In Francia l’omicidio di un militante di estrema destra è diventato un caso politico
Il Post, 17 febbraio 2026
Lunedì la procura di Lione, in Francia, ha aperto un’indagine per omicidio volontario per la morte di Quentin Deranque, un militante di estrema destra di 23 anni morto sabato in ospedale due giorni dopo un violento pestaggio. Il procuratore Thierry Dran ha detto che la polizia sta cercando almeno sei persone accusate di aver aggredito Deranque a volto coperto. Intanto il caso ha assunto una dimensione politica nazionale al cui centro c’è La France insoumise (LFI), il partito di Jean-Luc Mélenchon che il governo francese ha recentemente categorizzato come un partito di estrema sinistra. LFI è accusato di usare una retorica che alimenta la violenza e di essere vicino agli ambienti da cui provengono i responsabili del pestaggio.
L’aggressione di Deranque è avvenuta giovedì scorso davanti all’Istituto di studi politici (IEP) di Lione, dove si stava svolgendo una conferenza della deputata di LFI Rima Hassan, conosciuta per le sue opinioni molto filopalestinesi. La procura ha ricostruito che per protestare contro la sua presenza, alcune attiviste del collettivo Némésis avevano organizzato un presidio, e avevano chiesto ad alcuni loro amici di presenziare per proteggerle da eventuali attacchi: fra loro c’era Quentin Deranque. Némésis è un’associazione di femministe di estrema destra che sostengono la necessità di fermare l’immigrazione per proteggere le donne francesi dalle violenze.
Secondo il racconto della procura, durante il presidio alcune persone a volto coperto si erano presentate e avevano aggredito le attiviste, strappando anche il loro striscione. Circa mezz’ora dopo il gruppo di cui faceva parte Deranque si era scontrato con una ventina di persone, sempre a volto coperto. In un video girato da alcuni testimoni, si vede un gruppo accanirsi su tre persone a terra, due delle quali riescono a scappare, mentre Deranque rimane a terra.
Gli ambienti di estrema destra e le attiviste di Némésis presenti hanno sostenuto che gli aggressori facessero parte della Jeune Garde, un gruppo antifascista di estrema sinistra fondato da Raphaël Arnault, che dal 2024 è un deputato della France insoumise. Il gruppo sostiene di non poter essere responsabile dell’aggressione perché ha interrotto tutte le attività da quando il governo francese ha chiesto il suo scioglimento nel 2025 e l’organizzazione ha presentato ricorso alla Corte amministrativa suprema francese.
Allo stesso tempo, uno degli assistenti parlamentari di Arnault e membro della Jeune Garde è stato indicato dalle attiviste di Némésis come uno degli aggressori e per questo, pur negando il suo coinvolgimento, si è dimesso.
Oltre ai politici di estrema destra, intanto anche il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che «è evidente che è stata l’estrema sinistra ad agire» e la stessa cosa ha detto il ministro della Giustizia Gérald Darmanin. La portavoce del governo, Maud Bregeon, ha dichiarato che La France insoumise ha la «responsabilità morale» dell’omicidio di Deranque. Raphaël Glucksmann, leader del partito di centrosinistra ed europeista Place Publique, ha dichiarato alla radio RTL che è «impensabile» per il suo partito allearsi con LFI nelle elezioni presidenziali del 2027.
Il leader di LFI, Jean-Luc Mélenchon, ha respinto le accuse, cercando di spostare il discorso sulla violenza che i membri del suo partito subiscono ripetutamente dai gruppi di estrema destra, ma non ha citato la Jeune Garde, che in passato aveva pubblicamente difeso dalle accuse di estremismo e violenza.
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Filippo Ortona
Lione, partono gli arresti. France Insoumise nella bufera
il manifesto, 18 febbraio 2026
Ieri sera la procura di Lione ha annunciato di aver arrestato quattro persone per l’omicidio di Quentin Deranque, il militante neofascista morto sabato dopo una rissa avvenuta a Lione due giorni prima. Mentre un quinto sarebbe stato fermato in tarda serata. Tra gli arrestati anche un assistente parlamentare del deputato de La France Insoumise Raphaël Arnault, fondatore del collettivo antifascista di Lione La Jeune Garde, sciolto dal governo nel giugno 2025.
SECONDO QUANTO riportato dal giornale locale Le Progrès, che cita fonti anonime della polizia, i sei indagati finora individuati sarebbero tutti «ex-membri» della Jeune Garde. L’assistente parlamentare di Arnault si era auto-sospeso nei giorni scorsi e ha negato di essere responsabile della morte del neofascista, secondo quanto comunicato dal proprio legale.
