sabato 27 giugno 2026

Tolkien conservatore ecologista

Edoardo Rialti
Tolkien non era di destra, né razzista o capitalista ma conservatore ecologista
La Stampa Tuttolibri, 27 giugno 2026

Tolkien ha vinto. E ha perso. A guardarsi intorno il pensiero di chi ammira la sua opera oscilla tra queste due opzioni. Il fantasy, di cui egli costituisce ancora il crocevia e lo spartiacque (A.T- D.T), si è imposto come uno degli orizzonti più pervasivi per le nuove generazioni: persino la mera struttura dei social media - come ha notato Vanni Santoni - si ispira ai giochi di ruolo, alle schede personaggio. Una citazione di Gandalf compare addirittura nella più recente enciclica papale. Al tempo stesso, dentro una simile onnipresenza, spiccano abusi, storture ideologiche. E la riduzione a brand commerciale del suo immaginario sforna prodotti sempre più numerosi, e scialbi. La situazione è spesso dolorosa, frustrante, per chi lo ama e studia. Negli editoriali e interventi televisivi si sentono ripetere i vecchi mantra sul “fantasy reazionario”. Ad ogni nuovo intervento della destra che sventola Tolkien, si avverte la pressione d’ una sorta di interiorizzato sogghigno di vecchi detrattori: «Avete visto. Anni di raffronti con Joyce o Yourcenar e poi le mostre patrocinate dal governo o i comizi di partito. Allora era veramente fascista». La vera domanda preliminare sarebbe perché proprio quest’opera abbia colpito così tanto il 900, perché questa mitologia privata sia diventata un punto di riferimento così esteso e intenso, suscitando entusiasmi e immedesimazioni che altre grandi voci letterarie non sembrano in grado di innescare. La destra continua spasmodicamente a “arruolare Tolkien”, appellandosi all’eroismo “conservatore” degli Hobbit per svolgere - invece - il lavoro sporco degli Orchi: plutocrati avvelenano il pianeta e sognano di divorare la luna, politici agitano i vessilli dell’odio razziale e del disprezzo per gli oppressi, compagnie di sorveglianza sono battezzate Palantir, e si teorizza lo sconfinamento di tutti i limiti (morte compresa, che per il professore di Oxford era l’unica garanzia di senso per ogni anelito umano). A ciò cerca di fare da goffo contraltare un saltuario inseguimento “a sinistra”, da partiti che alle risorse di senso del mito e della immaginazione hanno così lungamente preferito lo stesso culto del mero progresso materiale del capitalismo che dicevano di avversare o “regolare”, comunque asserviti ai giocattoli luccicanti del progresso tecnologico che alimentano l’erosione degli spazi sacri dell’esistenza.

In tutto questo, l’Anello del Potere trionfa. Il talismano stregato non è allegoria di niente in particolare, la Bomba H o l’AI, ma incarna una tentazione costante del nostro rapporto col mondo, quella della fuga e controllo, nelle parole di Rowan Williams: vedere senza essere visti, dominare e in fondo essere dominati dalle forze a cui abbiamo delegato la nostra realizzazione. Quella contrapposizione tra vittoria e sconfitta è comunque sbagliata, in fondo. Le stelle continuano a brillare ben oltre la loro esistenza. Non possiamo misurare con questi metri il lascito di una voce che ci ha consegnato “la” più grande storia condivisa del ventesimo secolo.

Tra le correnti profonde che la attraversano, non separabile dalla dinamica stessa delle vicende, spicca il leitmotiv d’un “complesso di Atlantide”, la premonizione di un perenne cataclisma, più o meno esteso, nel quale la nostra vita individuale e collettiva può precipitare, e che va contrastato con vigilanza costante: la catastrofe ambientale e quella morale in Tolkien sono tutt’uno, come ci insegnano anche la Caduta di Adamo, le tragedie di hybris della mitologia greca.

Sulla natura profondamente ecologica di tale “ossessione” tolkieniana si impernia Tolkien contro le macchine del giornalista Sébastien Fontanelle (ed Blackie, con la prefazione di Wu Ming 4), un saggio che del pamphlet combattivo ha il pregio della limpidezza e della chiarezza su tanti punti tuttora così facilmente ignorati dell’affaire Tolkien, e i limiti (i riferimenti critici esterni son o- forse necessariamente - molto circoscritti). Conservatore non è sinonimo di reazionario, men che meno di razzista o capitalista. La questione è cosa si vuole conservare, come e perché: è possibile sempre partire e ripartire da un principio “altro”, lo sviluppo organico della vita individuale e collettiva - di cui il processo creativo è parte integrante - senza soggiacere a quello meramente additivo di sempre più innesti che atrofizzano - nel sostituirle - altre facoltà già potenzialmente presenti, come semi.

Gli uomini trovano la loro anima quando amano, notava Simone Weil: anche per Tolkien, unico vero eroismo è quella dedizione dell’amore a una storia cosmica che ci precede e ci comprende e supera di gran lunga. «Prima l’amore, poi la tecnica», sentenziava Gaudì: l’architetto della Sagrada parlava di competenza, ma è possibile dare a quelle parole un significato più ampio, quella preminenza accordata al non essere padroni del mondo, ma giardinieri, che consente di non piegarsi alle facili seduzioni di un rapporto falsato col cosmo e con noi stessi.

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