sabato 20 giugno 2026

Il sogno della fabbrica

Goffredo Fofi
Il sogno della fabbrica: gli immigrati dal Sud e quei treni diretti a Torino

La Stampa, 20 giugno 2026

Perché si emigra? I più rispondono di essere partiti dal loro paese perché non trovavano un lavoro. E se anche c’è, non è fisso e continuo, è pagato male, bisogna sempre ubbidire anche agli ordini ingiusti del padrone, e non basta mai per vivere. Perciò tutti i sogni, le speranze di questi uomini sono rivolti alle fabbriche. Il lavoro in fabbrica è visto come la sola possibilità per vivere, anche perché nel luogo dove abitano mancano del tutto le fabbriche. Specialmente i giovani non vogliono più lavorare la terra e fare la vita dei genitori, quando sentono parlare di Torino che, come altre città del Nord, può dare loro un lavoro sicuro. Gli artigiani del Sud si lamentano non solo per le tasse e per i debiti, ma anche perché non riescono ad avere i soldi del loro lavoro, a causa della povertà della gente. Anche i minatori hanno grossi problemi, sia perché molte miniere vengono chiuse, sia perché il loro lavoro causa delle gravi malattie che spesso li portano alla morte. Molti partono per unirsi ai figli, sorelle o amici già a Torino. Qualcuno dice chiaramente che la ragione della partenza è stata la “disperazione”. Altri dicono ancora che è per la paura che i figli facciano la loro stessa vita.

Come avviene la partenza

Nelle famiglie quasi sempre tutti insieme decidono quando e se partire. Prima però chiedono un consiglio ai genitori, agli amici, o scrivono a parenti e conoscenti già partiti per Torino. Di solito non è importante quando si parte. Ma per i contadini il momento migliore è la fine del raccolto. Per andare via servono i pochi soldi risparmiati negli ultimi tempi, un aiuto dai parenti e la vendita di qualche proprietà. A volte, se l’emigrante è molto povero, deve fare debiti. Ma per primo parte sempre l’uomo da solo e si porta via circa 50.000 lire. Il resto deve servire intanto per la famiglia che resta e per quando la moglie e i figli lo raggiungeranno. Alcuni, invece, partono subito con la famiglia e questi hanno quasi tutti un fratello o un amico che li terrà in casa sua finché l’uomo non avrà trovato un lavoro e una piccola casa. In questo caso vendono tutto, fanno pacchi, pacchetti e valigie con quello che è necessario e partono. La sera prima vengono i parenti e gli amici per salutare e fare gli auguri. Una famiglia della provincia di Salerno aveva la fortuna di avere un parente che guidava un camion. Su di esso hanno messo i tre figli, un po’ di mobili, qualche sacco di patate, molte bottiglie di salsa di pomodori, alcuni sacchi di pasta avuta dal pastificio del luogo, in cambio della loro farina. Nel portafoglio dell’uomo c’erano 100.000 lire prese dalla vendita della casa e della terra.

Il viaggio

Così un operaio ricorda il suo viaggio. Dopo avere aspettato tanto, finalmente il treno arriva. Fra saluti e pianti l’uomo parte; subito sembra che tutto sia diventato triste. Dopo avere salutato per l’ultima volta dal finestrino parenti e amici, cerca un posto tra i viaggiatori. In fondo al vagone si sentono molte voci. Sono circa dieci persone e quando uno di loro lo vede, capisce, dai numerosi pacchi che ha con sé, che anche lui è un emigrante. Lo fa sedere vicino, così faranno insieme il lungo viaggio e l’altro si siede contento. In compagnia dei nuovi amici gli sembra ancora lontana la nuova vita che lo aspetta a Torino.

Dopo molte ore di viaggio, viene la sera. Tutti mangiano, poi le voci diventano sempre più basse, infine si addormentano. Vi sono padri di famiglia che hanno dovuto lasciare la loro casa con solo qualche mille lire, mentre la famiglia mangerà, se troverà ancora qualcuno che l’aiuti. C’è anche un uomo di 50 anni ed è sicuro di trovare lavoro. Suo figlio, da pochi mesi a Torino, gli ha mandato i soldi del viaggio, ma la vita sarà ancora una volta crudele con lui, quando si sentirà dire:«Mi dispiace, prendiamo solo giovani».

È l’alba. Il treno ferma in una stazione e sale molta gente; sono operai, impiegati, che lavorano nella città vicina. Dopo poco tempo arrivano a Genova. I compagni di viaggio scendono e si perdono nella folla, ognuno col suo pacco. I posti vuoti sono già tutti occupati, l’uomo vorrebbe parlare con i nuovi viaggiatori, ma non lo fa perché quelli sono saliti in silenzio. I settentrionali parlano soltanto fra di loro nel dialetto che egli non conosce. Guarda lontano dal finestrino, comincia a vedere nella nebbia della pianura le Alpi ancora bianche di neve sulla cima. È un paesaggio nuovo per lui: le case sono abbastanza pulite, non come quelle del suo paese, abbandonate alla rovina del tempo e della povertà insieme alla gente. Sta arrivando a Torino, si vedono già le prime fabbriche e le strade sono più affollate. Da questo momento entra di colpo in una nuova vita, un mondo diverso dal suo, senza nessun aiuto. Prima di scendere sente le gambe tremare per la paura. È un momento terribile, questo, per il giovane. Non lo dimenticherà mai. Tutti i suoi sentimenti si uniscono per andare incontro a tutte quelle cose nuove che lo aspettano.

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