venerdì 27 febbraio 2026

Il tempo che resta

pensare la vita degli altri senza più noi

Bernhard Schlick

Cosa fai quando a 76 anni apprendi dal tuo medico che hai poche settimane di vita e hai una moglie giovane e un bambino così piccolo da far ritenere ai genitori dei compagnetti di scuola che ne sei il nonno? Come lo dici alla donna che ami e soprattutto dove trovi le parole per preparare tuo figlio? Come vivi il tempo che ti rimane? A cosa dai la precedenza? Come assicuri alla tua famiglia un passaggio al dopo il meno possibile traumatico? Il più che affermato 81enne autore tedesco Bernhard Schlink si immerge con il suo nuovo romanzo in un tranquillo tran tran scardinato all’improvviso da una notizia ferale.

Pubblicato in Germania nel 2023 e ora giunto in Italia nella scorrevole traduzione di Susanne Kolb, Il tempo che resta è un viaggio tra razionalità e emozioni; tra urgenza di sistemare tutto ciò che è in sospeso e desiderio di ignorare ciò che sta accadendo; tra volontà di creare future condizioni di vita accettabili per moglie e figlio, e riflessioni su ciò che è legittimamente possibile predisporre senza interferire pesantemente nelle loro esistenze. Martin Brehm è un professore universitario di storia del diritto, ora in pensione. La 43enne moglie Ulla lavora in una galleria d’arte e dipinge lei stessa. David ha sei anni e manifesta presto una notevole capacità di comprendere che il padre è in una situazione drammatica: «Sei molto malato di stanchezza?», chiede a bruciapelo.

La nuova situazione mette improvvisamente a nudo anche la fragilità e lo sbandamento di Ulla, improvvisamente confrontata con l’età del marito e con la morte come ineluttabile cesura.

Potendo guardare indietro a una vita e una carriera soddisfacente e a una condizione tranquillamente agiata, Martin ha più spazio di molti nella sua stessa situazione, per cercare di programmare al meglio le ultime settimane, lasciando il meno possibile al caso, mentre si pone alcune irrinunciabili domande. È forse vanità quella che gli rende intollerabile il pensiero di venire dimenticato, «cancellato prima dalla vita e poi dalla memoria?», si chiede Martin davanti alla soverchiante tristezza che sgorga dall’impossibilità di determinare il corso del futuro e davanti alla paura di scomparire dalla mente e dal cuore del figlio, mentre nel rapporto con Ulla si insinua il non detto, anche se l’uomo si convince che la loro situazione non possa lasciare spazio alla gelosia che lo rode: nel poco tempo che gli rimane, ormai l’imperativa precedenza è imparare in fretta a morire con dignità. Suddiviso in tre parti, il romanzo affronta con semplicità il tentativo di metabolizzare lo tsunami che ha squassato tre esistenze. Ed è proprio la prima parte la più pregnante, raccontata come un percorso da compiere con implacabile urgenza tra opzioni brutali e muri invalicabili, alla ricerca di piccole gioie famigliari improvvisamente inestimabili e per nulla scontate.


Bernhard Schlink

Il tempo che resta

Traduzione di Susanne Kolb

Neri Pozza, pagg. 192, € 19

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