domenica 22 febbraio 2026

Lo scivolamento a destra in Francia

Dominique de Villepin

"Il paese assiste a una allarmante inversione dei valori" - scrive Paul Quinio nel suo editoriale per Libération, il 20 febbraio scorso. Ma proprio di questo si tratta? "Lavoro, famiglia, patria" - la triade petainista degli anni bui - sta sostituendo la repubblicana e gloriosa "libertà, eguaglianza, fraternità"? Non sembra proprio, non siamo a questo punto. Sta succedendo invece una cosa molto più banale ma non meno inquietante. Il fronte repubblicano - ossia la piattaforma comune dei partiti schierati a difesa dell'ordine democratico - sta cambiando campo. Una volta, fino a qualche mese fa, escludeva l'estrema destra. Adesso ha assunto una configurazione tale da escludere, di fatto, la sinistra radicale, ossia La France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon.

Francesca Schianchi
La parata dell'ultradestra francese contro la sinistra: "Assassini"

La Stampa, 22 febbraio 2026

Dura appena una manciata di minuti, la sensazione di essere veramente, come annunciato dai promotori, a una marcia in ricordo di una vittima. Il tempo del minuto di silenzio, con qualche giovanotto in bomber scuro che lascia scivolare una lacrima silenziosa, e dell’omaggio iniziale al 23enne Quentin Deranque, militante di estrema destra ucciso una settimana fa qui a Lione: «Ci guarda da lassù ed è fiero di noi». Per il resto, gli interventi dal palco improvvisato su un camion e poi i cori che accompagnano la marcia, per il chilometro o poco più che separa la partenza da quella rue Victor Lagrange in cui è avvenuto il pestaggio di cui sono accusati giovani di estrema sinistra, certificano la natura tutta politica di una manifestazione che, nonostante l’invito alla preghiera e la corona di fiori bianchi, del cordoglio commosso ha ben poco. C’è piuttosto rabbia, revanscismo, orgoglio di parte, e la voglia di seppellire tutta la sinistra – non solo quella estrema, a meno di un mese dalle amministrative, e a un anno dalle fatidiche presidenziali – sotto questa bruttissima storia di violenza e brutalità.

C’era un allarme altissimo a Lione per la manifestazione di ieri pomeriggio, promossa da varie sigle di destra estrema. «Fate attenzione: musulmani e persone di colore sono particolarmente esposte, mettetevi in sicurezza, condividete le informazioni», recita un volantino sparso per la città e rimbalzato da un cellulare all’altro. Si temeva, e fino al termine del corteo continuava a girare la voce, una possibile contro-manifestazione dell’estrema sinistra. Tanto era preoccupato lo stesso sindaco, l’ecologista Grégory Doucet, che aveva chiesto di proibire la marcia: niente da fare, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez venerdì ha dato il via libera. Ieri mattina, il presidente della repubblica Emmanuel Macron invitava tutti alla calma: ma più di lui forse hanno potuto le raccomandazioni della famiglia di Deranque, che, assente dalla piazza, ha fatto però arrivare il proprio auspicio che tutto si svolgesse senza incidenti. Straordinario dispiegamento di forze dell’ordine, droni sulle teste dei circa tremila manifestanti, controllo capillare in città che durerà fino a oggi, nel timore di disordini nella notte: ma, alla fine del corteo, nessuna violenza da registrare. Anche se ci saranno denunce, per saluti romani e insulti razzisti e omofobi scovati dalla Prefettura in alcuni video della sfilata postati sui social, e a una persona che è stata trovata in possesso di un coltello e un martello.

Anche il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella aveva invitato i suoi eletti a non partecipare: nel pieno della sua campagna di «dédiabolisation» del partito, di ripulitura da tutte le scorie estreme per renderlo credibile nella sfida per l’Eliseo, troppo rischioso mischiarsi a gruppuscoli e frange non facilmente controllabili. Ma in fondo è un lavoro di squadra: lui, da Parigi, dichiara che il cordone sanitario per decenni destinato al suo partito – si vota chiunque pur di non vedere il Rn al potere - va oggi applicato all’estrema sinistra; loro, da Lione, attaccano tutto il tempo la gauche: «L’estrema sinistra uccide», srotolano un enorme striscione, mentre i manifestanti scandiscono lo slogan «antifascisti assassini, La France insoumise complice».

Perché è il partito di Jean-Luc Mélenchon il primo obiettivo di questa giornata, e tutto lo schieramento che, alle ultime legislative, ha fatto con lui accordi per fermare Marine Le Pen e il Rassemblement. Il leader di estrema sinistra è sul banco degli imputati da giorni, per i legami del partito con alcuni sospettati dell’aggressione mortale: tra i fermati, ci sono due assistenti parlamentari del deputato Lfi Raphaël Arnault, fondatore a Lione di un movimento antifascista, la Jeune Garde, sciolto dalle autorità l’estate scorsa per i metodi giudicati violenti. «Hanno responsabilità anche gli ecologisti, i socialisti, i macroniani che hanno fatto eleggere questa gente», aggiunge dal microfono uno dei giovani chiamati a intervenire, Raphaël Ayma, militante arrivato dal Sud della Francia, tra gli applausi dei presenti. Poi, a tu per tu, approfitta per aggiungere pure che, oltre al ricordo, la giornata serve per chiedere lo scioglimento di tutti i gruppi antifascisti: quelli fascisti curiosamente no, però, «non li metto sullo stesso piano». Ci sono molti giovani impegnati in sigle di area che arrivano a gruppi - dandosi la regola di nascondere simboli e appartenenze: difficile però quando hai un tirapugni gigante tatuato dietro all’orecchio – e poi semplici cittadini che, dall’ex poliziotto Jean-Luc all’impiegata Cécile, rifiutano l’etichetta di estrema destra, ma hanno in comune il fatto di detestare Mélenchon e apprezzare Bardella.

