sofia Tincani, pagg. 288, euro 20)

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