mercoledì 18 febbraio 2026

La destra spaccata sull'antisemitismo

Andrea Carugati
Antisemitismo, si spacca la destra. Fdi non vuole vietare i cortei propal

il manifesto, 18 febbraio 2026

Dopo due mesi di discussioni nel Pd, sull’antisemitismo ora le crepe si aprono a destra. Con una inedita inversione di ruoli tra Fdi e Forza Italia: mentre i primi chiedono di abrogare l’articolo 3 del testo base all’esame del Senato, quello che prevede lo stop alla manifestazioni se solo si avverte un «rischio potenziale» di esposizione di simboli o slogan antisemiti, il capogruppo dei sedicenti liberali di Fi Gasparri, invece rincara la dose, aumentando le pene già previste dalla legge Mancino anche per chi neghi il diritto all’esistenza di Israele. Soprattutto se lo fa sulla stampa o sul web.

La spaccatura nella maggioranza di destra emerge dagli emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali del Senato al testo base, quello del leghista Romeo. Il centrosinistra, con Pd, 5S e Avs chiede appunto di sopprimere l’articolo 3, evitando ogni tipo di censura preventiva alle manifestazioni pro Gaza. Il fatto nuovo è che tale richiesta è condivisa da Fdi, con un emendamento firmato dal capogruppo Lucio Malan. Una mossa in controtendenza rispetto al recente decreto sicurezza, voluto fortemente dalla premier, che prevede il fermo preventivo di persone prima di manifestazioni considerate a rischio di violenze.

Ieri, negli uffici del presidente della commissione Alberto Balboni (Fdi) c’è stata una riunione con Malan, Gasparri e la relatrice, la leghista Daisy Pirovano. Nulla è filtrato, ma ad oggi, se Fdi non farà retromarcia, l’eliminazione dell’articolo 3 ha i voti per passare in commissione. Mentre le proposte di Gasparri sui reati penali, senza il sostegno di Fdi sono destinate a non passare.

In casa Fdi spiegano che, secondo loro, l’obiettivo della legge è «favorire la prevenzione» dei comportamenti antisemiti, e non una ulteriore stretta repressiva. «C’è già la legge Mancino», spiega un senatore. E curiosamente questa è anche la posizione di Pd, Avs e M5S.

Mentre Gasparri, oltre a mettere mano al codice penale, vuole anche creare degli organismi di vigilanza nelle università con lo scopo di monitorare i fenomeni di antisemitismo, prevedendo procedimenti disciplinari a carico di docenti e ricercatori. Sempre sulla base della definizione di antisemitismo di IHRA, che considera tali anche le critiche più dure allo stato di Israele, come ad esempio il parallelo tra il genocidio a Gaza e la Shoah.

Se passasse dunque il pacchetto Lega-Gasparri, ci sarebbe una obiettiva stretta sulla possibilità di organizzare manifestazioni ed esprimere opinioni propal all’interno di scuole e università.

Ma la partita non è chiusa. Oggi è prevista una seduta della commissione, ma non dovrebbero esserci votazioni, anche perchè il centrodestra vuole prendere tempo per arrivare una posizione unitaria. Si inizierà a votare gli emendamenti la settimana prossima.

Nel Pd resta la divisione tra Delrio, che insiste sulla necessità che la legge si occupi solo di antisemitismo e resta fermo sulla definizione di IHRA, e la maggior parte del gruppo dem, che invece con gli emendamenti punta ad allargare le maglie della legge a tutte le forme di odio e discriminazione verso persone o gruppi «per motivi legati alle loro caratteristiche o situazioni personali, reali o presunte, quali la razza, il colore della pelle, la lingua, la religione, la nazionalità o l’origine nazionale o etnica, l’età, la disabilità, il sesso, l’identità di genere e l’orientamento sessuale».

Avs invece, con i suoi emendamenti, sostituisce la definizione di antisemitismo di IHRA con quella contenuta nella Jerusalem Declaration on Antisemitism del 2021. Un testo, questo, apprezzato da centinaia di storici e intellettuali come Anna Foa e Carlo Ginzburg (molto critici verso IHRA) perché separa nettamente i concetti di antisemitismo e antisionismo, rigettando l’ipotesi che le critiche a Israele possano rientrare nella categoria di odio antiebraico.

Nessun commento:

Posta un commento