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venerdì 22 maggio 2026

Carlo Petrini

Roberto Fiori
Addio a Carlo Petrini. Il fondatore di Slow food è morto a 76 anni
La Stampa, 22 maggio 2026

BRA (CUNEO). Addio a Carlo Petrini. Il fondatore di Slow Food e Terra Madre è deceduto nella tarda serata di ieri nella sua abitazione di Bra, all’età di 76 anni, dopo aver dedicato l’intera vita a promuovere in tutto il mondo il cibo buono, pulito e giusto. «Chi semina utopia, raccoglie realtà», amava dire Carlin, che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. «Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia» è il ricordo commosso dell’associazione.

Petrini è stato gastronomo, giornalista, scrittore e un instancabile promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Nel gennaio 2008 fu l’unico italiano inserito dal quotidiano inglese The Guardian tra le 50 persone che «potrebbero salvare il pianeta». Nel settembre 2013 gli venne conferito dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) il premio Campione della Terra. Era il 26 luglio del 1986 quando nasceva Arcigola (in seguito Slow Food Italia), esperienza che ben presto si diffuse in tutta la penisola e anche all’estero, tant’è che il 9 dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food fu firmato da oltre venti delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente, carica che ha ricoperto fino al 2022.

Grazie alla sua visione lungimirante, Petrini ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo di Slow Food, ideando e promuovendo i suoi progetti, oggi di grande visibilità internazionale. Tra i suoi numerosi traguardi figura la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. Con l’ideazione dell’Università di Pollenzo, dopo aver assegnato al cibo valenza politica, Petrini gli ha attribuito un ruolo sempre più di rilievo all’interno del mondo accademico.

Petrini è stato l’ideatore di Terra Madre nel 2004, una rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti. Terra Madre è da allora il cuore pulsante di Slow Food, consentendo al movimento di diffondersi in oltre 160 Paesi; rappresenta una globalizzazione positiva e dà voce a chi rifiuta di arrendersi a un approccio industriale all’agricoltura e all’omologazione delle culture alimentari. Inoltre, insieme a monsignor Domenico Pompili, attuale vescovo di Verona, nel 2017 ha fondato le Comunità Laudato Si’, una rete di circa 80 realtà territoriali che, raccogliendo persone di ogni fede, accomunate dall’amore per la nostra casa comune, operano in piena sintonia con il messaggio dell’omonima Enciclica di Papa Francesco. Un esempio concreto di conversione in grado di innescare la transizione ecologica partendo dal basso.

Come giornalista, Carlo Petrini ha collaborato con La Stampa, La Repubblica, Il Manifesto, Millenium de Il Fatto Quotidiano e Vita Pastorale, affrontando temi quali lo sviluppo sostenibile, la cultura, la gastronomia e il rapporto tra cibo e ambiente. Tutti i proventi delle sue attività giornalistiche sono stati destinati a progetti di Slow Food e di Unisg. Le sue esperienze e riflessioni hanno trovato uno sviluppo organico nella forma del saggio. Nel 2001 Petrini ha pubblicato per Laterza "Le ragioni del gusto”. Con il giornalista Gigi Padovani ha firmato nel 2005 il libro (tradotto anche in inglese) “Slow Food Revolution”, edito da Rizzoli. Esce per Einaudi nel 2005 “Buono, pulito e giusto. Principi di nuova gastronomia”, dove si tracciano le linee di sviluppo teorico del concetto di «eco-gastronomia».

Tra i progetti editoriali recenti, nel 2020 esce “Terrafutura - Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale”, un testo nato dalle loro conversazioni nel corso degli anni sui temi dell’ecologia e della difesa del pianeta. Nel 2023 viene pubblicato il libro “Il gusto di cambiare - La transizione ecologica come via per la felicità”, un dialogo con l’economista e gesuita Gaël Giraud. Nel 2025 ha pubblicato, insieme all’attore Paolo Tibaldi, “Vite di Langa e Roero”, un volume volto a sensibilizzare le giovani generazioni sulla storia e sulle trasformazioni socio-economiche che hanno permesso alle Langhe di passare dalla malora fenogliana a un territorio celebre nel mondo per la sua enogastronomia. Nell’aprile dell’anno scorso l’incontro a Ravenna con re Carlo d’Inghilterra e la regina Camilla: un’amicizia ventennale.