La notizia è giunta in serata, qualche ora dopo che l’Assemblée Nationale aveva celebrato un minuto di silenzio per commemorare la morte di Deranque, e in piena campagna elettorale per le municipali che si terranno il 15 marzo. Sotto accusa sin dall’esplosione dell’affaire, Lfi ha tenuto a condannare e a prendere le distanze da quanto è accaduto giovedì a Lione.
«Ci si disonora» con azioni simili, «quando si picchia qualcuno in tal modo» rischiando «d’infliggere la morte», ha detto ieri sera Jean-Luc Mélenchon. Il leader di Lfi ha aggiunto che «la nostra strategia è quella della democrazia, dell’adesione di massa a una causa, tramite il voto» cosa che implica il rifiuto «della violenza che imbruttisce e rinchiude. La rifiutiamo come strategia di lotta». Lo stesso Raphaël Arnault ha scritto sui social di provare «orrore e disgusto» per quanto successo, offrendo le proprie «condoglianze alla famiglia del giovane» e auspicando «che tutta la verità sia fatta su questo dramma».
«SE CI SONO DELLE PERSONE responsabili di questo dramma che fanno parte della Jeune Garde devono essere punite, condannate», ha detto il coordinatore nazionale di Lfi Manuel Bompard ieri sulla radio pubblica France Inter, pur difendendo, nella stessa intervista, la collaborazione in passato tra la Jeune Garde e Lfi, in nome «dell’autodifesa popolare» in una città che, nell’ultimo decennio è divenuta una delle capitali europee dell’estrema destra, teatro di un gran numero di aggressioni neofasciste.
Secondo la procura di Lione, i fatti che hanno portato alla morte di Detranque si sarebbero prodotti a margine di una conferenza a Sciences Po dell’eurodeputata di Lfi Rima Hassan. Delle militanti del collettivo femonazionalista Némésis erano arrivate a contestare la sua venuta e avevano «chiesto ad alcuni loro amici di aiutarle in caso di violenze», ha riferito il procuratore.
POCO PIÙ TARDI, questi «amici» sarebbero stati reperiti da «un gruppo di una ventina d’individui mascherati e coi passamontagna», con i quali sarebbe scoppiata una rissa. Quentin Detranque sarebbe allora rimasto indietro, mentre i suoi camerati prendevano la fuga, venendo picchiato con particolare violenza, riferisce la procura. Secondo la ricostruzione, quando gli aggressori si sono allontanati dalla scena, Detranque sarebbe stato soccorso da alcuni suoi amici, poi portato in ospedale, ormai in coma, dove è morto due giorni dopo.
IL LEGALE DELLA FAMIGLIA della vittima, le militanti di Némésis e l’estrema destra hanno denunciato una «imboscata» e un «linciaggio in piena regola» a opera degli antifascisti, una versione inizialmente accreditata da una gran parte dei media francesi. Tuttavia, le successive ricostruzioni giornalistiche e i video finora pubblicati mostrano uno scontro tra schieramenti opposti, nel quale i fascisti avrebbero avuto la peggio.
Un giornalista di Le Progrès, che ha assistito allo scontro, ha rilasciato ieri una testimonianza al suo stesso giornale (in forma anonima, prova di quanto sia incandescente il clima attuale a Lione): «Ho visto due gruppi che si battevano, erano in linea uno davanti all’altro», ha detto, «Dopo un po’ la rissa è scemata, la maggior parte delle persone è fuggita verso il lungofiume, gli altri li chiamavano ‘i nazi, sono dei nazi’».
Ieri pomeriggio i siti di Le Canard Enchaîné e Le Progrès hanno pubblicato un altro video, che corrobora questa versione. «Una violenta rissa ha opposto un gruppo di fachos contro uno di antifa, entrambi composti da una quindicina di persone», ha scritto il Canard, sottolineando come questo evento abbia «preceduto di qualche minuto il pestaggio mortale». Secondo il settimanale, «le ostilità sono cominciate con dei lanci di fumogeni in direzione degli antifa», una dinamica mostrata anche in un video pubblicato qualche ora dopo dalla televisione BfmTv.
Infine lunedì sera il quotidiano Libération ha pubblicato due video inediti. Nel primo ci sono due gruppi che si fronteggiano uno davanti all’altro. Nel secondo, si vede un gruppo (erano circa in dieci) che pesta tre persone rimaste a terra. Mentre due di queste ultime riescono a fuggire, un’altra, sdraiata dietro a un palo della luce, riceve un calcio in pieno volto. Secondo la procura si tratterebbe proprio Quentin Deranque.
I GIORNALI D’OLTRALPE hanno anche ricostruito il percorso politico di Deranque, che era membro di diverse organizzazioni neofasciste e antisemite. Secondo quanto rivelato da Mediapart lunedì, Deranque ha sfilato all’ultimo raduno del Comité 9 mai, una manifestazione neonazista che si tiene ogni anno a Parigi in commemorazione di un estremista di destra morto nel 1994.

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