mercoledì 18 febbraio 2026

Federica Brignone raddoppia



Mattia Chiusano
Brignone senza limiti: oro nel gigante, bis da sogno dopo il SuperG: "Mi è sembrato tutto più facile"

la Repubblica, 15 febbraio 2026

Cortina – C'è un prima e un dopo Federica Brignone. C’è un prima e un dopo questa Olimpiade di Milano Cortina che sposta in avanti i confini della resilienza umana e della classe immensa, fuse nella stessa atleta, “Fede“, la Tigre, che dopo l'oro del superG vince anche quello del gigante con una prova superba. Come se l’infortunio dello scorso 3 aprile non ci fosse mai stato. In una gara tra le più incerte e tirate della storia Federica vince con margine, 62 centesimi, di fronte alla coppia d’argento composta dalla svedese Sara Hector e dalla norvegese Thea Louise Stjernesund, che appena lei taglia il traguardo si inginocchiano, come è raro vedere tra campionesse. Per cinque centesimi non è sul podio anche Lara Della Mea, che recupera undici posizioni su un tracciato fatale a molte delle favorite, prima fra tutte l’austriaca Julia Sheib quinta, ma anche Mikaela Shiffrin è uscita dalla top ten: undicesima, a 0”92.

Brignone: “Al traguardo non capivo nulla”

Federica è stata di parola. Alla vigilia aveva detto: “Dovrò fare il massimo con quello che ho”, ma quel che aveva nel serbatoio era abbastanza per scrivere una storia che resterà per sempre. Alla fine, sul traguardo, era quasi incredula: “Vi giuro che sono senza parole, non riesco a capire niente. Ero veramente tranquilla, avevo paura di essere fin troppo rilassata dopo la prima manche e mi chiedevo come mai. Mi sembrava di aver fatto una seconda manche così così, al traguardo ho solo sentito le urla del pubblico e non ho capito più niente. L’ho vista come una gara di sci, molto easy, ho pensato al mio sci, me la sono goduta. Mi dispiace per Lara Della Mea, quarta a soli cinque centesimi dal podio. Certo, un po’ brucia, ma deve essere solo orgogliosa di se stessa”.

Goggia: “Soddisfatta perché ho dato tutto”

Bronzo a PyeongChang 2018, argento a Pechino 2022, ora la medaglia d’oro di Cortina: questo il cammino olimpico in gigante di Brignone, che parte da Vancouver 2010 e continua fino alla assolata giornata sulle Tofane. L’ultimo oro azzurro in gigante alle olimpiadi risaliva ai tempi di Deborah Compagnoni prima a Lillehammer 1994, poi a Nagano 1998. Alla grande festa poteva unirsi Sofia Goggia, terza dopo la prima manche, ma finire a 87 centesimi l’ha fatta scivolare al decimo posto perdendo sette posizioni: “Non posso non essere contenta, penso di aver disputato una delle mie gare più belle in gigante, sono a 25 centesimi dall’argento, la seconda manche non era semplice, girava di più, ho commesso qualche piccolo errore ma ho dato tutto, è andata così, sono comunque soddisfatta. Nella mia Olimpiade potevo fare di più però ho la consapevolezza di aver dato il massimo. Porto a casa ‘solo’ un bronzo, in discesa, ma estremamente difficile da conquistare. Questa, ripeto, è stata una gran gara, non era la mia disciplina, non l’avevo preparata, non ho rimpianti. E chi si ferma è perduto”.

Le altre due atlete sul podio, la svedese Hector e la norvegese Stjernesund, si inginocchiano davanti a Federica Brignone
Le altre due atlete sul podio, la svedese Hector e la norvegese Stjernesund, si inginocchiano davanti a Federica Brignone 

La gara delle altre, poi è arrivata Brignone

Federica ha vinto una gara straordinaria, non solo per come l’ha interpretata, ma anche per il livello altissimo dello slalom gigante femminile attuale, fotografato mai come prima, soprattutto nella prima manche. Dieci atlete in 45 centesimi di secondo, l’incredibile leadership di tre campionesse con lo stesso tempo spaccato, prima la norvegese Stjernesund, poi la campionessa olimpica svedese Sara Hector, infine l’italo albanese Lara Colturi, nel miglior momento della sua stagione in questa specialità. Poi è arrivata Federica e ha cominciato un altro gioco, quantificato alla fine in 74 centesimi sulle leader del momento, ma soprattutto da una sciata in totale controllo, come se si fosse tornati indietro di un anno, e il devastante infortunio fosse sparito all’improvviso.

Il podio del gigante
Il podio del gigante 

La formula di un tale vantaggio? “Attaccare, essere pulita, intelligente sui cambi di terreno”. Quel che non era scontato invece era l’atmosfera: “Al cancelletto sentivo il rumore che veniva dall’arrivo, bello e adrenalinico”. Ma siccome per la famiglia Brignone questa Olimpiade è un film, con sceneggiatura addirittura esagerata, per creare suspense in vista della seconda manche hanno battuto un colpo prima la tedesca Lena Duerr seconda e poi una new entry: Sofia Goggia. Bravissima a interpretare il tracciato filante, ma non preparata per una manche così bella, conclusa al terzo posto e commentata con buffa espressione di incredulità. Ma a essere incredulo in questo momento è tutto il mondo dello sport, che di resurrezioni ne ha viste tante. Ma una così le batte tutte.

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