Mattia Rossi
Dialoghi con Calipso
Il Foglio, 13 febbraio 2026
Pubblicato per la prima volta a puntate nel 1910 sulla rivista Der Sturm, Dialoghi con Calipso è il testo teorico-artistico più importante di Alfred Döblin, scrittore e medico che in queste conversazioni riflette sulla musica inscenando dialoghi tra un musicista, naufragato su un'isola, e la ninfadea Calipso, sopravvissuta alla morte degli dèi. Negli scritti musicali di Döblin emerge il medico e lo psichiatra per cui l’arte, il suono, il canto e, dunque, la musica in generale fondano sulla scienza: qui, Döblin, giunge a stabilire le basi biologiche di ogni percezione estetica.
Un testo classico nel senso che ricalca la letteratura antica con la sua struttura dialogica. Per Döblin “il musicista più vasto e profondo è il mondo” e dunque, come si legge nell’introduzione, “la matematizzazione del mondo non è un’operazione matematica, ma musicale”: il “canto delle cose” è ciò che sta alla base della percezione musicale perché “quando le cose urtano rapidamente le une contro le altre, ‘nasce’ il suono” e “quando le cose sono in riposo non viene prodotto alcun suono”. Un’analisi di fronte alla quale, secondo Calipso, gli altri “enigmi della musica” sono meno allettanti: “Tutto ciò che è materiale è dotato di suono; ma la solitudine non ha alcuna voce; il suono è sempre il segno della comunione”. Dal terreno della produzione sonora ci si sposta, allora, a quello della percezione: ma è prioritario il suono o l’ascolto? Risponde il musicista: “Apparentemente l’ascolto; perché non sapresti nulla del suono se non sentissi nulla. Ma chi la pensa così probabilmente è troppo limitato; perché l’ascolto rivela la sua presenza solo attraverso ciò che viene ascoltato! Senza ascoltare qualcosa, senza il suono – non ascolto. Il suono è tutto ciò che abbiamo; non abbiamo l’ascolto, lo facciamo”. Ecco, dunque, la centralità del suono perché, nonostante la materialità, favorisce una verticalità spirituale: “Il percorso verso l’anima può essere più breve attraverso l’orecchio che attraverso l’occhio”.
I Dialoghi proseguono poi, fitti fitti, esplorando temi quali le scale dei suoni, ovvero “la struttura musicale più importante”, il ritmo che “concede la possibilità della misurazione del tempo”, l’organizzazione dei suoni su cui poggia “la grande musica”. Infine, il nono dialogo è riservato ai musicisti: “La musica è strettamente legata a loro, fa parte di loro tanto quanto il loro sudore, i loro capello. E’ assurdo chiedere loro perché fanno musica”. Nel 1911, dopo la pubblicazione dei Dialoghi con Calipso, Herwarth Walden, compositore espressionista, sempre su Der Sturm, fece uscire il suo Manifesto del futurismo e nel 1912, ancora sulle pagine di quella rivista, lo stesso Döblin tornò sulla musica con “Arnold Schoenberg”, un saggio di apertura alle nuove forme dodecafoniche di superamento del sistema tonale.
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Alfred Döblin. Scrittore tedesco (Stettino 1878 - Emmendingen 1957). Medico psichiatra e studioso di problemi filosofico-religiosi, ha lasciato una produzione letteraria vastissima, soprattutto narrativa, che con i racconti Die Ermordung einer Butterblume (1913; trad. it. 1980) e il romanzo Die drei Sprünge des Wang-Lun (1915) s'inserisce agli inizî nella corrente espressionista. In Berge, Meere und Giganten (1924; 2a ed. 1932 col titolo Giganten; trad. it. Giganti, 1934), ampio affresco epico, ispirato a una visione apocalittica dell'umanità futura, la sua tematica si allarga, ma è soprattutto grazie al romanzo Berlin Alexanderplatz (1929; trad. it. 1931), epopea accorata e ironica di un ex-detenuto nella Berlino del dopoguerra, che D. s'impose di colpo alla critica internazionale attraverso un linguaggio che univa l'audacia tecnica dell'espressionismo all'umile e concreta ricerca umana della Neue Sachlichkeit. Abbandonata la Germania (1933), soggiornò a Parigi, in Palestina e negli Stati Uniti, e solo nel 1945 fece ritorno in patria. La produzione più recente per altro, nella quale è possibile ripercorrere l'itinerario della sua conversione al cattolicesimo e che culmina nel romanzo Hamlet oder die lange Nacht nimmt ein Ende (1956), non è pari, per vigore di stile e incisività di problematica, a quella degli anni Venti, nel cui clima artistico e sociale va dunque cercato il necessario presupposto del D. più vero e autentico. (Treccani)
https://machiave.blogspot.com/2014/11/calipso-la-grande-dea.html
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