domenica 1 febbraio 2026

L' Europa oltre l'Occidente

 l’occidente e il buio di un disastro annunciato

Umanesimo perduto

Fine della storia ed eterogenesi dei fini sono due parole-chiave che in forza della loro attualità si accampano in questo libro sin dalle sue prime pagine. Per un verso, infatti, le vicende del nostro strettissimo presente hanno smentito qualsiasi svagata o interessata profezia pronunciata in anni che a vederli oggi sembrano segnati da una sorta di moderna ubris, l’orgoglio per un trionfo destinato a tramutarsi presto in rovina.

La storia, ahimé, non può banalmente finire. È da sempre la nostra compagna di viaggio, l’obbligata cornice delle nostre vite. Permette che si consumino successi di una parte, ma solo a condizione che essi siano provvisori, che il vincitore ne consideri la instabilità e si disponga, all’indomani della sua vittoria, a preparare l’abitabilità storica del mondo anche per il vinto. Altrimenti, per il verso opposto, la storia svela il suo volto ironico. Lascia che si materializzi un apprendista stregone e che la fine di un sogno si trasformi nell’incubo di un inizio.

La globalizzazione economica, ci ricorda l’autore, che avrebbe dovuto suggellare il definitivo trionfo del modello liberista dell’Occidente, ha, in realtà, favorito la crescita di quelle aree del pianeta, per prima, ovviamente, la Cina, alle quali, sulla nuova scena planetaria del post-Ottantanove, era stato affidato il ruolo di sconfitti o, nel migliore dei casi, di spettatori.

L’Europa e con essa lo spazio mediterraneo e quello che, alla luce di quanto sta accadendo e seguendo la traccia di questo libro, verrebbe da chiamare l’Occidente non occidentalizzato, corrono così oggi il rischio di rimanere schiacciati in un gigantesco testa-coda, feriti a morte, privati non solo del loro ambizioso passato, ma anche delle sue, risicate, speranze presenti. «La contrapposizione tra Oriente e Occidente – dice assai bene Eugenio Mazzarella – più che una contrapposizione di civiltà, emerge oggi nelle sue ragioni di contrasto, come contrapposizione all’interno della stessa civilizzazione materiale». Umanesimo non può che essere la parola che, come una zattera malridotta, galleggia sulla superficie di un disastro annunciato. Non solo quello secolarizzato, lontano dallo scintillio della Ragione e vicino alla cupezza della dittatura dei consumi. Ma anche quello religioso, i cui effetti devastanti si avvertono nelle derive fondamentaliste di religioni che non sono solo quella di Allah.

Camminare insieme, allora, ritrovando in questo ritrovato incontro il ruolo oggi dell’Europa? Perché no? Se, conclude meravigliosamente Mazzarella chiamando in causa non profeti disarmati ma Bismarck, ti accorgi che il suo mantello di Dio, una volta afferrato, insegna che «la politica è sempre trascendenza, provare ad aprire la porta ad un altro possibile, che matura o va oltre il possibile che è reale».

Eugenio Mazzarella
Contro l’Occidente. Trascendenza e politica
Castelvecchi, pagg. 180, € 20

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