martedì 3 febbraio 2026

Dove ti porta Meloni

Vincenzo R. Spagnolo
Tutti i dubbi dei giuristi sul pacchetto sicurezza
Avvenire, 3 febbraio 2026

Sulle ipotesi di norme in arrivo permangono le perplessità espresse da alcuni giuristi di vaglia, interpellati nuovamente da Avvenire. Sul possibile fermo di 24 ore per alcuni tipi di sospettati, resta scettico il professor Luca Masera, ordinario di Diritto penale all’università di Brescia. « Mi pare una linea rossa: quando la libertà personale è sottratta alle garanzie della magistratura e entra nella disponibilità dell’autorità di Governo - dice -, c’è un pericolo per la tenuta dello Stato democratico. Nemmeno nella stagione del terrorismo, ben più violenta e cruenta, si era arrivati a ipotizzare che sulla libertà decidesse liberamente l’autorità di polizia. Quando è in gioco la libertà personale deve intervenire l’autorità giudiziaria». Anche sullo scudo penale per chi commette taluni reati per legittima difesa o in adempimento di un dovere, Masera si dice perplesso: «Bisognerà vedere come è scritta la norma. Graverà in capo al Pm discriminare, capire, interpretare? E poi, com’è noto, l’iscrizione nel registro degli indagati è anche un atto di garanzia a tutela dell’indagato stesso, che così può articolare la propria difesa. Il non indagato come potrà difendersi, ad esempio in caso di autopsia della vittima?». secondo il professor Masera, invece, andrebbe fatto capire «ai cittadini che se muore qualcuno perché qualcun altro gli ha sparato, seppur per legittima difesa, è inimmaginabile che non si apra un procedimento penale. Sia come sia, un essere umano è morto. E che lo Stato neanche apra un procedimento, mi pare una barbarie».
Robusti dubbi vengono sollevati pure da Ines Ciolli, professoressa associata di Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma : «Il fermo di polizia parrebbe sganciato dalla magistratura, come invece prevede l’articolo 13 della Costituzione, a garanzia di un corretto svolgimento del fermo, anche se ex post. Se così fosse, le forze di polizia (o il questore) deciderebbero discrezionalmente anche il rilascio della persona sospettata? Nemmeno per la violenza negli stadi si è giunti a tanto. La Costituzione prevede siano condizioni eccezionali a legittimare atti come questi, che altrimenti diventano facilmente soprusi, intollerabili in democrazia». Ancor più netta è la valutazione della costituzionalista rispetto a una eventuale cauzione preventiva per le manifestazioni: «Richiederla costituirebbe una limitazione della libertà di riunione, aggiuntiva rispetto ai limiti dell’articolo 17 della Carta , che prevede che le riunioni abbiano come sole limitazioni il fatto di essere pacifiche e senza armi». E la previsione già esistente del preavviso di almeno tre giorni, nel caso di riunioni in luogo pubblico? «Quella non deve considerarsi come ulteriore limitazione al diritto di riunione - considera Ciolli -. Non a caso, in diverse sentenze la Corte costituzionale ha inteso quel preavviso come un obbligo ricadente sugli organizzatori e non su chi partecipa alla riunione, che anche in assenza di preavviso non può essere sciolta». Infine, sullo scudo penale, per la docente della Sapienza, «sembra del tutto incompatibile con lo stato di diritto e con la nostra Costituzione». Con quali principi, in particolare? «Con l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, con l’obbligatorietà dell’azione penale e ancora col diritto di difesa dei cittadini eventualmente colpiti», snocciola Ciolli, che conclude: « Prevedere delle norme speciali e di favore sarebbe come dire che non ci si fida della giustizia» e questo un Governo non dovrebbe nemmeno «pensarlo».


