venerdì 19 giugno 2026

Garlasco saga infinita

Luigi Manconi: "Il colpevole di Garlasco siamo noi"
Huffington Post, 19 giugno 2026

 "Dopo il delitto resta solo il delitto e appena qualche granello di polvere in più", con questa citazione presa in prestito da Georges Simenon, Luigi Manconi, in un editoriale su La Repubblica, riflette sul caso Garlasco e lo fa sottolineando come il racconto del crimine finisca per alimentare se stesso. Secondo l’analisi, pentimento ed espiazione non riguardano soltanto gli autori dei reati, ma anche i media, che oscillano tra fascinazione e turbamento senza mai modificare davvero i propri meccanismi. Era già accaduto ai tempi di Mani Pulite, quando l’esposizione pubblica degli indagati contribuì a diversi suicidi, ma "il turbamento fu di breve durata".

Il caso di Garlasco rappresenta oggi "quel punto di non ritorno", scrive Manconi, da cui emerge la consapevolezza che non è più possibile attribuire le responsabilità ad altri. L’informazione rischia infatti di trasformarsi in "una attività di denudamento e brutalizzazione di tutte le vittime". L’articolo richiama poi la vicenda di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, ricoverata dopo aver assunto una quantità eccessiva di farmaci. Che si sia trattato di un incidente o di un gesto volontario, resta evidente una situazione di "stress intollerabile", aggravata dall’esposizione continua allo sguardo pubblico, spesso descritto come "feroce". Negli atti giudiziari compare una frase della donna: "È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino, gli ho rovinato la vita all’Andrea", riferita alla ricevuta del parcheggio di Vigevano, alibi di Andrea Sempio, divenuta oggetto di controversia.

Per Manconi, l’intera vicenda è diventata una "saga infinita" nella quale atti, intercettazioni e dettagli privati vengono divulgati senza riguardo per riservatezza e dignità, fino a risultare "osceni", cioè offensivi del "comune senso del pudore civile". Il fenomeno riguarda ormai tutta la cronaca nera, trasformata in true crime ancora prima dell’avvio formale delle indagini. L’attenzione morbosa verso confessioni, fantasie sessuali e aspetti intimi non nasce però solo dai media: "Tutto ciò è prodotto né più né meno che da noi stessi". In un Paese affascinato dai delitti e dalle indagini, il caso Garlasco incarna il mondo della provincia e della piccola borghesia, segnato da "virtù avvizzite e vizi insondabili", fino a fare del delitto "una delle molte forme del consumismo di massa".

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