Riccardo
Michelucci
Ucraina, c’è una proposta di pace in arrivo dalla
Germania. "Sì a una Kiev neutrale"
Avvenire, 25 febbraio 2026
Michael von der Schulenburg è tra i promotori dell'appello lanciato da un gruppo di personalità tedesche, tra cui Peter Brandt, figlio del cancelliere della distensione: «Si cessi di aizzare l'odio, anche da parte del Parlamento europeo. Irrealistica la richiesta di Bruxelles di un ritiro totale delle truppe russe prima dell'avvio dei negoziati».
Un cessate il fuoco immediato, negoziati sui territori e garanzie di sicurezza, uno status internazionale che assicuri la sovranità dell’Ucraina e insieme un nuovo quadro di sicurezza paneuropeo: è il cuore della proposta di pace elaborata da un gruppo di personalità tedesche con lunga esperienza diplomatica e militare, che invita l’Ue ad assumere un’iniziativa autonoma per fermare la guerra. Il documento – “Ukraine and Russia: How this war can be ended with a negotiated peace” – entra nel merito dei nodi più controversi: dalla gestione delle aree occupate al possibile assetto di neutralità di Kiev o a un suo diverso rapporto con la Nato, dalle garanzie internazionali alla futura consistenza delle forze armate ucraine, fino a un trattato di pace accompagnato da un cessate il fuoco e da una nuova architettura di sicurezza regionale.
Tra i promotori c’è Michael von der Schulenburg, per oltre trent’anni diplomatico delle Nazioni Unite in scenari di crisi e oggi deputato al Parlamento europeo, dove si occupa di politica estera e sicurezza. Con lui hanno firmato la proposta l’ex generale Harald Kujat, ex capo di Stato Maggiore della Bundeswehr e presidente del Comitato militare della Nato, lo storico Peter Brandt (figlio del cancelliere fautore della distensione con la Ddr), il politologo Hajo Funke e Horst Teltschik, già consigliere per gli affari esteri e la sicurezza del cancelliere Helmut Kohl.
La proposta parte dalla constatazione dello stallo bellico e dal fatto che l’ipotesi di una soluzione puramente militare appare sempre più remota e rischiosa. Per questo indica tre obiettivi generali da condividere prima ancora di sedersi al tavolo: garantire l’esistenza di un’Ucraina sovrana, indipendente e funzionante; porre le basi di un ordine di sicurezza europeo che tenga conto anche della minaccia russa; sviluppare compromessi concreti e graduali per chiudere il conflitto.
Von der Schulenburg, perché sostenete che l’Ue deve cambiare linguaggio?
Nel quarto anniversario della guerra in Ucraina, il Parlamento europeo ha presentato una risoluzione carica di odio e di richieste completamente irrealistiche. Noi crediamo che, se l’Europa vorrà mai negoziare, o vorrà far parte di futuri negoziati, dovrà convincersi che l’unico modo per salvare l’Ucraina e porre fine alla guerra passa attraverso la diplomazia. Ma finché i politici occidentali crederanno di poter mettere in ginocchio la Russia prolungando la guerra a tempo indeterminato, i negoziati non saranno possibili. Questa convinzione è anche pericolosa, perché dopo il ritiro degli Stati Uniti, i membri europei della Nato non hanno né le risorse finanziarie né quelle militari per mantenere tale linea. Dobbiamo evitare a tutti i costi che le forze armate ucraine crollino, perché ciò causerebbe inevitabilmente anche il crollo politico di Kiev.
Ritenete realistica la richiesta di Bruxelles di un ritiro totale delle truppe russe prima dell’avvio dei negoziati?
È assolutamente inverosimile. Non accadrà, né ora né in futuro. Per il semplice motivo che non siamo in grado di cambiare le sorti della guerra in Ucraina sul piano militare. Dobbiamo accettare il fatto che certi territori sono stati occupati e che gran parte della popolazione di queste aree non vuole più far parte dell’Ucraina. Come accadde anni fa in Kosovo, dove molta gente non voleva più far parte della Serbia.
Quindi cosa proponete per questi territori?
Il congelamento della linea del fronte nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson e la rinuncia da parte di Mosca di parte dei territori che attualmente occupa. In cambio, Kiev dovrebbe riconoscere l’indipendenza di Donetsk e Luhansk, con un ritiro reciproco delle forze armate e una fase di amministrazione fiduciaria sotto l’egida Onu. Entro cento giorni dovrebbe poi tenersi un referendum sulla secessione delle due regioni, sotto osservazione internazionale. Con l’impegno di entrambe le parti a rispettarne e recepirne l’esito.
Pensate che la neutralità dell’Ucraina sia l’unica soluzione praticabile?
Sì. Un’Ucraina neutrale potrebbe ristabilire le sue relazioni con la Russia, con l'Asia centrale, con la Cina, ma anche con l’Ue. Kiev non può diventare parte di un’alleanza militare, così come non sarebbe possibile per Cuba, il Messico o il Venezuela far parte di un'alleanza ostile agli Stati Uniti.
Quali garanzie di sicurezza renderebbero credibile tale soluzione?
Dobbiamo garantire innanzitutto la sopravvivenza dell’Ucraina come stato sovrano indipendente e poi gettare le basi di un ordine paneuropeo che tenga conto degli interessi di sicurezza di entrambe le parti. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dell’Ucraina, che oggi è distrutta. E dobbiamo garantire un futuro agli ucraini.

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