Massimo Mathis 
Dall'Arcigola a papa Francesco: biografia di un grande visionario. Chi era Carlin Petrini

La Stampa, 22 maggio 2026

Giornalista, gastronomo, grande visionario. Carlo Petrini, morto ieri sera all’età di 76 anni, era tutto questo e molto di più.

Nato nel 1949 a Bra, in Piemonte, è stato gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Era il 26 luglio del 1986 quando nasceva Arcigola (in seguito Slow Food Italia), esperienza che ben presto si diffuse in tutta la penisola e anche all’estero, tant’è che il 9 dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food fu firmato da oltre venti delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente, carica che ha ricoperto fino al 2022.

Una visione lungimirante

Grazie alla sua visione lungimirante, Carlo – per tutti Carlin – Petrini ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo di Slow Food, ideando e promuovendo i suoi progetti, oggi di grande visibilità internazionale. Tra i suoi numerosi traguardi figura la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. Con l’ideazione dell’Università di Pollenzo, dopo aver assegnato al cibo valenza politica, Petrini gli ha attribuito un ruolo sempre più di rilievo all’interno del mondo accademico. Anche questo è stato un percorso visionario e pragmatico, culminato nel 2017 quando lo Stato italiano ha istituito la Classe di Laurea in Scienze Gastronomiche, aprendo la strada alla legittimazione accademica — e non solo — della figura del gastronomo: un professionista che studia il cibo attraverso i suoi processi culturali, storici, socio-economici e ambientali.

Dalla sua fondazione, l’Ateneo di Pollenzo ha formato circa 4000 gastronome e gastronomi provenienti da 100 Stati. Petrini è stato l’ideatore di Terra Madre nel 2004, una rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti. Terra Madre è da allora il cuore pulsante di Slow Food, consentendo al movimento di diffondersi in oltre 160 Paesi; rappresenta una globalizzazione positiva e dà voce a chi rifiuta di arrendersi a un approccio industriale all’agricoltura e all’omologazione delle culture alimentari. Inoltre, insieme a Mons. Domenico Pompili, attualmente Vescovo di Verona, nel 2017 ha fondato le Comunità Laudato Si’, una rete di circa 80 realtà territoriali che, raccogliendo persone di ogni fede, accomunate dall’amore per la nostra casa comune, operano in piena sintonia con il messaggio dell’omonima Enciclica di Papa Francesco. Un esempio concreto di conversione in grado di innescare la transizione ecologica partendo dal basso.

Il pensiero e l’autore

Come giornalista, Carlo Petrini ha collaborato con La Stampa, La Repubblica, Il Manifesto, Millenium de Il Fatto Quotidiano e Vita Pastorale, affrontando temi quali lo sviluppo sostenibile, la cultura, la gastronomia e il rapporto tra cibo e ambiente. Tutti i proventi delle sue attività giornalistiche sono stati destinati a progetti di Slow Food e di Unisg.

Le sue esperienze e riflessioni hanno trovato uno sviluppo organico nella forma del saggio. Nel 2001 Petrini ha pubblicato per Laterza “Le ragioni del gusto”. Con il giornalista Gigi Padovani ha firmato nel 2005 il libro (tradotto anche in inglese) “Slow Food Revolution”, edito da Rizzoli. Esce per Einaudi nel 2005 Buono, pulito e giusto. Principi di nuova gastronomia, dove si tracciano le linee di sviluppo teorico del concetto di «eco-gastronomia». Il libro è stato tradotto in inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco, portoghese, giapponese e coreano. Nel 2009, “Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo”, viene pubblicato da Giunti – Slow Food Editore. Nel suo libro Cibo e libertà. Slow Food: storie di gastronomia per la liberazione (2013), Petrini ha raccontato come il cibo può diventare strumento di liberazione da fame, malnutrizione e omologazione del pensiero, attraverso le storie che lo hanno accompagnato negli anni nel mondo della gastronomia. Nel 2014 ha pubblicato “Voler bene alla terra. Dialoghi sul futuro del pianeta”, che raccoglie molte conversazioni con scienziati, scrittori, economisti e chef sulla sostenibilità. Nel giugno 2015 ha curato la guida alla lettura dell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’” per le Edizioni San Paolo. Nel 2020 esce “Terrafutura – Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale”, un progetto editoriale di grande spessore dove Petrini ha affrontato alcuni degli aspetti più problematici dell’attualità nella forma di dialogo con il Santo Padre, con il quale lo legava un rapporto di amicizia e profonda stima. Nel 2023 viene pubblicato il libro “Il gusto di cambiare – La transizione ecologica come via per la felicità”, dove, attraverso il dialogo con l’economista e gesuita Gaël Giraud, è entrato nel merito dei cambi necessari alla nostra società per dare vita a una nuova era storica, definita per l’appunto transizione ecologica. Nel 2025 ha pubblicato, insieme all’attore Paolo Tibaldi, “Vite di Langa e Roero”, un volume volto a sensibilizzare le giovani generazioni, che vivono in questo areale del Basso Piemonte, sulla storia e sulle trasformazioni socio-economiche che hanno permesso alle Langhe di passare da la malora fenogliana a un territorio celebre nel mondo per la sua enogastronomia.

