venerdì 13 febbraio 2026

La ritirata strategica dell'Europa



Alden Biesen ha confermato un consenso unanime sulla diagnosi della crisi (l'Europa sta perdendo competitività), ma ha evidenziato profonde divisioni sulla terapia. Il vertice ha segnato un tentativo di passare da una fase di analisi a una di azione, ma la strada verso un'effettiva unione dei mercati dei capitali e una politica industriale comune (finanziata in modo condiviso) rimane in salita, frenata dalle resistenze dei paesi "frugali" e dalle divergenze franco-tedesche.

Carmelo Caruso Parla Enzo Amendola Il Foglio, 13 febbraio 2026

... Parla l’ex ministro degli Affari europei. L’asse Italia-Germania? “Sento la parola ‘asse’ ma qui rischiamo l’osso del collo. Al posto delle chiacchiere mi preoccuperei di come salvare l’Italia oggi: industria, crescita, giovani”. Facciamo la guerra ai burocrati della Ue come propongono Meloni e Merz? “La vera sfida è come mettere insieme il rischio e la forza con più integrazione europea”. Amendola, lei è un “rosicone”?“sento Tajani paragonare Meloni e Merz a De Gasperi e Adenauer. E’ un’affermazione da medaglia d’oro nella discesa libera. Dall’alto Adige a Colle Oppio”. Dove sbaglia Meloni? “Sul tabù del voto all’unanimità. Un tabù incomprensibile. E’ un suicidio per l’Italia. Ci strangola”. ...

Contro il logorio dell’asse Italia-Germania, la frase fatta, ecco il liquore Amendola. Diranno: il Pd soffre il protagonismo di Meloni, il Pd sa spiegare quello che non può fare. Amendola, contro l’asse qual è il suo asso? “Che Italia e Germania abbiano una connessione industriale lo dice la storia. Qualcuno scriverebbe: nulla di nuovo sul fronte occidentale. Mi chiedo: a che serve urlare contro i burocrati di Bruxelles? A che serve dire che stringiamo l’alleanza con la Germania, che produciamo il carro armato di Leonardo-Rheinmetall? Vogliamo farlo girare in tangenziale? Sto dicendo che il tema è semplice: qual è il nostro interesse nazionale? Meloni vuole un’Europa minima ma sa anche lei che con gli eurobond questo asse non esiste”. Lei è a favore del Green deal? “Premesso che andrebbe ricordato che tutte le norme sul Green deal le hanno votate anche i ministri di Meloni. Ecco, detto questo, mi concentrerei sulla parola eurobond. In Italia abbiamo una crescita dello 0,5 per cento e da trentadue mesi la produzione industriale ha segno meno. Fossi in Meloni ragionerei su come uscire da questa crisi di competitività. Da soli non ce la facciamo”. Lo sai che lei puzza di francioso? “A parlare di Safe asset è stata la Bundesbank e non i militanti di Potere al popolo e, mi permetta, quando il Pd è stato al governo, ce l’ha fatta. Meloni non riesce a convincere Merz ma noi abbiamo convinto Angela Merkel. Quando Meloni dice siamo per la neutralità tecnologica io rispondo: e come la finanziamo? Cosa sarebbe oggi l’Italia senza il Pnrr?”. Non abbiamo forse Giorgetti, il ministro che ha vinto il premio di miglior ministro al mondo? “Forse intende il premio austerità 2026? Va bene parlare di Pucci a Sanremo, va bene parlare delle telecronache di Petrecca e di Decima Mas, ma sono tutti diversivi. Il famigerato motore italo-tedesco senza risorse è solo un motore di chiacchiere. Senza il coraggio sopravvive la Germania, ma non l’Italia. E’ molto semplice: Meloni deve fare una scelta ma non la può fare perché si contraddirebbe. Per rafforzare l'Italia serve cedere sovranità all’Europa ma Meloni è una sovranista e infatti parla solo della fragilità dell’Europa, mai di come ottenere più Europa”. Sono preferibili i vostri “Stati Uniti d’Europa”, la proposta lanciata del Pd? Ci perdoni, ma che vuol dire? “Che il lavoro pragmatico, termine tanto caro a Meloni, lo sta facendo Elly Schlein con gli eurodeputati. Andrea Orlando si sta occupando di industria, tema dimenticato dal governo. Sono battaglie vere e non come quelle di Meloni contro i mulini a vento. Anziché fare il braccio di ferro con Bruxelles mi piacerebbe sentire che l’Europa è il nostro comune destino. Dire ‘vogliamo più semplificazione’ non aiuta a fare crescita. Chiedere consulenza a Fitto. Le urne italiane si sono già aperte. I giovani hanno iniziato a votare: la fuga è il loro voto”. Voi del Pd siete antitaliani? “Si sbaglia, la mia critica a Meloni è sull’interesse nazionale”. Ci risparmia almeno la critica su Meloni che fa il ponte con Trump, il tormentone del Pd? “E allora ne proponiamo un altro. Meloni parteciperà alla prima riunione del board di Gaza?”. Amendola, sta dicendo che il board non è un’opportunità per l’italia? “Sa cos’è quel board? Una società immobiliare che si occupa di costruire grattacieli e discoteche mentre ancora si recuperano cadaveri. Offro un consiglio a Meloni. Prima di decidere se partecipare alla prima riunione faccia una telefonata al patriarca di Gerusalemme, Pizzaballa”. ... Lo sa che Meloni parte per l’Africa: si vuole unire pure lei? Partecipare al Piano Mattei? “Innanzitutto vorrei ricordare che il governo ha ereditato ben tre miliardi dal governo Draghi. Anche sul Piano Mattei siamo sempre a metà tra la chiacchiera e la pratica. Sono passati tre anni ma quali sono i progetti concreti? Voglio vedere tabelle, cronoprogrammi, numeri. Non li vedo”.  ...

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