martedì 10 febbraio 2026

Messud, il privato e la storia


Antonio Monda
Claire Messud , la scrittura indispensabile
Il Foglio, 9 febbraio 2026

Claire Messud vive in Massachusetts insieme al marito James Woods e ai due figli, insegna scrittura creativa a Harvard tenendosi a distanza dai salotti letterari che ha saputo raccontare brillantemente. I suoi libri, a partire dal 2013, sono pubblicati in Italia da Bollati Boringhieri. Col tempo ho avuto modo di apprezzarne la sincera generosità, ma sin dal primo incontro sono rimasto colpito dalla sua umiltà e curiosità.

Come è diventata una scrittrice?

Da piccola amavo i racconti e le storie, e quando mi sono resa conto che non esistevano per conto loro, ma qualcuno li aveva inventati, ho capito che era quello che volevo fare nella vita. Solo in seguito ho scoperto che mia madre e mio nonno paterno erano scrittori frustrati: lei ha scritto migliaia di lettere lunghissime, lui romanzi e racconti mai pubblicati. Sono una scrittrice anche perché loro mi hanno istillato questo desiderio.

Cosa significa per lei scrivere?

E’ il modo in cui capisco il mondo. Per me è ancora miracoloso il fatto di leggere un libro e comprendere i pensieri o i mondi immaginari nati nella mente di persone dalle quali sono separata da secoli o continenti. Per me scrivere è pensiero, immaginazione, possibilità, musica, comunicazione: cose diverse, tutte indispensabili.

Come ha contribuito alla sua formazione l’aver vissuto in Australia e in Canada?

Sono state esperienze molto importanti. Sidney è stato un posto meraviglioso per una bambina: vita all’aperto, panorami straordinari e l’energia di una splendida città portuale. Come Toronto per un’adolescente, con la possibilità di girarla con i mezzi pubblici, andare alla scuola francese, e poi la magnifica esperienza dell’università. In entrambi i paesi il livello dell’educazione era eccellente, ed era focalizzata sulla letteratura britannica e del Commonwealth. Ho una grammatica e una sintassi essenzialmente non americane: nel bene nel male questa è la forma dei miei pensieri e del mio modo di esprimermi.

Che ruolo hanno avuto i suoi genitori?

I miei adorati e complicati genitori hanno avuto un’enorme importanza per la mia formazione culturale. Mio padre era francese e i suoi genitori avevano una devozione per la vita intellettuale che ci è stata istillata da quando siamo nati: era considerata fondamentale al punto da escludere quella del corpo, che ritenevano esistesse solo come luogo in cui è situato il cervello! Ho imparato da loro ad amare i classici, la letteratura francese e la saggistica: mio padre era appassionato di medio oriente e Bisanzio, e la casa era piena di libri su questi argomenti. Anche mia madre era un’avida lettrice, e devo a lei un intero canone di scrittrici: Virginia Woolf, Jean Rhys, Elizabeth Bowen, Katherine Mansfield, Djuna Barnes, Antonia White, Elizabeth Taylor, Sylvia Townsend Warner, Christina Stead, Muriel Spark… le considero parte della famiglia, delle prozie…

Chi è il più grande scrittore non celebrato nella storia della letteratura?

Sono così tanti gli scrittori che non hanno avuto quello che avrebbero meritato. Ho capito che molto è dovuto al caso: scrittori che si sono espressi in una lingua non diffusa, scrittrici e autori di colore ignorati per secoli... C’è poi chi scrive fuori dal mainstream: il lavoro più rischioso spesso è meno celebrato. Ma forse i più grandi eroi sono i piccoli editori indipendenti: resistono grazie alla passione per la letteratura e le idee, non si arricchiscono e dedicano la loro esistenza al lavoro di autori non mainstream con uno slancio quasi religioso. Dobbiamo a loro la sopravvivenza di tante opere importanti. 

Suo marito James Wood è un importante critico letterario: le dà consigli?

