venerdì 5 giugno 2026

La mala educaciòn

Luciana Cimino 
La "mala educaciòn" di Valditara ora è legge

il manifesto, 5 giugno 2026

«Così tuteliamo gli studenti dalla propaganda gender». La teoria del gender non ha nessun fondamento scientifico ma il governo italiano ha adesso la sua legge per tutelare omofobia e sessismo e la spaccia per educazione affettiva. Con queste parole il ministro dell’Istruzione (e merito) Giuseppe Valditara ha festeggiato il via libera al provvedimento che porta il suo nome. Dopo il passaggio alla Camera, è stato approvato ieri dal Senato con 78 sì e 38 no il testo che disciplina le ore di «relazioni» e «empatia» (con la sessualità relegata all’ambito biologico) nelle scuole.

Vietate nella primaria, saranno possibili solo a partire dalle medie e superiori ma previo consenso dei genitori. Le famiglie potranno anche visionare i materiali utilizzati e valutare gli eventuali soggetti esterni coinvolti. Nella pratica si tradurrà nell’esclusione da questi presunti percorsi proprio degli alunni che provengono dalle famiglie più vulnerabili rispetto al tema della violenza domestica, fortemente religiose o ideologizzate oppure senza strumenti o motivazione per parlarne, lasciandoli ai siti porno.

«È una riforma storica», ha detto il ministro leghista che lo scorso novembre nel corso della discussione alla Camera, per sostenere il suo ddl era arrivato anche a insultare le opposizioni. Valditara, dopo aver modellato le scuole tecniche e professionali sui desiderata di Confindustria, in questo caso ha pagato pegno alle associazioni più conservatrici che sostengono la maggioranza. Non è un caso che gli applausi arrivano dal Moige e dai Pro Vita & Famiglia. «Un passo storico», l’ha definito il movimento dei “genitori italiani”. La stessa enfasi di Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione Pro Vita che ha rivendicato: «Questa legge mette un freno all’indottrinamento ideologico nelle scuole, una vittoria che sentiamo nostra».

Le realtà che si occupano di famiglie arcobaleno o violenza sulle donne sono, invece, sconcertate. Anche perché il ddl Valditara si pone in contrasto con le indicazioni dell’Oms, dell’Unesco e della Convenzione di Istanbul sull’educazione alle sessualità. «Una scelta politica gravissima che segna un ulteriore passo nella deriva autoritaria e conservatrice del paese, le domande delle persone più giovani non scompaiono perché una legge prova a zittirle», ha commentato l’Arcigay. Mentre Una, Nessuna e Centomila sottolinea: «Davanti all’aumento della violenza sessuale e delle malattie sessualmente trasmissibili tra gli adolescenti, la risposta del ministero è ostacolare anche quel minimo di informazione che entrava a scuola». «Avevamo chiesto di fermarsi – ricostruisce la rete Ready (Regioni e enti locali impegnati per prevenire le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) – la nostra esperienza di enti locali dice l’esatto contrario del ddl: serve fare i progetti di educazione sessuo affettiva già nei primi anni di scuola».

Nessun emendamento delle opposizioni per migliorare il testo è stato tenuto in considerazione: il ddl è stato approvato così come disegnato dal suo autore tra le proteste in Aula. Anche perché il ministro ha lasciato l’emiciclo durante la discussione. «È una grave responsabilità quella che la maggioranza si sta assumendo di fronte ai femminicidi, una generazione crescerà senza strumenti per riconoscere il consenso – ha detto la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd nella commissione Istruzione di Palazzo Madama – L’effetto, voluto, è quello di mettere sotto accusa i progetti oggi attivi nelle scuole e di tanti enti locali per sposare una tesi oscurantista che fa diventare l’educazione sessuo-affettiva una questione etica opzionale e non un diritto educativo universale». Anche per Avs il testo di Valditara è sbagliato perché «scarica sulle famiglie una responsabilità enorme senza riconoscere che non sono tutte uguali», ha spiegato il senatore rossoverde Peppe De Cristofaro. Commenti analoghi da Italia Viva e M5s per i quali la legge «crea un precedente pericoloso».

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