Il tema della sostenibilità

Il contributo di Petrini al dibattito sulla sostenibilità del cibo e dell’agricoltura in relazione alla gastronomia è stato riconosciuto dal mondo accademico. Nel 2003 l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli gli ha conferito una laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali e nel maggio 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in Humane Letters dalla University of New Hampshire (USA) per i suoi risultati come “precursore rivoluzionario [e] fondatore dell’Università di Scienze Gastronomiche”. Il suo lavoro è stato ulteriormente riconosciuto dall’Università di Palermo nel 2008, quando gli è stata conferita una laurea honoris causa in Scienze e Tecnologie Agrarie. Nel 2014 riceve la laurea honoris causa in Legge comparata, economia e Finanza dell’International University College di Torino. Nel maggio 2023, l’Università Americana di Roma (AUR) ha conferito a Carlo Petrini un dottorato honoris causa, in considerazione del suo impatto sulla vita e sulla cultura italiana. Mentre, nel 2025, all’Università di Messina ha ricevuto il dottorato di ricerca honoris causa in Scienze Umanistiche.

Il carisma di un personaggio globale

Carlo Petrini ha viaggiato in tutto il mondo partecipando a conferenze, incontrando le comunità della rete Terra Madre, tenendo lezioni in prestigiose università, ed è stato invitato a intervenire a dibattiti sulla sostenibilità alimentare e l’agricoltura presso le istituzioni dell’UE e la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura). Il contributo straordinario di Carlo Petrini nel campo dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite. Nel 2012, in qualità di Presidente di Slow Food, è intervenuto al Forum Permanente delle Nazioni Unite sui Popoli Indigeni a New York. Alla Conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile Rio+20 in Brasile, ha partecipato al dialogo globale su sicurezza alimentare e nutrizione. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente lo ha nominato co-vincitore del premio Champion of the Earth 2013 per la categoria “Ispirazione e Azione”. Nel 2016 è stato nominato Ambasciatore Speciale FAO per il programma Fame Zero in Europa. Ha preso parte, nel 2019, al Sinodo “Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale” in Vaticano invitato da Papa Francesco.

L’impegno di Petrini e Slow Food si concretizza così nella sfera del sociale e dell’ambientalismo, mantenendo ben correlati tra loro questi due aspetti: appare ormai evidente quanto dallo stato di salute del Pianeta – quindi degli ecosistemi e del cibo – dipenda il benessere degli individui e, viceversa, come una maggiore consapevolezza dei cittadini possa modificare le scelte al momento dell’acquisto prediligendo quei prodotti che prestano grande attenzione verso i diritti dei lavoratori, la salute dei consumatori e la salvaguardia della biodiversità. A questo proposito sono pietre miliari alcuni importanti progetti realizzati da Slow Food come: gli Orti in Africa, l’Orto in Condotta, l’Arca del Gusto e i Presìdi Slow Food.