E’ da molto tempo che James è il mio primo lettore: sono una persona fortunata, ed è lui a trovarsi in una posizione difficile, deve essere allo stesso tempo il marito che mi ama e il critico onesto. E’ gentile nelle prime fasi e più diretto quando il manoscritto prende forma. Mi fido del suo parere – anche se non sempre seguo i suoi suggerimenti – e gli sono sinceramente grata. Ha mai recensito in privato i suoi libri? James è una persona che ama la pace, quindi non lo fa. O almeno non lo fa con me! Qual è la sua routine nella scrittura? Varia costantemente, perché devo anche guadagnarmi da vivere. Quando insegno a tempo pieno la mia scrittura è confinata nelle vacanze, che nel mondo accademico sono molto lunghe. Quando sono nel pieno della scrittura, comincio al mattino dopo aver portato a spasso i cani e il caffè.

Quali libri l’hanno formata maggiormente? 

Il mio canone è cresciuto e cambiato col tempo. In gioventù e per tutta la vita Dostoevskij, Tolstoj, Flaubert, James, Wharton e poi i modernisti –Proust, Woolf e Svevo. Quindi Camus, Bernhard, Grossman, ma anche tutte le scrittrici che ho letto grazie a mia madre, e poi Toni Morrison, Rushdie, García Márquez. Più recentemente, continue grandi rivelazioni, dalla rilettura di Agostino d’ippona alla scoperta di Jenny Erpenbeck, Mathias Énard e Marie Ndiaye…

Qual è la cosa più importante che si aspetta di insegnare?

Spero di insegnare ai giovani a essere attenti. Si può vivere nel mondo come uno scrittore anche se non si sta scrivendo: quello che conta è ascoltare, osservare, vedere ogni singola esperienza come valida in sé stessa. Se ad esempio uno scrittore è bloccato nel traffico, che effetto ha questa frustrazione nel suo corpo? Cosa arriva alla sua mente? Che odore ha l’aria? Quello che possiamo fare meglio è dire a uno scrittore cosa abbiamo letto in una sua pagina, perché la concretizzazione di quello che c’è nell’immaginazione è sempre imperfetta, e non sempre sappiamo quello che non siamo riusciti a comunicare. A volte comunichiamo cose senza saperlo ed è utile che i lettori fungano da specchio.

A parte il talento, cos’è impossibile insegnare?

Il linguaggio è un mezzo – ricco, complicato e spesso difficile da maneggiare. Per scrivere bene è necessario che tu conosca il tuo mezzo, che sia consapevole di cosa possa fare il linguaggio, quando è rigido e quando è duttile, e come i cambiamenti nella sintassi e nella scelta delle parole possano ottenere gli effetti voluti. Impariamo leggendo, leggendo, e leggendo nella maniera più ampia possibile: questo non puoi insegnarlo e in classe ti accorgi subito di chi legge.

Lei ha dichiarato che I figli dell’imperatore è un libro sull’ambizione: qual è il rapporto con l’avidità?

Non sono la stessa cosa. Viviamo in era un’era in cui il denaro è considerate la prima misura del successo, quindi essere ambiziosi in questo contesto comprende forse anche l’avidità, ma non è stato sempre così e non c’è bisogno che sia così. L’ambizione per l’eccellenza credo che sia una cosa buona: mia nonna diceva che se un lavoro è degno di essere fatto, è degno di essere fatto bene. L’ambizione per la cultura –imparare e assorbire fare molte esperienze, espandere la propria mente – è un’altra cosa buona. L’ambizione mondana è invece complicata: i personaggi dei Figli dell’imperatore ambiscono al successo e al riconoscimento mondano più che alla loro intimità.

Cos’è che la letteratura può fare e le immagini non possono?

