mercoledì 3 giugno 2026

"Non posso respirare"

Ragazzo bianco ucciso da un sikh . Monta la protesta in Inghilterra : "Basta con il razzismo al contrario"

Redazione esteri, Quotidiano Nazionale, 3 giugno 2026

I tribuni della destra populista hanno già pronto lo slogan rovesciato, "White Lives Matter"; ma, strumentalizzazioni a parte, le ragioni per sollevare pesantissimi interrogativi sulla sconcertante fine di Henry Nowak ci sono tutte. Il caso è quello di un 18enne inglese, studente universitario al primo anno, accoltellato a morte con ferocia a inizio dicembre in una strada di Southampton dal 23enne Vickrum Digwa, cittadino britannico di radici indiane e fede religiosa sikh, riuscito poi ad accreditarsi incredibilmente di fronte alla polizia, nell’immediatezza dei fatti, come vittima lui di una fantomatica aggressione razzista. La condanna all’ergastolo inflitta lunedì all’assassino non è bastata a placare lo sdegno della famiglia Nowak.

Intanto nel Regno Unito continuano a montare le proteste alimentate sin dall’inizio della vicenda da esponenti e gruppi del nazionalismo radicale contro le forze dell’ordine. E contro le colpe addossate al "progressismo politically correct". Al centro della bufera c’è comunque in primis la Hampshire and Isle of Wight Police, i cui agenti si fecero fuorviare inizialmente da Digwa, capace di simulare un episodio di razzismo a carico della povera vittima. E finirono per ammanettare il 18enne, già agonizzante, prima di accorgersi delle sue ferite mortali. Alcuni testimoni avevano raccontato con orrore degli ultimi flebili lamenti di Henry. E di come i ‘tutori della legge’ si fossero spinti addirittura a rifocillare l’aggressore, prima di capire l’inganno.

Dettagli che hanno costretto la stessa polizia – dopo le scuse pubbliche nel processo – a rilasciare in queste ore le immagini e l’audio choc registrati dalla videocamera di uno degli agenti intervenuti: registrazione che mostra le manette di plastica strette inconcepibilmente ai polsi dello studente morente, riverso sul marciapiede; e svela le ultime parole sussurrate dal ragazzo – "Non posso respirare" – identiche a quelle pronunciate tragicamente dall’afroamericano George Floyd a Minneapolis nel 2020. Dopo un’altra frase disperata, "sono stato accoltellato", alla quale un poliziotto replica assurdamente: "Non credo proprio, amico".

Il padre, la madre e la sorella di Henry in ogni modo non si accontentano e chiedono azioni concrete, sia agli organi disciplinari della pubblica sicurezza, sia al governo laburista di Keir Starmer: limitatosi per ora a condannare il fatto di sangue e a ribadire l’impegno a combattere la diffusione nel Regno dei "crimini all’arma bianca", spesso commessi e subiti da giovanissimi, per "mettere fine a un ciclo di orribili tragedie". Il caso è approdato pure in Parlamento, dove la ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, ha riconosciuto che la famiglia "ha diritto a risposte precise" dopo la diffusione del video "tragico e choccante" sulla morte del 18enne.

BBC
2 giugno 2026

La famiglia dello studente assassinato, Henry Nowak, ha dichiarato che porterà il dolore "ogni singolo giorno" per il resto della sua vita e ha chiesto al governo di considerare i reati commessi con armi da taglio come un'emergenza nazionale.

La notizia giunge dopo che Vickrum Digwa, 23 anni, è stato condannato all'ergastolo , con un minimo di 21 anni di reclusione, per aver accoltellato un diciottenne a Southampton lo scorso dicembre con una lama di 21 cm (8 pollici) che, a suo dire, portava con sé come parte della sua fede sikh.

Digwa aveva mentito alla polizia, affermando di essere stata vittima di un attacco razzista, e gli agenti hanno arrestato e ammanettato Nowak mentre giaceva morente a terra.

La famiglia dello studente ha definito il trattamento ricevuto dalla polizia "inumano e degradante". La polizia dell'Hampshire si è scusata.

La sorella maggiore di Henry, Olivia Nowak, ha definito suo fratello, originario di Chafford Hundred nell'Essex, il suo "migliore amico" e ha affermato che avevano "un legame indissolubile" in una dichiarazione letta in tribunale, in cui spiegava come la sua morte le avesse cambiato la vita.

Il Commissario di Polizia e Criminalità (PCC) dell'Hampshire e dell'Isola di Wight, Donna Jones, ha dichiarato: "È stata una situazione stressante, ma sono stati commessi degli errori e questi devono essere accertati. Il mio compito non è difendere la polizia, ma garantire che la polizia stia facendo ciò che dovrebbe fare".

Il commissario di polizia ha aggiunto che la donna aveva scritto al primo ministro chiedendo una "revisione urgente sul porto di armi da taglio per scopi religiosi e cerimoniali".

Il Ministero dell'Interno è stato contattato per un commento.

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