Le sue capacità comunicative, l’originalità e la pregnanza del suo messaggio, realizzato attraverso i progetti Slow Food in tutto il mondo, hanno suscitato l’interesse di opinion leader e media internazionali. Nel 2004 è stato nominato Eroe europeo dalla rivista Time e, nel gennaio 2008, è stato l’unico italiano incluso nella lista delle 50 persone che potrebbero salvare il mondo, stilata dal prestigioso quotidiano britannico The Guardian.

mercoledì 28 agosto 2024

Le capre ci guardano

 


 Calvino ambientalista non è una sorpresa. Lo scrittore che si schiera dalla parte del mondo animale è un tratto presente nella sua opera fin dall'inizio. Il pezzo che segue stava dentro la rubrica "Gente nel tempo" da lui curata. Vi si parla di una logica animale "che pure esiste", una logica che, per un rovesciamento di prospettiva, viene elevata al rango di "umana" nel senso più nobile della parola.    

 Italo Calvino, Le capre ci guardano, l'Unità edizione piemontese, 17 novembre 1946

     In California l'associazione degli allevatori di bestiame caprino della vallata di San Fernando ha celebrato una commemorazione delle capre di Bikini, sacrificate "per il bene dell'umanità". E' stata ammainata una bandiera a mezz'asta con rulli di tamburi, sono stati intessuti elogi funebri delle bestie defunte.
    Qualcuno osserverà che non si son mai fatte commemorazioni dei bambini, delle donne, dei vecchi morti a Yroshima, a Torino, a Milano, che ne sapevano quanto le capre di Bikini del perché morivano, e che pure sono stati sacrificati sull'altare della necessità di guerra.
    Ma il senso di questa commemorazione caprina è da ricercarsi, io credo, in un segreto rimorso del genere umano verso gli animali unito a un'ipocrisia caratteristica del genere umano. Vi siete mai chiesto che cos'avranno pensato le capre a Bikini? e i gatti nelle case bombardate? e i cani in zona di guerra? e i pesci allo scoppio dei siluri? Come avranno giudicato noi uomini in quei momenti, nella loro logica che pure esiste, tanto più elementare, tanto più - stavo per dire - umana?
    Sì, noi dobbiamo una spiegazione agli animali, se non una riparazione. Loro possono capire quando noi li uccidiamo per mangiarli, quando li mettiamo a tirare un carro, forse anche quando li torturiamo per divertirci nelle corride, o quando li vivisezioniamo per esperimento. sono cose che succedono più o meno anche tra loro. Ma la guerra? Sì, noi  dobbiamo una spiegazione agli animali, dobbiamo chieder loro scusa se ogni tanto mettiamo a soqquadro questo mondo che è anche il loro, se li tiriamo in ballo in affari che non li riguardano. 
    Ecco allora che entra in gioco l'ipocrisia umana. Facciamo degli animali morti o reduci non delle vittime ma degli eroi, tutti dediti alla nostra causa, caduti gridando evviva, li facciamo nostri complici, corresponsabili delle rovine che abbiamo causato: e commemoriamo le capre morte per il bene dell'umanità, erigiamo monumenti ai muli, diamo onorificenze ai piccioni. E, nella nostra ipocrisia, di quello che sarebbe un motivo di rimorso facciamo un motivo di orgoglio: "Ecco, vedete - diciamo - anche le capre, anche i piccioni sono con noi!".
    Però, se ci pensate bene, questo succede anche tra uomini: quanti monumenti dedicati agli eroi di una o di un'altra guerra non sarebbero più giusti, più reverenti, più morali, insomma meno ipocriti, se fossero dedicati alle vittime dell'una o dell'altra guerra.  

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 I bambini ci guardano è un film del 1943 diretto da Vittorio De Sica.
La serie di test nucleari denominati operazione Crossroads si riferisce alle detonazioni nucleari prodotte dagli Stati Uniti d'America nell'atollo di Bikini (Isole Marshall) nell'estate del 1946.

Serenella Iovino, Gli animali di Calvino, Doppiozero, 23 ottobre 2023

 Di recente ho pubblicato un libro che si intitola Gli animali di Calvino. Il sottotitolo però è un po’ bizzarro: Storie dall’Antropocene. “Che c’entra Calvino con l’Antropocene?”, vi chiederete. Domanda legittima. Sicuramente non lo aveva mai sentito nominare: in fondo, se ne parla solo da una ventina d’anni. Il fatto, però, che il nome non esistesse quando Calvino scriveva non significa che non esistesse l’Antropocene. E secondo me lui se n’era accorto benissimo: pensiamo alle città continue (Leonia!), o all’inquinamento industriale e nucleare della Nuvola di Smog o di Marcovaldo. 

