mercoledì 3 giugno 2026

Il successo che non fa notizia


Francesco Attesti Fb Il silenzio che stona: quando un italiano vince il “Nobel del violoncello” e l’Italia non se ne accorge

Un italiano di 23 anni vince il Concorso Regina Elisabetta 2026 per violoncello. A Bruxelles, davanti alla giuria più temuta del mondo classico, porta a casa il Primo Premio – Premio Regina Mathilde da 25.000 euro e il prestito per quattro anni del Goffriller “Casals” del 1733, il violoncello che fu di Pablo Casals. In finale ha suonato la Sinfonia concertante di Prokofiev con l’Orchestre National de Belgique.
Si chiama Ettore Pagano. Romano, classe 2003, allievo di Jens Peter Maintz all’Universität der Künste di Berlino dopo il Conservatorio di Santa Cecilia. Non è il primo successo: Premio Abbiati 2025, ICMA Classeek Award 2025, secondo al Concorso Enescu 2024, primo al Khachaturian 2022.
Eppure, provate a cercare titoli sui grandi quotidiani italiani del 1° giugno. Provate a sentire i TG. Provate a scorrere le home dei siti di informazione generalista.
Il nulla. O quasi.
Cos’è il Queen Elisabeth, per chi se lo fosse perso
Il Concorso Regina Elisabetta non è “un concorso”. È il concorso. Fondato nel 1937, è considerato tra i più esigenti al mondo. Ha lanciato carriere come quelle di David Oistrakh, Gidon Kremer, Vadim Repin. Dal 2017 ha aperto al violoncello, e in tre edizioni ha già ridefinito la gerarchia mondiale dello strumento.
Vincere significa tournée internazionali, contratti discografici, l’ingresso nell’olimpo. Significa che per quattro anni suoni lo stesso strumento che Casals usò per le sue incisioni storiche. Significa che la Pau Casals Foundation ti mette in mano un pezzo di storia della musica.
La stampa italiana: dov’era?
A 24 ore dalla proclamazione del 31 maggio, le uniche voci italiane a darne conto sono riviste specializzate. Sui grandi giornali? Silenzio. Sui TG? Zero servizi. Sui social dei ministeri? Nessun post di congratulazioni.
Eppure parliamo di un ragazzo che a 22 anni viene definito “assoluta scoperta della serata” dalla critica estera, “maturità espressiva sorprendente” dagli addetti ai lavori. Un talento che la critica italiana stessa ha premiato con l’Abbiati 2025 “per la sua intensa attività concertistica”.
Il paradosso del “successo che non fa notizia”.
Se Pagano avesse segnato un gol in Conference League, avremmo avuto dirette, moviole, interviste alla nonna. Se avesse vinto un reality, avremmo saputo cosa mangia a colazione. Ma vince la competizione più dura al mondo per il suo strumento e diventa trasparente.
Non è snobismo dire che la cultura paga. È realismo. Il Belgio dedica a questo concorso una settimana di dirette radio-tv, il Re e la Regina presenziano, le istituzioni ci mettono la faccia. In Italia, la classica è roba da nicchia, da trafiletto, da “se avanza spazio”.
Il problema non è Pagano. È lo specchio.
Tre domande scomode
1. Dove sono le istituzioni? Un ragazzo italiano porta prestigio internazionale in un settore dove l’Italia ha inventato tutto – dal violino di Stradivari al belcanto. Il Ministero della Cultura, quello che dovrebbe esaltare le “eccellenze”, ha detto qualcosa?
2. Dove sono i media? La notizia c’era, era verificata, era grossa. Testate estere l’hanno battuta subito. Perché da noi serve che lo dica prima il New York Times?
3. Dove siamo noi? Se una notizia non arriva su Instagram in 15 secondi, non esiste. Abbiamo educato il pubblico a pensare che la cultura sia lenta, vecchia, non “cliccabile”. Poi ci stupiamo se i teatri sono vuoti.
La vittoria c’è. Manca il racconto
Ettore Pagano il 2 giugno sarà alla Queen Elisabeth Music Chapel di Waterloo per la cerimonia ufficiale. Suonerà il Goffriller “Casals” per i prossimi quattro anni. Girerà il mondo come ambasciatore di un’Italia che sa ancora formare talenti assoluti.
La domanda è: lo racconteremo? O lasceremo che l’ennesima eccellenza italiana diventi famosa ovunque tranne che a casa sua?
Perché il vero scandalo non è che Pagano ha vinto. È che in troppi non lo sanno. E in un Paese che si riempie la bocca di “orgoglio italiano”, questo silenzio stona più di un violoncello scordato

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