Leggere implica un lavoro intellettuale più impegnativo di quello che si fa guardando le immagini, e i telefoni dai quali siamo diventati inseparabili sono strutturati più per le immagini che per le parole. La soddisfazione che dà la parola è unica. Come disse Nabokov, lo scrittore e il lettore scalano la montagna per incontrarsi sulla cima. Piuttosto che assorbire una versione prefabbricata, il lettore crea la propria versione del testo anche se ampiamente condivisa con altri lettori: è ciò che lo rende speciale. La scrittura inoltre può comunicare l’intimità – un aspetto enorme e determinante delle nostre vite – infinitamente meglio di quanto lo facciano le immagini.

In America la quota di mercato di libri non inglesi è intorno al 4 per cento…

Non è sorprendente che gli americani siano isolati e spesso assorbiti in loro stessi. Il paese è enorme e vario nella conformazione fisica e le popolazioni: c’è molto da imparare senza abbandonarne i confini. Molto spesso non siamo consapevoli della vitalità degli scambi culturali che esistono altrove. Negli ultimi anni negli Stati Uniti c’è stata una crescita d’interesse per gli scrittori latino-americani, asiatici e scandinavi: spero che queste finestre sul mondo continuino ad aprirsi.

Come è cambiata l’America con l’attuale amministrazione?

Gran parte della gente che conosco è estremamente allarmata. E’ stato uno shock assistere a quanto è stato distrutto velocemente sia nel paese che nel mondo intero: essenzialmente la fine delle regole imposte dalla legge. Il fatto che ci sia un’opposizione così poco efficiente è sconcertante e deprimente. La gente ha avuto paura, ma con quello che è successo recentemente è più arrabbiata che spaventata.

Come vede la situazione in relazione al razzismo e ai diritti delle donne?

L’utilizzazione malvagia dell’Ice ha dato potere ai razzisti. Il presidente e la sua amministrazione lo sono apertamente: il razzismo è vecchio come il paese, come anche la lotta per contrastarlo, ma negli ultimi anni ci sono stati peggioramenti. Per quanto riguarda le donne, questa amministrazione ha deciso di ritornare negli anni 50 o addirittura nell’Ottocento. Chi deplora questa situazione aberrante – e sono convinta che si tratta della grande maggioranza – deve combattere con molta più forza.

Il presidente rappresenta un’eccezione nella storia americana o un’inevitabile conseguenza?

E’ possibile entrambe le cose? A volte penso con allarme agli ultimi paragrafi della Coscienza di Zeno: ‘Quando tutti i gas velenosi saranno esauriti, un uomo, fatto come tutti gli altri uomini di carne e di sangue, nella quiete della sua stanza inventerà un esplosivo di una potenza tale che, al suo confronto, tutti gli esplosivi esistenti sembreranno innocui giocattoli. E un altro uomo, fatto a sua immagine e a immagine di tutti gli altri, ma un po’ più debole di loro, ruberà quell’esplosivo e striscerà fino al centro della terra con esso, collocandolo proprio nel punto in cui calcola che avrebbe il massimo effetto. Ci sarà una tremenda esplosione, ma nessuno la udrà, e la terra tornerà al suo stato nebuloso e andrà vagando nel cielo, finalmente libera da parassiti e malattie’. Speriamo che non sia così.

C’è qualcosa che i suoi avversari dovrebbero imparare da Trump?

E’ riuscito a catturare la devozione di una parte significativa della popolazione. Nelle ultime elezioni è riuscito a persuadere nuovi elettori a votarlo, sebbene molti oggi ci ripenserebbero. Ma non posso suggerire in alcun modo di imitarlo: è un bullo, vendicativo, un fuorilegge, disonesto, arrogante, ignorante e non ha alcun rispetto per gli altri.

Ritiene che tra le ragioni del suo successo ci sia la reazione alla cultura woke?

Sono d’accordo sul fatto che alcuni eccessi hanno alienato molta gente. In entrambi i lati della politica sembra che ci sia una tendenza vendicativa e purista che rifiuta il compromesso e la compassione. Io penso che le persone, nella maggior parte dei casi, facciano del loro meglio per essere decorose, e meritino leader che mostrino decenza verso tutti. I leader – compresi quelli mediocri o non adeguati – influenzano i loro elettori nel bene nel male: abbiamo un enorme bisogno di idee migliori.