Ora, l’Antropocene ha molti volti: riguarda i paesaggi, gli habitat naturali, l’atmosfera, i cambiamenti climatici, le infinite disuguaglianze che dividono le popolazioni umane di fronte ai rischi ambientali. Però a soffrire nell’Antropocene è in generale la vita planetaria, la biosfera: tutta, dai microrganismi alla “megafauna carismatica”. Non si tratta solo di estinzioni, quella è solo la punta dell’iceberg. La vita nell’Antropocene è sfruttata, dislocata, manipolata, confinata—ed è anche, spesso, incontrollabile: pensiamo alle invasioni di specie “aliene” come i granchi blu o le formiche di fuoco. Calvino queste dinamiche le vede e ce lo fa vedere, e nel libro seguo la sua traiettoria narrativa per mostrare come alcuni dei suoi animali (la formica argentina dell’omonima novella, i gatti e il coniglio di Marcovaldo, il gorilla albino di Palomar, la gallina “di reparto” degli Idilli difficili) siano personaggi esemplari attraverso cui si rivela l’Antropocene. 

Il libro voleva parlare della vita umana e non umana nell’Antropocene facendo parlare Calvino, e perciò si concentrava su quei cinque animali. Ognuno di loro costituiva uno spunto per far luce su fenomeni che viviamo tutti noi, a volte senza nemmeno accorgercene. Però gli animali di Calvino sono tanti, e mica tutti ci danno un messaggio geologico. Calvino è pieno di animali. Pensa animali, scrive animali, li sogna, li evoca. E allora, anche invitata da Marco Belpoliti, ho provato a fare un esperimento mentale che vi invito a fare con me. 

L’esperimento è questo: immaginiamo Italo Calvino senza animali. Che cosa succede? Per primi spariscono i suoi libri d’esordio, a cominciare dai titoli: I sentieri dei nidi di ragno e Ultimo viene il corvo. Li seguono a ruota La formica argentina e una buona parte di Fiabe italiane, Marcovaldo e Cosmicomiche, incluso Ti con zero. I cavalli araldici e variamente bardati del Visconte dimezzato e del Cavaliere inesistente forse non sono così essenziali (anche se lo è Gurdulù, che in tutte le cose viventi si perde e si trova). Però senza animali Il barone rampante, storia di un uomo che vola, Cosimo, seguito da un cane che striscia, il bassotto Ottimo Massimo, si sfarina alle premesse: quel piatto di lumache. Le città invisibili smarriscono la felicità inconsapevole di Raissa, trainata da cani cavalli e uccelli, vivi e miniati; i pascoli, noti solo alle capre, di Cecilia, la «molto illustre città» in cui si mescolano i luoghi; le sfingi, le chimere, i draghi, le arpie, i liocorni, gli ircocervi, le idre, i basilischi e tutta la fauna immaginaria che sopravvive a Teodora, dove il dominio della specie umana passa per lo sterminio di tutte le altre; la natura una e bina di Marozia, città del topo e della rondine. Ma fermiamoci qui. Sotto il sole giaguaro non si illumina più, e perduti per sempre sono un bel numero di saggi, articoli di giornale, canzoni, traduzioni, reportage. Più di tutti però ci mancherebbe Palomar, dove animali troviamo dappertutto – e sono volanti, striscianti, ruminanti, fischianti, migranti, scacazzanti, dormienti, interi, squartati, liberi, rinchiusi, fraterni, simbolici, allegri, depressi, succubi, pronubi. Insomma, l’esperimento mentale ha dato un risultato chiaro e inequivocabile: non è possibile immaginare Calvino senza animali. Calvino è uno scrittore zoologico.

Lo stesso esperimento, è vero, lo si può fare con le pietre, le piante, la muta materia (in lui così inarrestabilmente parlante), i paesaggi e le città. Se «la fantasia è un posto dove ci piove dentro», nella fantasia di Calvino ci piovono dentro queste e infinite altre cose: la sua opera è per definizione e propensione «fuori del self» (Calvino 1988, p. 697; p. 733). Però qui si tratta di animali, e i suoi hanno una caratteristica particolare. Calvino infatti non si limita a parlarne o a farceli vedere, ma ci invita a vedere come loro vedono: come loro vedono se stessi e come vedono noi. Il che spesso ci aiuta anche a riflettere sugli animali che siamo. 

