Daniele Manca
Il riassetto finale tra poteri
Corriere della Sera, 8 giugno 2026
Che l’equilibrio fosse instabile era chiaro. Il grande risiko bancario attorno a Mps, Mediobanca e soprattutto Generali sembrava un’incompiuta. Ieri in rapida successione, prima un’offerta di nozze da parte di Banco Bpm a Mps, poi la notizia di una contro offerta di Intesa Sanpaolo con Unipol-Bper, ed è scattato, in una domenica di giugno, il riassetto di potere e poteri.
Il cambio di passo è stato evidente quando sono iniziate a circolare le voci di un possibile consiglio d’amministrazione di Intesa Sanpaolo nella serata di domenica. Se a muoversi era l’istituto guidato da Carlo Messina, si trattava del fischio di inizio di un profondo riequilibrio. Se a questo ci si aggiunge che nell’operazione Intesa un ruolo e un peso specifico lo avrà anche il gruppo Unipol e Bper, vale a dire quella galassia che a partire dalle Coop, Carlo Cimbri ha risanato e rilanciato, si comprende quanto potrebbe trattarsi dell’inizio del riassetto finale.
E’ stato verso l’ora di pranzo ieri che si è venuto a sapere che il consiglio del Banco Bpm, guidato da Giuseppe Castagna, aveva avanzato una proposta di un’unione tra eguali al Monte dei Paschi. L’offerta di mettere assieme i 20 miliardi del valore di Borsa dell’istituto milanese con i 27 dell’istituto senese. Viene esplicitata quella che gli analisti in questi mesi avevano individuato come una soluzione per la creazione di un terzo polo alle spalle di Intesa e Unicredito. Anche il socio importante di Banco Bpm con il 22%, i francesi di Crédit Agricole, vota a favore.
Poche ore dopo le prime indiscrezioni sulla mossa di Intesa. Non più tardi di due settimane fa, Giovanni Bazoli artefice della nascita di Intesa, e che con Enrico Salza nel 2006 aveva concordato la fusione con il Sanpaolo di Torino, aveva parlato di Mpsmediobanca come di un’operazione incompiuta. Tutti avevano pensato che il presidente emerito di Intesa si riferisse al vertice Mps scosso dalle divergenze tra i soci. Luigi Lovaglio che aveva guidato prima il risanamento, poi il rilancio e la scalata a Mediobanca, sfiduciato da uno dei maggiori soci, Francesco Caltagirone, aveva costruito una sua lista. E al momento del voto dei soci, Lovaglio, con l’appoggio di quello che era sempre stato alleato di Caltagirone, la Delfin degli eredi Del Vecchio, riesce a convincere il mercato e a tornare alla guida di Mps. E invece Intesa da tempo stava pensando a un’offerta su Mps, come dimostrerebbe il fatto di non essere da sola. Non certo per mancanza di mezzi, visto che con un attivo di quasi mille miliardi si sta muovendo una delle banche più solide e patrimonializzate d’Europa. In realtà il ruolo del gruppo Bper sarebbe di non poco conto. Già ai tempi della scalata di Ubi Banca, sempre di Intesa, Bper aveva acquisito circa 500 sportelli che per questioni di Antitrust Intesa non avrebbe potuto mantenere. Oggi vale in Borsa oltre 24 miliardi aspirando a quel terzo polo a cui pensava Bpm con le nozze con Mps. Nell’attesa dei particolari delle offerte, delle prime valutazioni che oggi il consiglio di Mps farà e di quello che nei prossimi mesi dovesse decidere il mercato, per Intesa l’operazione significa frenare le ambizioni italiane di Crédit Agricole. Potrebbe consolidare inoltre il suo ruolo di banca di sistema pronta a varcare i confini assistendo in misura maggiore le imprese del made in Italy. Tanto più che il suo concorrente Unicredit è impegnato nell’operazione in Germania con Commerz che, nonostante l’opposizione del governo, sembra poter andare avanti, cosa che le darebbe un ruolo più paneuropeo. Non va dimenticato poi che dentro Mediobanca c’è il credito al consumo di Compass, una banca online, e quel 13% di Generali. È presto per capire come il riassetto possa estendersi al Leone di Trieste. Ma Messina ha sempre posto al centro la gestione del risparmio. E Generali è un tassello importante. Il più importante. Comunque vada si modificherà la mappa del potere economico e di influenza italiano. Un peso l’avranno le autorità. E la politica? Sicuramente il governo sarà stato informato delle varie intenzioni. Ma per quanto la politica possa avere preferenze, se stamattina si avrà conferma delle due operazioni, sarebbe meglio che questa volta sia il mercato a decidere. Non sempre, ma comunque ha dimostrato una certa saggezza in questi anni.

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