La sinistra è stata accusata di diventare sempre più elitaria.

Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe molto tempo. In questo paese le persone con il più alto grado di istruzione, e coloro che fanno parte delle istituzioni accademiche, tendono a essere di sinistra, così come chi vive nelle città. Nel suo bel libro The Tyranny of Meritocracy Michael Sandel sostiene che il passaggio avvenuto qualche decennio fa verso il mito della meritocrazia nelle istituzioni accademiche – che erano decisamente classiste – ha portato a una grande forma di risentimento, perché se il presupposto per entrare ad Harvard e Yale è quello del merito e tu non ce la fai, si deduce che non sei meritevole. A ciò si aggiungono i social media che pubblicizzano la ricchezza materiale in un modo che non ha precedenti: la gente diviene dolorosamente consapevole di tutto quello che non ha. La dignità di una vita più piccola, di un successo limitato e i valori intangibili sono minati alle fondamenta. Frequentare l’Ivy League* è come vincere la lotteria – qualcosa che cambia per sempre le prospettive di carriera e il potenziale reddito: in una nazione che venera il denaro più di ogni altra cosa ciò rappresenta un valore. Il mondo liberal è quindi percepito come una cricca di privilegiati, e la vita non modesta di molti politici di sinistra non aiuta: Jimmy Carter aveva dato un buon esempio, come oggi Bernie Sanders.

Ritiene che l’idea della libertà sia a rischio?

Abbiamo raggiunto un momento di grave crisi, tra i recenti comportamenti di Trump all’estero (Venezuela, Groenlandia, Nato) e in casa (l’assassinio di innocenti manifestanti a Minneapolis da parte dell’ice e l’arresto di bambini) – per non parlare dell’accumulazione di potere autoritario in molte aree: vediamo se la gente distratta e pacificata reagirà. Sì, l’esperimento americano è in pericolo nel suo 250º compleanno, e il giovane impero sembra in grande declino. Distratti da orrori grandiosamente pirotecnici, la gente parla poco della disintegrazione della vita quotidiana: non mi riferisco solo ai prezzi alti ma al fallimento del sistema postale come di quello della sanità, dell’educazione, la sorveglianza implacabile e il colpo di stato digitale del Doge. E anche le potenziali devastazioni di un’intelligenza artificiale senza regole. Trump assomiglia a uno dei tardi imperatori – forse Nerone? – e mi chiedo se sia la fonte o l’ostinato e ignaro veicolo per la fine dell’America per come l’abbiamo conosciuta.

Che ruolo hanno gli artisti e gli intellettuali in una situazione del genere?

La responsabilità di rimanere fedeli alla verità: i regimi autoritari sono costruiti sulla propaganda, le menzogne e la paura. Spetta alle persone che pensano osservare, registrare e analizzare con onestà. Credo che sia essenziale anche non rinunciare alla complessità e alle sfumature. L’umanità è complicata e la letteratura ci insegna che la gente può essere molte cose allo stesso tempo: l’eccesso di semplificazione e le certezze cieche sono nemiche della verità. E’ il momento di rileggere Rhinocéros di Jonesco e La peste di Camus, Buio a mezzogiorno di Koestler, Il presidente di Miguel Ángel Asturias, le opere di Natalia Ginzburg, Primo Levi, Solgenitsin, e così via. O Svetonio. L’umanità si è trovata su questa strada molte volte prima di oggi, e la letteratura ha molto da dirci.


* L'Ivy League è composta da otto università private d'élite negli Stati Uniti nord-orientali note per l'eccellenza accademica, la selettività e il prestigio storico: Brown, Columbia, Cornell, Dartmouth, Harvard, Princeton, University of Pennsylvania e Yale. Originariamente una conferenza atletica costituita nel 1954, queste istituzioni sono altamente competitive, spesso vantando tassi di accettazione inferiori al 10% e sono riconosciute a livello globale per la ricerca di alto livello, reti di ex alunni influenti e sostanziali aiuti finanziari.

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