Glauco Giostra
I fatti di Torino e uno sguardo lungo sulla sicurezza
Avvenire, 3 febbraio 2026

Di fronte all’inqualificabile aggressione alle forze di polizia durante la manifestazione torinese, non ci si può limitare a una doverosa condanna per quel che quel video lascia vedere. La Polizia ha dato apprezzabilissima e rassicurante prova di professionalità: avrebbe potuto reagire, soprattutto sulla spinta emotiva dell’efferato pestaggio di un agente, ricorrendo all’uso delle armi o anche soltanto a cariche brutali contro singoli manifestanti restituendo la vigliaccata. Ha saputo dimostrare, cosa che oggi nel mondo avviene di rado, la differenza tra i metodi di aggressione allo Stato e i metodi di reazione dello Stato di diritto. Non vogliamo neppure pensare cosa sarebbe successo ove l’episodio fosse accaduto negli Usa: se tanta gratuita crudeltà omicida è stata rivolta nei confronti di persone innocenti, figuriamoci cosa sarebbe potuto seguire alla vile aggressione dell’altro giorno. I teppisti ideologici, di sinistra o di destra, sono non soltanto dei delinquenti, ma anche degli stupidi, perché la loro condotta è il modo più sicuro per danneggiare la causa in nome della quale agiscono, meritevole o inqualificabile che essa sia. Ora speriamo che non si ripeta ciò a cui troppo spesso abbiamo assistito in passato: che una certa destra digrigni i denti della repressione penale per cavalcare la legittima indignazione popolare; o che una certa sinistra dedichi al problema della sicurezza una degnata disattenzione, non volendosi sporcare le mani con la populistica strumentalizzazione.
Portando il discorso su un piano generale, non è difficile indicare come dovrebbe operare una politica che abbia davvero a cuore la sicurezza sociale, e non l’incremento del proprio gruzzolo elettorale. Innanzitutto, è sempre buona regola non legiferare sull’onda emotiva dell’ultimo fatto che ha sconvolto l’opinione pubblica. Il doloroso sconcerto che ne consegue o il timore che la gente non lo ravvisi nel prodotto legislativo che ci si accinge a emanare induce spesso a inutili risposte impulsive, che hanno il solo compito di apparire tempestive e severe. Si dovrebbe, poi, analizzare ogni fenomeno di devianza tenendo conto della sua reale incidenza sociale e non della sua apparenza mediatica. Le nostre reti televisive nazionali dedicano alla cronaca nera sino al triplo dello spazio ad essa riservato nelle emittenti degli altri Paesi europei. Non sorprende, quindi, che rispetto al fenomeno criminale l’Italia registri un record di dispercezione. Il rischio, quindi, di intervenire non rispetto a ciò che accade, ma rispetto a ciò che appare, è molto alto.
Una volta appurata la reale consistenza del fenomeno, si dovrebbe tener presente che in genere la creazione di nuovi reati o l’innalzamento della risposta sanzionatoria è pressoché ininfluente. O, meglio, può avere un effetto deterrente per i reati economici: prima di porre in essere un’evasione fiscale o un falso in bilancio è verosimile che si faccia anche il calcolo delle possibili conseguenze nel caso in cui il reato venga scoperto. Ma per i reati contro la persona, che sono poi quelli che più di altri suscitano allarme sociale, lo strumento penale è dissuasivamente imbelle: un essere abbietto che si accinge a commettere un femminicidio non sarà trattenuto dal fatto che la pena per quel delitto sia passata dai trent’anni all’ergastolo. Allo stesso modo, la prospettiva del carcere non fermerà il giovane pronto a usare il coltello per far valere le proprie ragioni. Per capire quanto ciò sia vero basta tornare ancora negli Usa che, nonostante abbiano la più numerosa popolazione penitenziaria del mondo e la pena di morte, registrano tra i più alti indici di criminalità e di omicidi.
Di fronte a un reale problema di sicurezza pubblica sarebbero semmai efficaci, nel breve e medio termine, interventi di tipo preventivo (maggiore presenza delle Forze dell’ordine in specifici contesti ad alto rischio, maggiori controlli della Polizia stradale, videosorveglianza diffusa, metal detector, ecc. ). Ma servirebbero soltanto per arginare i sintomi. Bisognerebbe nel contempo lavorare per rimuovere le cause culturali, economiche, ambientali delle condotte antisociali che si intendono contrastare. Anche se ciò comporta investimenti immediati e risultati differiti. Dice il vero statista: «Non è vero che la politica o è immediatamente efficace o non lo è. Io credo nell’efficacia differita, credo non solo e tanto nella mietitura, ma di più nelle capacità di seminagione». (Mino Martinazzoli). Il politicante pensa, invece: «Ma così perdo consensi e poltrona».

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