Sergio Pent
I dolori del giovane Igor traduttor di noti mediocri
La Stampa Tuttolibri, 21 febbraio 2026
Dal giallo al noir psicologico al romanzo socio-epocale. Il percorso di Dario Ferrari cerca ogni volta sfide diverse, senza soffermarsi sulle possibilità di eventuali consensi, senza ammiccamenti di circostanza. La ricreazione è finita è stata una delle poche belle realtà della recente letteratura, un successo che Ferrari non tenta di ricalcare per convenienza, spingendosi invece in un territorio intellettuale e sociale che non dà adito a sconti nazional-popolari.
L’idiota di famiglia è un concentrato tricolore di Bellow, Roth (Philip) e Richler, un romanzo che vive di traumi e sconfitte, prese di coscienza e memorie, senza delitti e colpevoli, visto che le colpe sono un dato di fatto dell’esistenza in vita. «Si finisce per diventare ciò che si fa», osserva giustamente il quarantacinquenne Igor Nieri, di professione traduttore. Irrisolto ma non infelice, Igor detesta buona parte dei lavori che deve trasporre nella nostra lingua - mediocrità di grande successo, in genere - ma si fregia del fatto di essere la voce italiana del grande autore americano M.M. Badwalds, vincitore del Pen/Faulkner Award. Per il resto, «tradurre è come partorire il figlio di un’altra», osserva il Nieri, che sopravvive a Roma con la compagna Marta e stempera i malumori in una sorta di ironia cosmica che, idealmente, rammenta il Tommy Wilhelm de La resa dei conti di Bellow.
La società sta cambiando, prova ne sia che - tra non molto, sospetta Igor - basterà affidare a Chat-GPT le traduzioni più banali, relegando in soffitta il nobile mestiere di ricreatore linguistico colto e impegnato. Come se non bastasse, la compagna Marta all’improvviso è esplosa sui social e in classifica con un paio di testi pop-femministi - l’ultimo è Oralità e fine del mondo - che l’hanno trasformata in una influencer perennemente in tournée.
La crisi si profila netta all’orizzonte quando da Viareggio - luogo d’origine e culla di memorie - la sorella di Igor, Ester, si fa viva comunicando che l’esimio Herr Professor, il loro padre, ha stretto amicizia con l’Alzheimer. Franco Nieri, il severo professore di storia e filosofia, il comunista mai pentito, l’uomo integerrimo e inappuntabile che ha reso onore alla sua città, si ritrova adesso alle prese con un turpiloquio senza freni in cui prevale il vocabolo “stronzo”, mentre il suo mondo è sepolto da questa forma di assenza che sconvolge e deturpa, seppure mitigata da un’ironia che Ferrari scova tra le pieghe del dolore.
La vita cambia prospettiva, Igor si trasferisce temporaneamente a Viareggio - tanto Marta non è mai a casa - e l’occasione faticosa diventa un modo per determinare i bilanci, per soppesare il tempo e le circostanze di una vita che forse è stata solo un ripiego senza storia e - probabilmente - senza futuro.
La vicenda personale - il passato in famiglia, le severe fobie del Professore, la madre morta ancora giovane - si intreccia con leggerezza alla storia sociale, ai cambiamenti che determinano le nuove stagioni e i tempi sempre più ardui da inseguire. Mentre la sorella superficiale e opportunista vive di certezze spesso aleatorie, Igor si ritrova a confliggere con se stesso, con un padre ormai assente, con una compagna di vita che veleggia lontano, tant’è che arriva, inevitabile, la decisione di una fatidica pausa di riflessione.
Viareggio ha il respiro del mare e dei ricordi, e quando Igor ritrova tra le carte di suo padre una sorta di racconto storico, Le tre giornate, che rievoca la celebre rivolta rossa di Viareggio del 1920, si rende conto che tutto passa dalla Storia, che il mondo è cambiato perché è cambiata la società con i suoi vecchi ideali, e anche Marta - in fondo - non è che la conferma realizzata di un tempo diverso. Da “così è stato” a “così ho voluto che fosse”, il gioco delle parole e dei sentimenti è lo spazio umano necessario per capire e per giustificare.
L’analisi sociale e intellettuale del romanzo è profonda ma mai prolissa o pesante - anzi, una goduria stilistica - e frizza di battute e osservazioni che rendono ricca la struttura di una storia che avrebbe potuto essere “solo” familiare. Igor Nieri è un uomo in bilico, vincitore del premio Viareggio per la traduzione di un’autrice popolare che detesta, ma è anche un uomo in cerca di parole nuove per nuovi linguaggi, che sa serenamente dire addio al padre conservando ricordi e insegnamenti come reliquie di un tempo ormai archiviato.
L’idiota di famiglia è un romanzo colto e sincero, pieno di idee, sentimenti, smarrimenti e prese di coscienza anche epocali, in cui le stigmate di certi fallimenti del Novecento si riflettono in un tempo sempre più inafferrabile, dove occorre tenersi strette tutte le memorie, private e collettive.
Jean-Paul Sartre
L'idiota della famiglia. Gustave Flaubert dal 1821 al 1857
Il Saggiatore, Milano 2019 (1971-72 per la pubblicazione in Francia e 1977 per la prima edizione italiana, sempre dal Saggiatore)
Jean-Paul Sartre manifestò fin da bambino la sua ossessione per Gustave Flaubert imparando a memoria le pagine finali di Madame Bovary. La sua ammirazione divenne astio quando, ormai adulto, riconobbe nel romanziere di Salammbô un esteta borghese, connivente con la classe cui apparteneva e che pure disprezzava. Volle vedere in Flaubert un avversario, il suo opposto intellettuale e politico; quell'opposto che, come è noto, tanto somiglia all'immagine restituita dallo specchio. Forse per questo Sartre accettò di inseguire l'ombra dell'altro scrittore in una magistrale biografia, di trattare il proprio contrario con l'empatia necessaria a comporre un ritratto che fosse anche un riflesso traviato di sé.Chi era dunque Gustave Flaubert? L'idiota della famiglia, un bambino preda di lunghi stati d'assenza stuporosa, lo sguardo perso a inseguire miraggi? Oppure, per chi lo conobbe adolescente, l'istrionico attore mancato, il guitto maldestro gravato dalla dannazione di suscitare il riso? O forse l'incurabile nevrotico dell'epistolario, che accarezzava con la mente la corolla di tenebre delle sue malinconie, senza mai lasciarne sfiorire i petali? E come ha potuto divenire un genio quel bambino che i genitori e il fratello avevano destinato a una vita da ebete?Libro eretico e inclassificabile, ridefinizione dell'etica sartriana della libertà, cruciale incontro tra due giganti della letteratura francese, L'idiota della famiglia - cui si aggiunge oggi la penetrante prefazione di Massimo Recalcati - è un viaggio nel dedalo della psiche flaubertiana, nell'arte come via di fuga e rieducazione sentimentale, nell'anomalia claustrofobica della scrittura; ed è insieme un tentativo di chiarire in che modo la storia, la società, il contesto familiare - in una parola, l'Altro - diano forma alla vacillante sintesi di un individuo. Al fondo di tutto, un'unica, enorme domanda: che cosa si può sapere davvero di un uomo? Introduzione di Massimo Recalcati. (presentazione editoriale)

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