E, alla vigilia di municipali che riguardano tutti i comuni di Francia (il 15 marzo il primo turno) e della lunga maratona verso le presidenziali, l’ingombrante France insoumise sta diventando un grattacapo per la sinistra. C’è chi aspetta che passi la tempesta per decidere cosa fare con le alleanze, e chi, come l’ex presidente François Hollande, ha già chiesto di tagliare i ponti con Mélenchon e compagni. La pensa allo stesso modo l’eurodeputato di centrosinistra Raphaël Glucksmann: «Il cordone sanitario rimarrà valido per il Rn, perché può vincere le elezioni. Ma per impedire loro di prendere il potere, dobbiamo essere chiari nella nostra relazione con Lfi: è una questione etica ma anche politica».

Mentre la gauche si interroga, a Lione questa ultradestra che non vuole essere chiamata tale omaggia il suo giovane martire. Nell’angolo della strada grigia e anonima in cui è stato ucciso vengono messi fiori e cartelli per ricordarlo: arriva anche lo striscione gigante «Adieu camarade», dove la traduzione non è tanto camerata, ma compagno di lotta. Fiaccole, saluti, tre volte il presente come nella tradizione di estrema destra. E poi si defluisce, «mi raccomando in modo ordinato e senza problemi, facciamo vedere che siamo gente rispettabile», ripete una delle organizzatrici. Si spengono le fiaccole, «ma la fiamma del ricordo continuerà a ardere in ognuno di noi».

Eric Jozsef
Perché quel corteo è un favore a Le Pen

La Stampa, 22 febbraio 2026

... Il linciaggio di Quentin Deranque è una pietra miliare. Marine Le Pen e Jordan Bardella si sono spinti molto avanti nella campagna per normalizzare il partito. Bardella ha infatti invitato i dirigenti e e gli attivisti del Rn a non partecipare al corteo in onore dell'attivista di estrema destra convocato a Lione. Lo scopo è evidente, il Rn cerca adesso di presentarsi come il partito dell'ordine contro il salto nel vuoto. Un completo stravolgimento di narrativa e ruoli, raggiunto in pochi mesi attraverso la messa in atto in due fasi. 
La prima fase risale ai mesi successivi alle elezioni legislative del 2024, quelle che, al secondo turno, sbarrarono la strada al Rassemblement National con un "fronte repubblicano" allargato dalla destra moderata alla sinistra radicale, compresa quella La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon oggi sotto i riflettori. Lo slogan sintetizzava gli umori di allora: "Tutto tranne l'estrema destra". Nel giro di pochi mesi, con la radicalizzazione di del Lfi e la sua campagna antisionista al limite dell'antisemitismo, con le provocazioni del partito di Jean-Luc Mélenchon all'Assemblea Nazionale e il ricorso sistematico al conflitto, la parola d'ordine, sposata in particolare dal centro macronista, è diventata altro: "Tutto tranne gli estremisti di sinistra". 
La seconda fase è cronaca di oggi e segue alla morte di Quentin Deranque. Cavalcato dal Rassemblement National ma ripreso anche da una parte significativa del centro-destra il motto ha cambiato drasticamente verso, l'ha ribaltato: "Tutto tranne Lfi". In seguito al presunto coinvolgimento di attivisti antifascisti vicini al partito di Jean-Luc Mélenchon, si  moltiplicano dunque, opposte rispetto al passato, le richieste di un cordone sanitario contro La France Insoumise. Una sorta di "fronte repubblicano" al rovescio. 
... La vecchia lezione della storia secondo cui gli eccessi della sinistra radicale rafforzerebbero l'estrema destra, attirando tra le sue braccia una parte dell'elettorato moderato, si applicherà nel 2027 alla Francia, alle prese con le presidenziali?
Di sicuro. il Rassemblement National è parzialmente riuscito a oscurare le dichiarazioni razziste e antisemite emerse dai discorsi di molti suoi candidati e a minimizzare i legami passati di Marine Le Pen con le frange politiche di estrema destra in piazza ieri a Lione. Per questo, pur criticando l'ambiguità di Jean-Luc Mélenchon, il gollista ed ex-primo ministro Dominique de Villepin ha messo in guardia dalla demonizzazione de La France Insoumise che "distoglie l'attenzione dal pericolo principale (Lfi rappresenta solo il 10% dei voti, rispetto all'oltre 35% del RN, ndr) e contribuisce a normalizzare l'estrema destra". Al punto da lasciarla sfilare in massa nel cuore della Capitale della Resistenza.

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