sabato 20 giugno 2026

E Burnham va

Leonardo Clausi
Burnham va, per Starmer assedio o assalto

il manifesto, 20 giugno 2026 

«Congratulazioni a Andy Burnham, nuovo deputato laburista di Makerfield. Gli elettori hanno preferito la campagna del Partito Laburista all’insegna della speranza e dell’ottimismo, a quella basata sulla divisione e sull’odio. » Così l’agnello Keir Starmer – si fa per dire – salutava ieri stoicamente su X il suo lupo, dopo la vittoria di Burnham alle suppletive di Makerfield.

UNA VITTORIA schiacciante quella di Burnham, che forse non si aspettava nemmeno lui; soprattutto dopo i sondaggi della vigilia, che gli avevano intimato una riduzione del vantaggio sull’idraulico misogino Robert Canyon – il candidato dei faragisti di Reform Uk – rimasto invece al palo. Con 24.937 voti e una sonora maggioranza del 55% che travalica i voti della destre di Reform Uk e Restore Britain messi insieme – Burnham ha capitalizzato il suo essere “uno di noi,” figlio di quei territori del Nord ancora economicamente sfregiati dal thatcherismo e finiti nelle fauci della destra brexit-omane. Per il Partito Laburista questa è «l’ultima occasione per cambiare, e la coglieremo» ha commentato. «C’era il rischio che la politica britannica si dirigesse verso maggiore oscurità e divisione, finendo in una situazione simile a quella degli Stati Uniti d’America, dove le persone non si rivolgono la parola per strada se votano diversamente. Da noi non permetteremo che accada».

ORA STARMER e Burnham, che non si sono parlati al telefono nemmeno una volta nell’ultimo mese anche se avrebbero dovuto (la campagna elettorale lo imponeva ma è umanamente comprensibile che si detestassero), dovranno farlo per forza e non sarà esattamente una ciacola al Pimm’s. Burnham ha usato l’elezione di Makerfield solo per rientrare in parlamento e deporre il premier ufficialmente meno gradito della storia nazionale e responsabile della disfatta alle amministrative di maggio, nonostante questi fino all’ultimo abbia tentato di staccarselo di dosso promettendogli ruoli governativi importanti.

IL DATO POLITICO essenziale è che la piallatura dei fascisti in abiti civili segna ancor più indelebilmente il destino di Starmer: “Andy” ha dimostrato che il Red Wall si può riconquistare, che si può non morire faragisti e che il “paese reale” – almeno una sua parte – crede ancora nell’idea novecentesca di una politica fatta da politici, al punto da lasciarsi usare come un taxi diretto a Downing Street. Gli allibratori – i sondaggisti d’azzardo – sostengono che i laburisti abbiano recuperato, riportandosi testa a testa con Reform. Questo perché l’ex sindaco di Manchester, esponente della sinistra floscia che ricorda Jim Kerr dei Simple Minds, piace. Ideologicamente flessibile quanto basta, ha ricoperto una serie di incarichi nel governo Brown e all’opposizione. Poi i tentativi falliti di corsa alla leadership, prima contro Ed Miliband – attuale suo alleato – nel 2010, e poi contro Jeremy Corbyn nel 2015.

NON È CERTO cosa accadrà nell’immediato. Le pressioni perché Starmer accetti l’ineluttabile ed esca silenziosamente di scena evitando che volino troppi stracci non sembrano aver molte speranze. Si prospetta una guerra civile laburista vera e propria, in sostanza – se non in stile – equivalente a quelle ripetutamente inscenate dai conservatori in questi ultimi anni. Alle “primarie” per la leadership alle quali votano gli iscritti al partito e ai sindacati – circa 250mila persone – ciascun candidato deve recare 80 sostegni parlamentari ufficiali. Starmer, che è in carica, non ne ha bisogno e ha ripetuto più volte di voler lottare duro: pare sia convinto di poter battere Burnham, tanto che avrebbe anche in mente di fare un rimpasto punitivo per far cadere anzitempo le mele marce (i ministri intenzionati a mollarlo) dall’albero del governo. Se così fosse, oltre che con lui, per ora Burnham dovrà vedersela con Wes Streeting, l’estremo centrista ex-ministro della salute che aveva dato le dimissioni già settimane fa nella speranza di vedersi seguire da altri solo per guardarsi alle spalle e trovare il deserto. E forse la ex vicepremier Angela Rayner. Il nuovo leader potrebbe ungersi a settembre, in occasione del congresso.

IL TUTTO AVVIENE in concomitanza con l’anniversario Brexit: sono dieci anni che il paese è fuori dall’Unione Europea e in perpetuo tumulto, la cosiddetta ingovernabilità. E non sono due anni che Starmer trionfava in mezzo alle fanfare.

La vittoria di Burnham lascia vacante lo scranno di sindaco di Greater Manchester. La data delle elezioni è stata appena annunciata: giovedì 30 luglio.

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