La sua avventura zoologica inizia presto. È il 1946 quando scrive alcuni articoli sull’Unità. “Le capre ci guardano” è il più noto: nell’estate del 1945 la Marina americana aveva deciso di fare test atomici al largo dell’Atollo di Bikini, e lui – giovanissimo ma al solito lucido e spiazzante – si chiede che cosa abbiano pensato le capre fatte saltare in aria sulle navi bersaglio, e aggiunge: «Come avranno giudicato noi uomini in quei momenti, nella loro logica che pure esiste, tanto più elementare, tanto più – stavo per dire – umana?» (Calvino 2001, vol. II, p. 2131). È già tutto qui l’umanesimo di Calvino: un umanesimo di lotta e non antropocentrico, dove l’antropomorfismo c’è, ma a ben guardare è una tattica di avvicinamento, una cerimonia di benvenuto in una terra comune, perché le differenze, in fondo, contano meno delle analogie. Lo dice soprattutto nel “Marxismo spiegato ai gatti”. È qui che viene fuori, dolcemente lapidaria, la sua filosofia: «Propendo – scrive – per una concezione dell’uomo come non staccato dal resto della natura» (Calvino 2001, vol. II, pp. 2133-2134). Sarà pure (e qui il suo darwinismo è imperfetto) un «animale più evoluto in mezzo ad altri animali» (Calvino 2001, vol. II, p. 2134), ma questo, ne deduce, ci obbliga a vedere una volta e per tutte quello che non vogliamo vedere. Per esempio, che gli animali che vivono con noi sono degli sfruttati. Però il cane e il gatto possono liberarsi e tornare a essere amici: basta riconoscere che il mito della loro “naturale” incompatibilità non è che un grande racconto volto a impedirne l’unione e l’emancipazione. Occorre un’educazione marxista anche per loro, sostiene: ed ecco qui il suo marxismo, più evoluto di quello di Marx.

...

Ma avrebbe senso compilare un bestiario calviniano? Alla luce di quanto detto, la risposta è no. Un bestiario infatti presuppone un sistema di simboli, una morale, un metalinguaggio e una cosmologia. Nei bestiari gli unicorni simboleggiano la castità e i conigli fertilità e lussuria, i cani la fedeltà e i gatti l’inganno. In Calvino non è così. Anche gli animali che diciamo fantastici per lui sono presenze concrete, come a Teodora la «fauna dimenticata» nelle biblioteche, a contrastare l’estinzione con l’immaginazione. Ma in Calvino gli unicorni sono né più né meno che unicorni: animali altrettanto bizzarri di quelli che vivono fuori dai libri. Anche i conigli, lo abbiamo visto, sono conigli: piccole persone che ti guardano negli occhi, direbbe Anna Maria Ortese. 

Natalia Ginzburg riporta una delle ultime frasi di Calvino. Colpito dall’ictus, la testa fasciata, in ospedale a Siena, la figlia Giovanna gli chiese: «Chi sono io?» – «Tu sei la tartaruga», rispose (Ginzburg 2001, p. 109). No, Antropocene o meno, non è possibile immaginare Calvino senza animali. 

https://www.academia.edu/108337996/Italo_Calvino_e_altri_animali?email_work_card=view-paper


