Sidney Tarrow
Democrazia e disordine. Movimenti di protesta e politica in Italia
1965-1975
Laterza, Bari 1990
Nel libro ci sono interessanti considerazioni circa la percezione della violenza. In un primo tempo i movimenti di protesta denunciano l'inasprimento della repressione senza che ci sia un evidente e forte riscontro reale. Si militarizzano allora per potersi difendere e in tal modo innescano una spirale di accrescimento nella violenza degli scontri. Il fenomeno è connesso alle origini del terrorismo.
Ecco come Tarrow articola questo processo di "spirale" che hai descritto:
1. La "violenza simbolica" e la retorica della repressione
Nella prima fase del ciclo di protesta (1968-1969), i movimenti tendevano a denunciare una repressione poliziesca durissima, spesso esagerandone l'entità rispetto alla realtà dei fatti.
Lo scopo: Questa narrazione serviva a compattare il gruppo, creare un'identità collettiva di "vittima" e delegittimare lo Stato.
Il paradosso: Sebbene lo Stato italiano di quegli anni fosse spesso autoritario, la violenza reale in quella fase era ancora contenuta rispetto a ciò che sarebbe venuto dopo. Tuttavia, la percezione di essere sotto attacco divenne una verità politica per i militanti.
2. La difesa e la "militarizzazione difensiva"
Dalla percezione del pericolo nasce la necessità dell'autodifesa. Tarrow osserva che:
I movimenti iniziano a strutturare "servizi d'ordine" sempre più organizzati.
L'equipaggiamento (caschi, chiavi inglesi, spranghe) viene giustificato come strumento necessario per proteggere i manifestanti dai "caricamenti" della polizia o dalle aggressioni neofasciste.
Si passa da un'azione spontanea a una logica paramilitare, dove la capacità di scontro fisico diventa un parametro di successo politico.
3. La spirale dell'escalation
Questa militarizzazione innesca quello che Tarrow definisce un meccanismo di feedback perverso:
Reazione dello Stato: La polizia, vedendo gruppi organizzati e pronti allo scontro, inasprisce davvero le tattiche di contenimento.
Profezia che si autoavvera: La repressione reale (ora aumentata) conferma la teoria iniziale dei movimenti: "Lo Stato è fascista e violento".
Radicalizzazione: A questo punto, le ali più estreme del movimento sentono il bisogno di alzare ulteriormente l'asticella, passando dalla spranga alla pistola.
4. Le origini del terrorismo
Il terrorismo (come le Brigate Rosse o Prima Linea) non nasce dal nulla, ma è l'esito finale di questo processo di competizione e adattamento. Quando il ciclo di protesta di massa inizia a declinare (metà anni '70) e le riforme istituzionali tardano ad arrivare, i gruppi che si sono militarizzati per "difesa" si ritrovano isolati.
Invece di smobilitare, si chiudono in una bolla ideologica dove la violenza diventa l'unico linguaggio possibile per mantenere viva la "rivoluzione", trasformandosi da difesa del movimento in attacco allo Stato.
È affascinante notare come Tarrow non dia una colpa univoca, ma descriva una dinamica sistemica: è l'interazione tra l'inesperienza democratica dello Stato e l'ideologizzazione dei movimenti a creare il disastro.

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