solitudine e castità, esperienze vitali e feconde
Melissa Febos
Laura
Di Corcia
Il Sole 24ore, 31 maggio 2026
Sono anni che l’esperienza viene intercettata come segmento fecondo per aspirare ad una vita più ricca, più intensa, più autentica. Tutta la narrazione degli anni della contestazione spinge in questa direzione e da più parti questo approccio è stato accusato di non rappresentare affatto una critica (né un’alternativa) al sistema, senza che però l’immaginario ne risulti intaccato, alimentato dal cinema (un certo cinema) e dalla musica (una certa musica). Vivi, fai esperienza, accumula non solo denaro, ma anche esperienze come capitale simbolico. Dry Season. Il mio anno di piacere senza sesso, dell’ americana Melissa Febos guarda in una direzione opposta e così facendo non solo ci consegna riflessioni non banali sul senso dell’esistenza, ma da un certo punto di vista rivitalizza un genere, quello dell’autofiction, spesso permeato da un gusto per l’esperienza eccentrica, anti-borghese, come se la via della dissoluzione e dell’accumulazione di avventure fosse un modo per tracciare meglio i confini della propria identità, e non per disperderli in un pulviscolo di tracce, possibilità, scosse, lungo una spirale compulsiva.
E quindi Dry Season non è solo un libro sull’originale e poco di moda tema della castità, ma è una riflessione sul vuoto, sulla solitudine come esperienza vitale e feconda, sulle varie forme di dipendenza e sul processo del ritorno a sé come via maestra per la conoscenza e per delle nuove forme di (possibile) felicità. L’autrice, dopo un’esperienza amorosa devastante da lei stessa chiamata «il Vortice», decide di trascorrere un periodo di tempo «a secco», senza incontri con altre persone, rendendosi conto che, per tutta la sua vita, non aveva fatto altro che passare da una relazione all’altra, perdendosi, immancabilmente. Gli esempi che la aiutano ad attraversare e anche prolungare questo periodo di tempo, che dai tre mesi di “digiuno” si estende fino a coprire l’arco di un anno, arrivano tutti da figure di mistiche e battagliere, in primis le beghine, donne laiche che avevano scelto una vita fatta di castità e preghiera; protofemministe, come ci fa notare l’autrice, che nell’astinenza sessuale avevano trovato una via di libertà, autonomia e indipendenza. Nelle mani di Febos l’autofiction diventa un modo per esplorare desideri e dipendenze, fame e bisogno di riconoscimento e per spingere il femminismo verso una zona più intima (e anche meno conosciuta) al confine con la ricerca personale e spirituale. Se le prime pagine di Dry Season sono sorprendenti, nell’ultima parte del libro bisogna ammettere che la narrazione stagna e il meccanismo sembra perdere forza. E questo è l’unico punto debole di un libro interessante, che spicca dalla media, e generoso, che ha voluto dire tanto, forse troppo.
Melissa
Febos
Dry
Season, traduzione
di Federica Principi
Nottetempo, pagg.
360, € 18

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