sabato 9 febbraio 2013

La sinistra impura allo sbaraglio

...Grillo sembra collocarsi con più lucidità in quella nicchia della sinistra respinta dai partiti che ora trova nelle cinque stelle un terreno di riscossa. Assorbe quelle aree di conflitto scontente di tutti, ma sempre in subbuglio. In un recente attacco durissimo contro i sindacati della Triplice, Grillo ha demolito Cgil Cisl e Uil, ma ha salvato i Cobas, con cui «facciamo molte battaglie insieme». In Calabria, i Cobas della sanità in sciopero hanno annunciato a gennaio che inviteranno «i 1032 precari e le loro famiglie a votare Beppe Grillo».
E c'è poi una sinistra intellettuale a cui il comico strizza l'occhio, ricambiato. Lunedì uscirà in tutte le librerie un libro a sei mani scritto da Grillo, dal suo spin doctor Casaleggio e da Dario Fo, dal titolo: Il grillo canta sempre al tramonto. Ora Rifondazione confluisce nella Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, ma con qualche rimpianto, se si ricorda che appena tre mesi fa Paolo Ferrero ventilava una «collaborazione» con il comico genovese. Micromega, il periodico diretto da Paolo Flores d'Arcais, in un recente sondaggio sulle preferenze di 25 intellettuali di sinistra, ha rivelato che Marco Travaglio ricorrerà al voto disgiunto: Rivoluzione civile alla Camera e Movimento 5 stelle al Senato. Anche Flores D'Arcais è per Rivoluzione civile e per M5s. Andrea Scanzi: «Con gli attivisti 5 Stelle in parlamento ci sarà un'opposizione reale che non farà sconti: l'esatto contrario dei Violante». E poi c'è il neoambientalismo, la forza attrattiva del MoVimento in special modo sui giovani, che si traduce nell'assorbimento di una serie di ex attivisti o simpatizzanti dei Verdi, partito da anni in declino. Intanto il comico porta avanti le sue guerre trasversali: «Porteremo via i beni ai politici come ai mafiosi - ha annunciato ieri dal comizio a Belluno - Faremo un'indagine fiscale sui politici. Nel movimento sono tutti ingegneri informatici».
... Poi c'è il bacino della sinistra anni '60 e '70. Fabrizio Girani, 62 anni, negoziante, candidato di Voghera, si racconta così: «A 18 anni già mi esponevo come attivista del Psiup, dopo 4 anni il partito fu chiuso con la decisione del Congresso nazionale di confluire nel Pci». Nicola Costantino, che vive a Lione e siciliano di nascita: «A 15 anni ero il più giovane a occupare la sala consiliare del comune di Termini Imerese nella lotta per l'acqua». Ancora No Tav. Fabrizio Gallo, candidato al Senato, di Novi Ligure, impiegato: «Faccio parte del coordinamento dei Comitati contro il Tav-Terzo Valico». Tra gli attivisti anti-alta velocità anche Federica Daga, 37 anni, capolista alla Camera nella circoscrizione Lazio 1.

Emanuela Fontana
Il Giornale, 9 febbraio 2013 

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Certo è difficile adesso collocare Grillo e i suoi nell'alveo della sinistra. Ci sono state le dichiarazioni sugli immigrati, c'è stato il fiancheggiamento di casa Pound. E poi c'è lo stile stesso del movimento nel quale il culto del capo raggiunge livelli mai visti all'interno di una organizzazione democratica. Qualche precedente c'è nei partiti comunisti d'Oriente, da Stalin a Mao, diciamo pure che si tratta di un costume o di una pratica inaccettabili in una visione di sinistra al futuro, qui e ora. Grillo ormai sta da un'altra parte, molti dei suoi sono forse recuperabili in prospettiva, lui certamente no. 
E però questa sinistra deviata dovrebbe far riflettere. Non è la prima volta che succede, beninteso. Resta sempre un segnale grosso di malessere interno che ha dato luogo a una perdita di pezzi. Nello schema di Hirschman, al posto della lealtà, è subentrata la protesta espressa o no, e spesso inascoltata. E allora è scattata l'uscita. Qualcuno ogni tanto sostiene che l'Italia è costitutivamente di destra; più raramente si incontra la convinzione opposta, ci fu un libro per esempio dal titolo significativo: l'italiano è socialista e non lo sa. La popolarità del presidente Pertini sembrerebbe andare in tal senso. La disputa è vana. Come si fa a dire su decenni di storia dove va l'Italia? Al tempo della cosiddetta prima Repubblica la direzione preferita fu a lungo il centro, tra l'altro. 
Forse è più importante ragionare sul rapporto tra domanda e offerta politica. Non sempre la sinistra storica ha saputo essere all'altezza di una domanda che pure a sinistra si muoveva. Non sempre o per meglio dire quasi mai. Basti pensare al patrimonio di consensi dispersi tra gli anni Settanta e Ottanta. E qui le insufficienze culturali della forza maggioritaria si sono rivelate più dannose delle stesse divisioni interne all'area. Che è tutto dire.

Giovanni Carpinelli